URBANO VI, PAPA - S. Pietro consegna le chiavi ad U. VI. Particolare della tomba del Pontefice (fine sec. xiv; sarcofago romano riadoperato), Sacre Grotte Vaticane.
limosino Pietro di Monteruco, nipote di Innocenzo VI, vicecancelliere papale, lo ebbe cappellano e familiare.
Urbano V lo nominò arcivescovo di Acerenza, in Lucania, il 22 marzo 1363. Gregorio XI il 13 genn. 1377 lo trasferì alla sede di Bari e, portata a Roma la Curia, gli affidò la Cancelleria in vece del card. Pietro, rimasto ad Avignone. Morto Gregorio XI il 27 marzo 1378, il Prignano, pure in mezzo ai tumulti suscitati dal popolo romano che temeva il ritorno del papato in Avignone, fu eletto pontefice dai cardinali, l'8 apr. 1378, col nome di U. VI (v. SCISMA D'OCCIDENTE). Fu consacrato il 18 apr.
Integro ed esperto degli affari di Curia, ma duro ed ostinato di carattere, si alienò ben presto l'animo dei suoi elettori, i quali, con il pretesto che l'elezione non fosse stata libera, radunatisi a Fondi dopo accordi con la Corte di Francia, il 20 sett. 1378 gli contrapposero il card. Roberto di Ginevra (v.), che assunse il nome di Clemente VII. U., che stava a Tivoli, poté con l'aiuto delle armi rendersi padrone di Roma, dove scomunicò il suo avversario e depose Giovanna regina di Napoli che si era dichiarata per lui. Invece di lei coronò re Carlo di Durazzo a Roma il 12 giugno 1381 e si portò ad Aversa (1383) poi a Nocera (1384), dove ben presto si guastò con lui, fece prigionieri e condusse processo contro sei cardinali accusati di tradimento e scomunicò lo stesso Re. Carlo tenne assediato il Papa a Nocera finché una flotta genovese non lo ebbe liberato e condotto a Genova (23 sett. 1385) insieme con i sei cardinali prigionieri, dei quali cinque perirono misteriosamente. U. non lasciò Genova che sulla fine del 1386 e per Lucca si portò a Perugia (2 ott. 1387); solo nel sett. 1388 rientrava a Roma, dove morì il 15 ott. 1389.