SCISMA D'OCCIDENTE. - Fu il più grave pericolo per l'intera compagine della Chiesa d'Occidente nel volgere del sec. XIV al XV. La lunga dimora dei pontefici nella Francia meridionale aveva ormai creato colà il convincimento che un ritorno della Curia papale a Roma non fosse augurabile né praticamente possibile, tanti erano gli interessi che congiuravano a trattenereva. Il ritorno in Italia di Urbano V (1369-70) era stato effimero; quello di Gregorio XI (1377) non s'era attuato che dopo tenaci resistenze. La morte di Gregorio XI a Roma (26 marzo 1378) era sopravvenuta troppo presto, prima ch'egli fosse stato in grado di prendere quei provvedimenti che assicurassero veramente la dimora del papato a Roma; soprattutto perché i cardinali erano nella massima parte francesi come pure gli inferiori curiali.
Alla morte di Gregorio i Romani ebbero perciò il timore che il nuovo Pontefice avesse a rimettere la sua sede oltralpe e presero a far sentire la loro voce per avere un papa romano o almeno italiano, suscitando mutuati, senza però imporre la scelta dell'uno o dell'altro personaggio; e d'altra parte la fortezza di Castel S. Angelo era in mano di un francese rappresentante di tutto il S. Collegio e poteva in ogni momento servire di rifugio agli elettori. Gli stessi cardinali francesi erano divisi in due gruppi e nell'impossibilità di riunire i due terzi dei voti sopra un candidato dell'uno dei due partiti; sicché si convenne nella persona di un estraneo al S. Collegio, prelato di Curia a tutti ben noto, Bartolomeo Pri-gani, arcivescovo di Bari, che assunse il nome di Urbano VI (8 apr.) e fu regolarmente incoronato e riconosciuto da tutti. Egli manifestò subito il proposito di non

SCISMA D'OCCIDENTE - La Porta «des Champenoux» sormontata dallo stemma di papa Clemente VI (1342-52) - Avignone, Palazzo dei Papi.
l'uccisione dell'agnello al 14 di nisán. Il prete Blasto volle dif-fondere tale uso a Roma; non si poteva però tollerare il ripristino di usi giudaici. Quindi il Papa scomuni-cò Blasto, che diede origine ad uno s. Nel sec. III si apre a Roma e nell'Africa una serie di s. a propo-sito della elezione di Callisto (v.) e di Ippolito (v.). A breve distanza scoppiò a Roma lo s. di Novaziano (v.) in opposizione a papa Cornelio. Al contrario, Novato e Felicissimo rappresentavano a Cartagine i lapsi contro la disciplina di Cipriano, e si allearono con il gruppo romano per combattere i rispettivi vescovi. Nonostante la scomu-nica, lo s. continuò a diffondersi per circa due secoli. All'inizio del sec. IV, dopo la persecuzione di Diocleziano, fu molto viva specie in Africa la questione della riammis-sione dei traditori. La corrente rigida, Donato (v.), diede origine allo s. donatista, che si protrasse a lungo.
Con l'aucursi delle controversie dottrinali trinitarie (v. ERESIA) sorsero anche gruppi scismatici, come per es., quelli meleziano (v. MELEZIO) e luciferiano (v. LUCIFERO DI CAGLIARI). Tre Capitoli (v.) nel V Concilio ecumenico provocava gravi torbidi in Occidente, che nell'Italia settentrionale terminarono nello s. Nel sec. XI con Michele Cerulario si consumò lo s. d'Oriente, che staccò dalla comunione con Roma la Chiesa bizantina. In Occidente, durante il medioevo, le elezioni di Innocenzo II e di Alessandro III provo-carono s. Particolarmente vasto e grave fu lo s. SCISMA D'OCCIDENTE (v.), e BRASILE (v.). Du-rante la controversia giansenista si costituì la Chiesa sci-smatica di Utrecht; e dopo il 1870 CATTOLICITÀ (v.) che si devono del resto annoverare fra i veri eretici.
