URBANO V, PAPA, beato. - Guglielmo di Grimoard, n. nel 1310 nel castello di Grisac (Lozère) dal signore del luogo, m. il 19 dic. 1370 ad Avignone. Iniziò gli studi a Montpellier, li proseguì a Tolosa in giurisprudenza, poi si fece monaco benedettino nel priorato di Chirac, dipendente dal monastero di S. Vittore di Marsiglia, continuando i suoi studi di teologia e diritto canonico, e fu alle Università di Parigi e di Avignone.
Dottore il 31 ott. 1342, insegnò diritto canonico. Amministratore della diocesi di Clermont, poi di quella di Uzès, fu fatto priore di Notre-Dame du Pré. Il 13 febbr. 1352 Clemente VI lo nominò abate di St-Germain d'Auxerre, e qualche mese dopo lo mandò in Lombardia con una importante missione diplomatica, che Guglielmo assolse felicemente; indusse l'arcivescovo Giovanni Visconti a restituire alcune terre papali e lo mise in possesso del vicariato di Bologna. Nel 1354 fu mandato da Innocenzo VI a Roma, e nel 1360 in Lombardia, dove s'incontrò con il card. Egidio d'Albornoz, legato papale in Italia, e con Bernabò Visconti, che era in conflitto con il legato. Il 2 ag. 1361 Innocenzo VI lo nominò abate di S. Vittore di Marsiglia, e l'anno dopo, preoccupato per la morte di Luigi di Taranto, secondo marito della regina Giovanna, lo mandò alla corte di Napoli. Guglielmo era appunto nella penisola, quando apprese che, morto Innocenzo il 12 sett. 1362, i cardinali, non riuscendo ad accordarsi sul nome di un membro del S. Collegio, lo avevano el-otto papa il 28 sett. Fu consacrato il 6 nov.
Presso di lui convennero ad Avignone il re di Francia, Giovanni II, e il re di Cipro, Pietro di Lusignano, e con loro fu risolta una spedizione in Oriente, senza che U. abbandonasse il proposito, a cui re Giovanni si opponeva, di proseguire in Italia una energia azione politico-militare: furono prorogati i poteri conferiti da Innocenzo VI all'Albornoz, fu bandita contro i Visconti una nuova crociata. D'improvviso, nell'autunno del 1363, l'Albornoz fu esonerato dai suoi compiti in Lombardia e invitato a Napoli: U. tentava con Bernabò una politica di pace. Negli anni seguenti i suoi propositi si precisarono: mentre collaborava con il nuovo re di Francia, Carlo V, per la pacificazione di quel Regno, trattava con l'imperatore Carlo IV, con Luigi I d'Ungheria e con Giovanni V Paleologo per promuovere la guerra contro i Turchi, cercando di farvi partecipare le Grandi Compagnie di ventura che desolavano l'Occidente, e predisponeva il ritorno a Roma, nonostante l'opposizione della corte di Francia e del Collegio cardinalizio. Lasciò Avignone il 30 apr. 1367, s'imbarcò a Marsiglia il 19 maggio, scortato da una flotta in gran parte italiana, e il 3 giugno sbarcò a Corneto. Soggiornò durante l'estate a Viterbo, ma non tardarono a scoppiare,

Urbano IV, papa - U. IV mostra agli Orvietani il Corporale. Riquadro sesto degli affreschi, di Ugolino di Ilario (1357 es.). Gli affreschi sono stati malamente restaurati nel sec. xix - Orvieto, Duomo, cappella del Corporale.
