URBANO VII, PAPA

URBANO VII, PAPA. - Giambattista Castagna, n. a Roma il 4 ag. 1521, da nobile famiglia genovese, imparentata per parte di madre con le famiglie romane dei Ricci e Jacobazzi.

Studiò a Perugia, poi a Padova, conseguì il dottorato a Bologna. Il card. Girolamo Varallo, suo zio, lo accolse

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URBANO VII, PAPA - Ritratto ad olio di autore ignoto (ca. 1585), riadattato dopo l'elezione a Papa (1590). - Vaticano, Sala dei Foconi.
(fot. Mussi Vaticani)
al suo servizio e lo ebbe seco in Francia quando vi fu come legato papale presso Enrico II (1551). Tornato a Roma, fu referendario della Segnatura di Giustizia; poi arcivescovo di Rossano (1553), e a 32 anni venne ordinato sacerdote. Sotto Paolo IV per breve tempo fu governatore di Fano; poi di Perugia (marzo 1559). Dal 14 nov. 1561 in poi partecipò ai lavori del Concilio di Trento.

Dopo breve permanenza a Rossano, nel 1564 accompagnò il card. Boncompagni, legato pontificio in Spagna; Pio V lo inviò nunzio a Madrid, dove rimase fino al 1572 e negoziò quella Lega santa contro i Turchi, che portò alla vittoria di Lepanto. Nunzio a Venezia (1573), preparò la guerra contro i Turchi; poi andò governatore a Bologna. Rappresentò poi la S. Sede al Congresso di Colonia per la pace con i Paesi Bassi (1578). Tornato a Roma agli inizi del 1580, fu nominato consultore dell'Inquisizione e della Congregazione per gli affari dello Stato pontificio, finché Gregorio XIII lo creò cardinale (12 dic. 1583) col titolo di S. Marcello al Corso; più tardi fu legato a Bologna, dove rimase fino alla morte di quel Papa.

Eletto papa il 15 sett. 1590, con l'appoggio degli Spagnoli, dei Fiorentini, del card. Sforza e dei cardinali genovesi di Sisto V, con i suoi primi provvedimenti seppe conciliarsi ben presto gli animi. Improntò il suo governo a saggia economia, dispose che le ricchezze delle chiese fossero volte a rifornire Roma di pane buono a buon mercato; dispose perché fossero abolite le opprimenti imposte introdotte da Sisto V. Incaricò quattro cardinali di riformare la Dataria. Dichiarò che la numerosa sua parentela dovesse essere trattata dopo i poveri e i servi del papa. Appena eletto, emanò provvedimenti, perché fosse ultimata la cupola di S. Pietro.

Colpito da un attacco di malaria la prima notte dopo la sua elezione, salassato e indebolito, morì il 27 sett. 1590, a 69 anni di età, dopo appena 12 giorni di papato. Tutto il suo asse paterno (30.000 scudi) fu legato alla Confraternita dell'Annunziata in S. Maria sopra Minerva, per dotare ragazze bisognose. I suoi resti mortali furono trasferiti il 21 sett. 1606 nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, dove lo ricorda una bella statua, opera di Ambrogio Bonvicino.

BIBL.: A. Neri, La patria d'origine di U. VII, in Boll. stor. della Svizzera ital., 27 (1905), p. 130, con albero genealogico; Pastor, X, pp. 512-20; D. Redig de Campos, Un ritratto inedito di U. VII in Vaticano, in Rend. Pont. Acc. Rom. di Arch., 18 (1942), pp. 175-82. Raffaele Ciasca
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“URBANO VII, PAPA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 571. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/urbano-vii-papa.