e perfino sante, tanto i giudizi erano sconvolti a proposito dei fatti che erano successi durante lo scisma. Ad Alessandro V successe, in un'elezione fatta a Bologna, Giovanni XXIII (17 maggio 1410) che come i suoi avversari dovette subire il peso delle circostanze che lo scisma continuava a creare. Entrato momentaneamente a Roma vi poté tenere un Concilio (1412-13), come il Concilio di Pisa aveva imposto; ma fattesi poi sempre più incerte le sue condizioni, si piegò ai voleri di Sigismondo re d'Ungheria e fratello di Venceslao re di Boemia ch'era entrato in Italia, ed indisse Costanza (v.) per il 10 nov. 1414. Egli vi si recò infatti, mentre Gregorio e Benedetto non si presentarono, e ne tenne la presidenza. Ma poiché s'avvide che l'ambiente non gli era favorevole e si esigeva la sua rinuncia come necessaria per metter fine allo scisma, fuggì da Costanza (20 marzo 1415), pensando che così il Concilio si sarebbe sciolto senz'altro. Ma questo non era il pensiero di re Sigismondo, il quale volle che il Concilio continuasse ed i cardinali a turno ne tennero la presidenza. Giovanni XXIII fu costretto a comparirvi per esser processato e ad accettare la sentenza di deposizione (20 maggio). Gregorio XII che stava a Rimini inviò allora come suo incaricato ufficiale presso re Sigismondo il cavaliere Carlo Malatesta; poi davanti al Concilio da lui riconosciuto il card. Giovanni Dominici, quale legato, presentò solenne rinuncia al papato di cui era legittimamente investito, conferendo autorità al Concilio stesso di provvedere alla cessazione dello scisma. Benedetto XIII rimase ostinato nel sostenere quelli che egli chiamava i suoi diritti e non cedette alle pressioni del Re e del Concilio, per cui si procedette contro di lui e fu deposto (26 luglio 1417). Dopo questo si giunse all'elezione del nuovo papa che fu fatta da 23 cardinali delle tre obbedienze assistiti da sei eccleasistici per ciascuna delle cinque nazioni rappresentate al Concilio. L'elettore fu Martino V (11 nov. 1417) che fu riconosciuto da tutti meno dal piccolo gruppo raccolto a Peniscola intorno a Benedetto XIII. Cessava così il lungo scisma ma ne sopravvisse le conseguenze; anzitutto nella necessità di dover riparare ai malanni causati dal lungo periodo di contese e dagli abusi che ne erano venuti. Di più ne era sorto un senso di diffidenza verso l'autorità pontificia, per cui si volle dare una periodicità fissa (ogni dieci anni) ai concili perché avessero a controllare l'operato del papa nell'opera della riforma della Chiesa; la suprema autorità doveva riconoscersi al concilio al quale spettava l'ultima decisione in ogni materia, dogmatica e disciplinare, ed a cui era lecito l'appello da ogni presunto gravame. Queste massime presero poi la loro ultima formulazione nelle proposizioni della Chiesa gallicana del 1682.
Il nuovo spirito ch'era penetrato nella Chiesa e che proprio in quegli anni raggiungeva la sua espressione più acuta ed intollerante in Boemia con l'eresia degli ussiti, ebbe il campo di palessari nel Concilio di Pavia-Siena (1423-24) che non riuscì però ad alcun provvedimento pratico di riforma ecclesiastica. Un più clamoroso episodio si BRASILE (v.) che, radunato nel 1431 col consenso del Papa, passò ad aperta ribellione nel 1437 contro Eugenio IV e all'elezione di Felice V come antipapa (5 dic. 1439). Intanto però Eugenio IV celebrava il suo Concilio di Ferrara-Firenze per l'unione con l'Oriente; mentre l'antico Concilio di Basilea si trasferiva a Losanna per poi sciogliersi, e Felice V rinunciava il 7 apr. 1449.