in Viterbo stessa, i primi incidenti. In ott. U. entrò in Roma, accolto dalla popolazione con esultanza. Cercò di migliorare l'amministrazione della città e di curarne la ricostruzione, ma la diffidenza dei Romani non tardò a manifestarsi, quando, nel 1368, furono creati cardinali sei francesi, un inglese e un solo romano: U., nonostante il trasferimento della Curia in Italia e le buone relazioni con l'imperatore Carlo IV, che fu a Roma in quel medesimo anno, rimaneva sostanzialmente fedele alla tradizione avignonese. La venuta a Roma di Giovanni V Paleologo, nel 1369, sottolineò il proposito del Pontefice di fare della S. Sede il centro effettivo dell'intero mondo cristiano. Quando si riaprì il conflitto fra i regni di Francia e d'Inghilterra, mentre in Italia la potenza viscontea si rifaceva minacciosa e il soggiorno della Curia appariva via via meno sicuro, U. lasciò Roma il 17 apr. 1370, e durante un breve soggiorno a Viterbo annunziò la risoluzione di ritornare in Avignone; s'imbarcò il 5 sett. a Corneto, sbarcò a Marsiglia e il 24 era acclamato ad Avignone. Tre mesi dopo moriva.
Vivace e vasta come la sua azione politica fu l'attività di U. come riformatore del costume. Scrupoloso nella sua vita privata e ordinato nelle sue occupazioni, fu prodigo nel promuovere gli abbellimenti del Palazzo apostolico di Avignone, l'arricchimento dell'abbazia di S. Vittore di Marsiglia, la fondazione e la restaurazione di collegi e chiese nei luoghi che gli erano più cari. Coerente fu sempre nell'amore per lo studio e nella protezione generosa delle scuole e degli studiosi. Lasciò di sé grande rimpianto in Provenza, dove fu venerato come santo. Il suo culto si diffuse anche nelle regioni vicine, di là e di qua dalle Alpi; il 5 marzo 1370 Pio IX ne confermò il culto.
URBANO VIII, PAPA - Ritratto ad olio di autore ignoto (ca. 1585), riadattato dopo l'elezione a Papa (1590). - Vaticano, Sala dei Poveri.
al suo servizio e lo ebbe seco in Francia quando vi fu come legato papale presso Enrico II (1551). Tornato a Roma, fu referendario della Segnatura di Giustizia; e a 32 anni venne ordinato sacerdote. Sotto Paolo IV per breve tempo fu governatore di Fano; poi di Perugia (marzo 1559). Dal 14 nov. 1561 in poi partecipò ai lavori del Concilio di Trento.
Dopo breve permanenza a Rossano, nel 1564 accompa- gnò il card. Boncompagni, legato pontificio in Spagna; Pio V lo inviò nunzio a Madrid, dove rimase fino al 1572 e negoziò quella Lega santa contro i Turchi, che portò alla vittoria di Lepanto. Nunzio a Venezia (1573), preparò la guerra contro i Turchi; poi andò governatore a Bologna. Rappresentò poi la S. Sede al Congresso di Colonia per la pace con i Paesi Bassi (1578). Tornato a Roma agli inizi del 1580, fu nominato consultore dell'In- quisizione e della Congregazione per gli affari dello Stato pontificio, finché Gregorio XIII lo creò cardinale (12 dic. 1583) col titolo di S. Marcello al Corso; più tardi fu legato a Bologna, dove rimase fino alla morte di quel Papa.
Eletto papa il 15 sett. 1590, con l'appoggio degli Spagnoli, dei Fiorentini, del card. Sforza e dei cardinali genovesi di Sisto V, con i suoi primi provvedimenti seppes conciliarsi ben presto gli animi. Improntò il suo governo a saggia economia, dispone che le ricchezze delle chiese fossero volte a rifornire Roma di pane buono a buon mercato; dispone perché fossero abolite le oppri- menti imposte introdotte da Sisto V. Incaricò quattro cardinali di riformare la Datoria. Dichiarò che la nume- rosa sua parentela dovesse essere trattata dopo i poveri e i servi del papa. Appena eletto, emanò provvedimenti, perché fosse ultimata la cupola di S. Pietro.
Colpito da un attacco di malaria la prima notte dopo la sua elezione, salassato e indebolito, morì il 27 sett. 1590, a 69 anni di età, dopo appena 12 giorni di pago. Tutto il suo asse paterno (30.000 scudi) fu legato alla Confraternita dell'Annunziata in S. Maria sopra Minerva, per dotare ragazze bisognose. I suoi resti mortali furono trasferiti il 21 sett. 1606 nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, dove lo ricorda una bella statua, opera di Am- brogio Bonvicino.