BRASILE

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BRASILE. - Gli Estados Unidos do Brasil, repubblica federale di 20 Stati, 5 territori ed i distretto federale, abbracciano da soli poco meno della metà dell'intera America del Sud ( 8,5 milioni di kmq.), figurando così fra le massime unità territoriali del mondo.

Sommario: I. Geografia. - II. Storia ecclesiastica. - III. Arte. - IV. Letteratura. - V. ORGANIZAMENTO SCOLASTICO.

I. Geografia

Esteso per 40° così in latitudine come in longitudine, il B. comprende regioni di assai varia natura, che possono tuttavia radunarsi in tre grandi zone. A N. per oltre 3 milioni di kmq., si stende la pianura amazonica, con clima molto caldo e umido, debole escursione termica e piogge tutto l'anno; rivestita dalla imponente foresta equatoriale (sebvas) e solcata in ogni senso da fiumi ricchi di acque che costituiscono una vastissima rete di vie navigabili ( 50 mila km .; l'Amazzoni è risalibile per 4100 km .). La zona mediana interna corrisponde ad un altopiano del pari amplissimo, inclinato in complesso da E. e da S. verso O. e N. dove prevalgono forme tabulari di modesta altitudine ( 800-1600 ~m.). Il clima vi è meno eccessivo, con una stagione asciutta (verão) sempre più lunga man mano si procede verso mezzodi, ed una estiva piovosa. La vegetazione trapassa dalla foresta spoglia di verde nel periodo siccitoso (catingas) alla savana con alberi radi (campos), più o meno rigogliosa di cespugli (carrascos) e di erbe o addirittura alla steppa, quando manca la pioggia (sertõe). L'altopiano si eleva sul suo margine orientale in orli rilevati (serras) che dominano ripidi la fascia costiera o si spingono fino al mare; è questa la zona più popolosa e più ricca del B. A NE. e ad E. (sino allo Stato di Paraná) il clima resta nettamente tropicale, con eccessi termici e forte piovosità, mentre dal Paraná al confine paraguayano le temperature diminuiscono, l'estate è la stagione più asciutta e le condizioni si fanno più favorevoli all'insediamento umano, specie alle spalle della regione costiera, localmente malsana e dovunque rivestita di lussureggiante vegetazione (araucarie a S. del Tropico).
La popolazione del B. ( 48 milioni di ab., oggi) è costituita pel 62 % da creoli e bianchi, discendenti di coloni antichi (Portoghesi) e recenti (immigrati dopo il 1820; fra questi ultimi, venuti da ogni parte del mondo, gli Italiani figurano al primo posto ed ammontano oggi, probabilmente, a non meno di 2 milioni), per il 3 % da Amerindi (degli Indios bravos del bacino amazonico ve ne sono di tuttora refrattari ad ogni incivilimento) e pel resto da negri (importati dal sec. xvr al 1851 per i lavori delle piantagioni) e mulatti, discendenti da antichi schiavi (la schiavitù fu abolita nel 1888), numerosi soprattutto nelle regioni costiere tropicali. La popolazione è assai inegualmente distribuita : i 4 / 5 di essa si raccoglie nei paesi litoranei e sublitoranei, mentre vastissime plaghe del paese sono non meno spopolate del Sahara (il B. potrebbe far posto fors'anco a 600-700 milioni di ab.). Delle 15 città con oltre 100 mila ab., io sono

costiere ed una sola (Manaos) nelle regioni interne lontane dall'Oceano. Due di esse superano il milione di ab. : la capitale Rio de Janeiro (2,3 milioni, coi sobborghi, nel 1945) e São Paulo (1,4 milioni, di cui oltre 200 mila Italiani); seguono Recife (Pernambuco, 385 mila ab.), Salvador (Bahia, 320), Porto Alegre (Rio Grande do Sul, 300), Belo Horizonte (Minas Gerais, 226), Belem (Pará, 231), ecc. Lingua ufficiale del B. è il portoghese.
Quanto a religione, non se ne riconosce una di Stato, ma la quasi totalità della popolazione è cattolica.
Repubblica federale dal 15 nov. 1889, il B. ha avuto una nuova costituzione, promulgata dall'Assemblea Costituente il 18 sett. 1946, in cui è definito Repubblica presidenziale e federale con rappresentanza bicamerale.
La suddivisione del B. in Stati e Territori ha subito variazioni dopo il 1942; il prospetto che segue riflette la situazione più recente (dopo il 3 febb. 1947):
| Stati federati, territori e regioni | Superf. kmq. | Popol. (cens. sett. 1940) | Densità a (popol. kmq. 1000 nel 1946) |
| Amazonas | 1 592 626 | 416 011 | 0,26 Mandos (116) |
| Pará | 1 216 726 | 923 453 | 0,76 Belém (123) |
| Guaporé | 254 163 | 21 297 | 0,08 P. Velho (11) |
| Acre | 153 170 | 79 768 | 0,52 R. Branco (17) |
| Rio Branco | 214 316 | 12 130 | 0,06 Bôa Vista (11) |
| Amapá | 137 419 | 21 191 | 0,15 Macapá (11) |
| Contestato fra Amazonas e Pará | 3 192 | | |
Regione del Nord

