CORONA, SANTA, MARTIRE

CORONA, santa, martire: V. VITTORE e CORONA, santi, martiri.
CORONA, santa, martire: V. VITTORE e CORONA, santi, martiri.

CORONATI, QUATTRO, santi.- Venerati l'8 nov. I nomi del Sacramento gregoriano (cinque e non quattro) sono: Claudio, Nicostrato, Sinfroniano (o Sinfoniano), Castorio, Simplicio. Il racconto del martirio (BHL, 1836-37), non è stato scritto a Roma, i personaggi non sono romani ma pannonici, e non furono martirizzati a Roma. Nella narrazione non si trova il tipo di Diocleziano feroce persecutore assetato di sangue cristiano, come appare in altri tardi e fantastici racconti agiografici. È invece il Diocleziano storico, gran costruttore, ma debole di carattere, che cede a pressioni ed insinuazioni. È anche una figura storica il vescovo d'Antiochia Cirillo. Quindi il legendista conosceva per lo meno l'ambiente (H. Delehaye, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1935, pp. 64-73).

Peraltro c'è una menzione romana che non si può trascurare: il testo antichissimo della Deposito martyrum ha l'inciso: VI idus nov. Clementis, Semproniani, Claui

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(per Claudi), Nicostrati in comitatum (il nome di Simplicio è assente). E l'in comitatum, creduto dal Delehaye il titolo di una residenza imperiale estranea a Roma, è invece un nome di località romana, poiché nella Deposizio non si parla che di luoghi di Roma e quando sono estranei se ne fa espressa menzione. L'appellativo quadra bene alla zona della Labicana che fu possesso della corona ed in cui stettero milizie imperiali e vi era anche un mausoleo imperiale (mausoleo di S. Elena). Ivi è la catacomba dei SS. Marcelino e Pietro in cui era venerato il gruppo della Deposizio. Nulla quindi sembra abbiano a che fare i martiri pannonici, di professione marmorari, con i quattro romani che dovevano essere militari. A sua volta questo gruppo romano fu, nel medioevo, scambiato con un gruppo di militari d'Albania (Secondo, Carpoforo, Vittorino e Severiano).

La basilica dei SS. Q. C. eretta sul Cielo dovette accomunare il culto dei martiri romani e dei pannonici; ma le reliquie di questi ultimi dovettero giungere prima. Il redattore del Martirologo germaniano nomina i ss. Q. C. soltanto in relazione alla Basilica (il testo è del VII sec.). Tale edificio dovette sostituire un antichissimo titolo (Aemilianae). Nel 595 si parla del titolo dei SS. Q. C.; la Basilica fu distrutta dall'invasione normanna del 1085 e ricostruita da Pasquale II (1116) in dimensioni più ristrette. Si riconoscono tuttora le vestigia dell'anteriore, che era stata rifatta da Leone IV (847-55). La cripta è di questo papa. Nel sec. XII vi si addossò un monastero. Il chiostro è dei primi decenni del sec. XIII. Anche la cappella di S. Silvestro ha pitture duecentesche (con la leggenda di s. Silvestro e di Costantino).

BIBL.: Oltre il già citato, cfr. per la basilica: A. Muñoz, Il restauro della chiesa e del chiostro dei SS. O. C., Roma 1914; J.-B. Mahn, Les fresques du XIVe siècle à l'Eglise des Quatre-Saints-Couronnes, in Mélanges d'archeol. et d'histoire, 54 (1937), pp. 242-61. Per il gruppo venerato nella catacomba, cfr. C. Cecchelli, cap. sulla Catacomba, in C. Cecchelli ed E. Persico, SS. Marcellino e Pietro. La Chiesa e la catacomba (Le chiese di Roma illustrate, 36), Roma 5. d., pp. 57-60, 63. Per il gruppo pannonico: N. Vulić, Die Märtyrer von der Fruska Gora, in Glasnik Istoriskog Drustva, 4 (Novi Sad 1931), pp. 1-15 (cf. dello stesso autore, in Riv. di Archel. crist., 11 (1934), pp. 156-159).