LUCINA, santa, martire. - È ignota al Martiro-logo geronimiano; il suo sepolcro fu venerato alla fine del sec. VI sulla Via Aurelia nel cimitero dove erano deposti i martiri Processo e Martiniano, come attestano l'indice degli Olii di Monza e poco dopo la Notitia ecclesiarum (R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 36-37, 93).
Invece la L. segnalata sulla Salaria vetere dall'itinerario inserito nei Gesta Regum Anglorum è corruzione di Longinus (id., loc. cit., p. 143), a sua volta mutato in Longina nell'itinerario de locis (id., loc. cit., p. 118).
Questo nome di L., che occorre sia nell'epigrafia pagana che cristiana, è divenuto un luogo comune delle Passiones dei martiri romani (J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen, Paderborn 1918, pp. 80-84). Infatti una nobilissima L. si fa vivere ai tempi di Nome per seppellire nel suo predio i martiri Processo e Martiniano (BHL, 6497), un'altra L. torna nei Gesta Urbani (BHL, 8372-75); una terza L. secondo il Liber Pontificalis avrebbe tolto le spoglie di S. Paolo dal luogo, «in catacumbas», per deporle nel suo predio sulla Via Ostiense e poi sepolto il papa Cornelio nella sua proprietà sull'Appia presso il cimitero di Callisto (BHL, 7543).
Da questo passo G. B. De Rossi fu tratto a proporre di identificare per cripte di L. la regione dove fu deposto il papa Cornelio, il cui sepolcro però si trova nell'ultimo approfondimento di un ipogeo iniziato da oltre un secolo (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma 1864, pp. 306-51).
Inoltre una L. avrebbe curato la sepoltura di s. Sebastiano (BHL, 7543), dei s. Faustino, Simplicio e Beatrice (BHL, 7790), della martire Sofia, dei s. Ciriaco, Largo e Smaraldo (BHL, 2056) e del papa Marcello: anzi nella biografia di detto Papa, le indicazioni relative a una vedova L. sembrano tratte da un'epigrafe (H. Lietzmann, op. cit. in bibl., pp. 188-89).
Tutte queste L. non hanno alcuna seria documentazione; più infelice è la recente proposta di identificare una di tali L. con la martire Cecilia (G. Belli).
vederi, Le cripte di L., in Riv. di Archel. crist., 21 (1944), pp. 121-64).
Un'epigrafe rinvenuta nel cimitero di S. Valentino ricorda la concessione di un sepolcro fatta da un presbítero del titolo di L., la quale non è certo la apostolorum discipula indicata al 30 giugno nel Martirologio di Adone e passata nel Martirologio romano.
Perciò si deve concludere con A. Ferrua che «L. non è altro che un simbolo della pietà femminile cristiana» (Inxta coemeterium Callisti, in Rendiconti della Pont. Accad. rom. di Arch., 3a serie, 20-21 [1943-44], p. 110).