| Maranhão | 334 809 | 1 235 169 | 3,69 S. Luiz (92) |
| Piauí | 249 317 | 817 601 | 3,28 Teresina (73) |
| Ceará | 153 245 | 2 091 032 | 13,65 Fortaleza (194) |
| Rio G. do Norte | 53 048 | 768 018 | 14,48 Natal (59) |
| Paraíba | 56 282 | 1 422 282 | 25,27 João Pessoa (102) |
| Pernambuco | 97 016 | 2 687 175 | 27,70 Recife (377) |
| Alagoas | 28 531 | 951 300 | 33,34 Maceió (68) |
| Fernando de N. | 27 | 1 065 | 39,44 F. de Nor. (1) |
Regione del Nord-Est
| Sergipe | 21 057 | 542 326 | 25,76 Aracaju (64) |
| Bahia | 563 762 | 3 918 112 | 6,95 Salvador (54) |
| Minas Gerais | 581 975 | 6 736 416 | 11,58 B. Horizonte (126) |
| Espírito Santo | 40 882 | 750 107 | 18,35 Vitoria (49) |
| Rio de Janeiro | 42 588 | 1 847 857 | 43,39 Niterói (153) |
| Distrito Federal | 1 356 | 1 764 141 | 13,00 Rio de Jan. (230) |
| Cont. fra Minas G. ed Espírito S. | 10 137 | 66 994 | 6,61 |
Regione dell'Est

| São Paulo | 247 223 | 7 180 316 | 29,04 São Paulo (1409) |
| Paraná | 201 288 | 1 236 276 | 6,14 Curitiba (152) |
| Santa Catarina | 94 367 | 1 178 340 | 12,48 Florianópolis (50) |
| Rio G. do Sul | 282 480 | 3 320 689 | 11,76 P. Alegre (295) |
Regione del Sud

| Mato Grosso | 1 262 572 | 420 835 | 0,33 Cuiabá (59) |
| Goias | 622 463 | 826 414 | 1,33 Goiânia (52) |
| Regione del Centro-trovest | 1 885 035 | 1 247 249 | 0,66 |
TOTALE

| 8 516 037 | 41 236 315 | 4,84 |

BIBL.: R. V. WILHERING, *Landeskunde der Republik Brasilien*, Lipsia 1908; P. Denis, *Le Brazil au XX* siècle*, Parigi 1909; G. J. Bruce, *Brazil and the Brazilians*, Londra 1915; E. Bettmann, *Das moderne Brasilien in seiner neuesten wirtschaftlichen Ent-*

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(da P. Fassi, Biravit, Berline-Sartigo (1817))
Brasile - Paccista di Nostra Signora do Pilar.
Arte coloniale (sec. xvili) - Città di Salvador (Stato di Bahia).

