CORONA. - Molto frequenti nell'abbigliamento dei personaggi della famiglia imperiale o che avevano potestà d'imperio, fra i secc. v-vii, le c. erano costruite da una lamina metallica ma anche da varie piastre metalliche collegate tra loro per una migliore adesione al capo, o, addirittura, verosimilmente, da una

(da P. Koelner, Basci Zuntikerrlichkeit, ein Bilderbuch der Zünste und Gesellschaften, Basilea III, p. 31, fig. 21)
CORONA - C., opera di Hans Rudolf Meyer (a. 1696). Basilea, museo delle Corporazioni.
striscia di cuoio con su applicate borchie, smalti, perle e pietre preziose fissate ad alveoli. Talvolta le c. erano anche adorne di fiori e foglie, come quelle recate in mano dai santi che avanzavano verso il trono del Redentore nei musaici della navata maggiore in S. Apollinare Nuovo a Ravenna (520-30), simili a quella che scende dal cielo a coronare la Vergine nel musaico del duomo di Parenzo (543-54). La c. di Giustiniano invece, quale appare nel musaico di S. Vitale (547), era formata da una fascia d'oro adorna di pietre e smalti e da una doppia fila di perle; l'altra poi che cinge il capo di Teodora era collegata ad un complesso copricapo con pendagli di perle.
Talvolta nel punto corrispondente al mezzo della fronte la c. aveva una borchia od uno smalto o una gemma che acquistava particolare evidenza sia per le dimensioni sia per la preziosità. Così nella c. del Teodosio di Barletta, in quella che cinge il capo di Onorio nel dittico di Anicio Probo nella cattedrale di Aosta, nell'altra che incorona il cosiddetto Carmagnola nella balaustra del S. Marco di Venezia. La quale ultima, a grosse borchie, doveva essere, appunto, formata da piastre metalliche snodate. Aspetto simile ha la c. che cinge il capo di s. Agnese nel musaico absidale nella chiesa a lei dedicata in Roma (625-38).
Non tutti gli studiosi concordano sulla datazione della cosiddetta « C. Ferrea », conservata nella cattedrale di Monza, che nell'interno ha una striscia di ferro, ricavata, secondo la tradizione, da un chiodo della Croce e all'esterno è tutta adorna di pietre incastonate e smalti eseguiti con una tecnica che sembra più antica del sec. vi ma disposti, gli smalti e le pietre, secondo un gusto non dissimile da quello che si riconosce proprio alle opere di oreficeria barbarica (v. BARBARICA, ARTE); tra le quali bisogna porre, nella stessa cattedrale di Monza, la c. detta di Teodolinda cui è appesa una croce un tempo unita ad altra c. inscritta con il nome di Agilulfo. La c. di Teodolinda fa gruppo con le altre del sec. vii rinvenute in Spagna nel santuario alla Fuente de Guarrazar presso Toledo, in parte, almeno, ex voto.
Il tipo della c. non sembra mutare nei secc. ix e x, che simili se ne vedono in capo all'imperatore bizantino Leone VI nel musaico del nartece di S. Sofia (886-912) e simili, nella immaginazione del musaicita che decorò il vestibolo della stessa chiesa fra il 986 e il 994, ne ebbero gli imperatori Costantino e Giustiniano.
Con l'età romanica la c., simbolo di regalità, continua ad essere assegnata a tutti i potenti del cielo e della terra. Già nel sec. x cingeva il capo delle sante dipinte nell'abside della chiesetta di S. Sebastiano sul Palatino a Roma e quindi fra il sec. x e l'xi se ne vede cinto il capo della Filosofia nel musaico del pavimento del duomo di Ivrea e quello del Cristo nella lamina bronzea con la crocifissione nel portale del S. Zeno di Verona. La quale ultima c. può somigliare ad una cinta turrita come il famoso lampadario di Hildesheim che è del sec. XI.
Infatti con il sec. XI le c. mutano di foggia, sia per il desiderio di novità, comune alle genti dell'età romanica, sia perché si vollero più vistose o imponenti a sempre meglio distinguere chi aveva la facoltà di cingersene il capo.

Così la c. di s. Stefano, dei re d'Ungheria, che è in parte opera bizantina del sec. XI e la c. detta di Carlomagno, oggi nella Schatzkammer di Vienna, lavoro d'arte siculo-bizantina, creata, forse, per l'incoronazione di Corrado II (1027), formata con piastre d'oro, pietre, smalti e filigrane, molto alta sul davanti e sormontata da una cresta pur essa incrostata di gemme.
D'altro canto gli elementi naturalistici introdottisi nella plastica, e di conseguenza nella oreficeria durante l'età romanica, accentuatasi poi nei secc. XII e XIII con il diffondersi del gusto gotico fanno sì che le c. si adornino ora soprattutto di elementi decorativi tratti dalla flora, e sono foglie e fiori quelli che stilizzati vi prevalgono. Così nella c. detta dell'imperatore Enrico II nel Residenzmuseum di Monaco e nelle immagini coronate scolpite da Wiligelmo e quindi dall'Antelami a Parma e a Modena e nelle altre dipinte o scolpite durante quella età. E sono appunto gli elementi floreali, evolutisi durante i secc. XIII e XIV, che assumono l'aspetto dei gigli nelle c. che cinsero il capo dei re di Francia durante il '300, quali si vedono nella tavola dipinta da Simone Martini, oggi nella pinacoteca del museo di Napoli, raffigurante s. Ludovico di Tolosa che depone sul capo del fratello Roberto la c. regale. Il tipo si diffuse largamente e servì anche a cingere il capo di immagini sacre quali la Madonna di Acuto (Roma, museo del palazzo Venezia). Durante il sec. XV le c. assunsero spesso più modeste proporzioni e in genere furono formate da una striscia metallica con punte culminanti in una perla (es., quella che cinge il capo della regina di Cipro, Caterina Cornaro, nel ritratto di Gentile Bellini che è nel museo di Budapest).
Col Cinquecento e i secoli successivi le c. ancora una volta cambiarono foggia ma in genere vennero costituite da un cerchio gemmato sormontato da una calotta di stoffa protetta da striscie o piastre metalliche congiunte alla sommità da una gemma o da un globo sormontato dalla croce (c. degli Asburgo compiuta da David Altenstetter nel 1602, oggi nello Schatzmuseum di Vienna, quella per l'incoronazione di Napoleone del Nittot oggi al Louvre, quella moderna dei re d'Inghilterra). C. simili vennero usate anche per cingere il capo della Vergine e del Redentore nelle sacre immagini scolpite, così quelle che incoronano il capo della Madonna e del Bambino nella statua del Sansovino nella chiesa di S. Agostino a Roma. - Vedi tavv. XXVI-XXVII.