quale si estendeva sino all'Angola nell'Africa. In questo periodo coloniale il B. fu preso di mira dai calvinisti; quelli francesi attaccarono Rio de Janeiro (1555-67), quelli olandesi invece il nord-est brasiliano (1630-61), aspirando alla formazione di uno Stato protestante nell'America meridionale. Ma simili tentativi non ebbero seguito, poiché dopo lotte più o meno lunghe, gli invasori furono vigorosamente respinti dall'ardore patriottico e particolarmente dal fervore religioso del popolo, ferito nelle sue più sante tradizioni. Indice della cultura religiosa popolare è l'architettura sacra, che fiorì nel ' 600 e nel ' 700 col tipico stile coloniale.
Sotto il governo del marchese di Pombal, autore primo della soppressione della Compagnia di Gesù, e riformatore dell'Università di Coimbra (1772), la religione cattolica ebbe un durissimo colpo. Tra i mali che ne seguirono, è da notare una deficiente istruzione religiosa del popolo in generale e la formazione di un alto clero giansenista e regalista. Più che altro causate dalle idee dell'epoca, furono le rivoluzioni separatiste di Minas Geraes (1789) e Pernambuco (1817), alle quali presero parte parecchi sacerdoti.
Gli ultimi anni del B. colonia furono contraddistinti da un avvenimento unico nella storia dell'America. Dopo molte indecisioni, il reggente di Portogallo, futuro Giovanni VI, per sottrarsi alla cattività che gli preparava la politica napoleonica, sceglieva come nuova sede della sua corte Rio de Janeiro (1808-21). Qui lo seguiva mons. Lorenzo Caleppi, il quale per forza di cose diventava il primo nunzio e più tardi (1816) il primo cardinale in terra americana. La colonia, elevata al grado di regno unito, trasse grandi vantaggi dall'amministrazione di Giovanni VI; né
meno ebbe a guadagnare il B. religioso, sotto gli sguardi immediati del rappresentante della S. Sede.
2. Il B. impero. - Allorquando Giovanni VI si vide costretto a ritornare a Lisbona da una rivoluzione costituzionalista, affidò il governo del B. al figlio Pietro, non senza presentire un prossimo distacco del B. dal Portogallo. Appena un anno dopo, Pietro proclamava l'indipendenza del B. ( 7 sett. 1822), dichiarandosi primo imperatore. Turbolenti furono gli inizi del nuovo impero, né i disordini cessarono quando l'imperatore, abdicando in favore del figlio Pietro II, ancora minorenne, affidò il governo ad una reggenza di tendenze liberali. Fin dal principio del regime autonomo, il cattolicesimo, religione ufficiale, ebbe a soffrire a causa delle turbolenze, sia per il regalismo del governo, che accentuava i diritti patronali, ereditati dai re di Portogallo, sia per l'aperta opposizione alla Curia di Roma, sia per il clero, assai volto alla politica e poco sicuro nella dottrina. Prototipo di questo stato di cose fu il sacerdote e uomo di governo Antonio Feijó. Durante il prospero regno di Pietro II (18401889), se da una parte la Chiesa ebbe un giovamento con l'erezione di tre nuove diocesi (Diamantina, Porto Alegre e Fortaleza nel 1854, mentre le prelature di Cuiabá e Gojas erano diventate vescovati nel 1826), dall'altra fu vittima del liberalismo dell'imperatore stesso e della massoneria dei gabinetti ministeriali, la quale promosse la famosa "questione religiosa", che ebbe per epilogo il processo, la condanna e la prigionia di due eroici vescovi, Vitale Maria de Oliveira, vescovo di Olinda, e Antonio De Macedo Costa, vescovo di Belem do Pará, rei solamente di aver compiuto il proprio dovere pastorale, difendendo la libertà della Chiesa (1873). Verso la fine dell'impero il clero si rese poco a poco più colto e più numeroso, concorrendo in ciò anche l'arrivo di altri Ordini religiosi, come nuovamente i Gesuiti, i Lazzaristi, i Salesiani, ecc.
3. Il B. repubblica. - Una brevissima rivoluzione militare mandò in esilio il vecchio imperatore, e proclamò la repubblica degli Stati uniti del B. (15 nov. 1889). Secondo il principio liberale, la Chiesa fu separata dallo Stato ( 7 genn. 1890). I vescovi brasiliani elevarono una protesta collettiva, ma ben presto si accorsero che in pratica quella legge apportava alla Chiesa la liberazione dalla troppo pesante protezione dello Stato. Leone XIII riconobbe subito la nuova repubblica (1892), ciò che favorì moltissimo, sin da allora, una reciproca intesa, che ancor oggi esiste fra Stato e Chiesa nel B. Si mantennero le relazioni diplomatiche con la S. Sede, e mentre la rappresentanza del governo brasiliano presso il Vaticano veniva elevata al grado di ambasciata, quella pontificia di Rio de Janeiro veniva innalzata a nunziatura di prima classe (1909). Tra altre manifestazioni di comprensione del governo brasiliano per l'alta missione della Chiesa cattolica, va ricordato l'invito fatto al S. Padre Leone XIII di presiedere all'arbitrato per la questione dei confini con la Bolivia (1903), il ricevimento ufficiale fatto all'allora card. Eugenio Pacelli, legato pontificio di ritorno dal XXXIV Congresso eucaristico internazionale di Buenos Aires, le feste ufficiali del 4° centenario della Compagnia di Gesù (1939) e quelle del 50° anniversario della Rerum Novarum.

4. Attuale stato del cattolicesimo in B

Il B. conta al presente 17 sedi metropolitane, 64 diocesi suffraganee, 25 prelature nullus, 2 prefetture apostoliche, dovendosi notare che i due ultimi arcivescovi di Rio de Janeiro furono insigniti della porpora cardina-

lizia (1905 e 1930). Grazie alla riforma dei seminari promossa dalla S. Sede, esiste oggi un clero diocesano più numeroso e meglio formato. I grandi seminari regionali sono 3, i maggiori metropolitani 9 , i minori vescovili 34 e i preparatori 7. Dal 1934 funziona in Roma il Pontificio collegio pio brasiliano, mantenuto a spese dell'episcopato nazionale. Svolgono, poi, la benefica loro opera in B. 14 ordini religiosi, 27 congregazioni e 3 istituti religiosi maschili, fiancheggiati da 11 ordini, 18 terz'ordini e 87 congregazioni femminili. I religiosi si dedicano principalmente all'educazione, nonché alla cura d'anime e alle missioni, sia popolari, sia nelle prelature e prefetture apostoliche. Nella vita di pietà del popolo sono degni di nota gli sviluppi del Terz'ordine francescano dell'apostolato della preghiera, delle Congregazioni mariane giovanili, delle leghe missionarie nei collegi cattolici. La vita eucaristica è curata per mezzo della Crociata eucaristica, delle cosiddette Pasque dei diversi ceti, ed é fomentata dalle grandi manifestazioni di fede, quali gli im-

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Brafile - Crocifisso in legno di autore (anc. xvili). Chiesa di S. Francesco d'Assisi - Città di Sāo João d'El-Rey (Stato di Minas-Geraes).

ponenti Congressi eucaristici nazionali di Rio de Janeiro (1922), S. Salvador (1933), Belo Horizonte (1938), Recife (1939), São Paulo (1942) e con l'adorazione perpetua diurna e notturna a Rio de Janeiro, São Paulo, Belo Horizonte e Fortaleza.
Numerose sono le opere cattoliche, come l'Azione cattolica brasiliana; i circoli di operai; i centri di alta cultura Dom Vitali; l'associazione dei giornalisti cattolici, con quotidiani, periodici e case editrici; la commissione di censura cinematografica; le radioemittenti cattoliche o che almeno trasmettono le core cattoliche e; le realizzazioni di beneficenza delle varie confraternite, tra le quali primeggiano le Conferenze di s. Vincenzo de' Paoli.

Bibl.: F. A. de Varnhagen, Historia Geral do Brasil, Rio de Janeiro s. d. (assai stimato, ma acattolico, e pregiudicato riguardo ai Gesuiti); J. M. de Morais Carneiro, A Religiäo. Ordens Religiosas. Instituiçöes pias e beneficentes no Brasil, in O Litro do Centenario, I, ivi 1900, p. 38 sgg.; J. F. Da Rocha Pombo, Historia do Brasil, ivi s. d. (forse la più completa storia del B.); R. Galanti, Historia do Brasil, S. Paulo 1911 sgg.; Diccionario historico, geographico e eticographico do Brasil, Rio de Janeiro 1922; Pastoral calletiva do episcopado brasileiro por occasião do Centenario da Independencia, ivi 1922; D. Leopoldo e Silva, O clero e a Independencia, ivi s. d.; E. Vilhena de Morais, O patriotismo e o clero no Brasil, ivi 1929; J. P. Calogeras, Formação Historica do Brasil, ivi s. d.; J. Lloyd Mecham, Church and State in Latin America, Chapel Hill 1934, pp. 305-30 (acattolico); Nova Constituição da República dos Estados Unidos do Brasil, S. Paulo 1937; S. Leite, Historia da Companhia de Teios no Brasil, Lisbona - Rio de Janeiro 1938 sgg.; J. Serrano, Bróil, in DHG, X, col. 577 sgg.; J. R. Lehmann, O Brasil Católico, Juiz de Fora 1938 (annuario sullo stato delle diocesi); Bra zil 1938, a new survey of brazilian life, Rio de Janeiro 1939 (statistiche ufficiali); J. Jobim, O Brasil na economia mundial, ivi s. d.
Maurilio Cesar de Lima

III. Arte

Con l'occupazione portoghese, si estinsero particolari forme d'arte coltivate fino ad al-
lora sul territorio del B. dagli Indiani, quali i musaici di piume variopinte; acquistò invece somma importanza l'architettura, attraverso edifici religiosi e militari. In un primo tempo, anzi, furono gli architetti militari che fornirono i piani per i palazzi e le chiese. Nella seconda metà del sec. xvi i Gesuiti vi trapiantarono dapprima semplici forme architettoniche tratte dal manierismo classicheggiante; poi vi portarono il barocco italiano e portoghese, rendendo quest'ultimo fastoso e sovraccarico, specie negli interni delle chiese. Operarono in questo periodo lo scultore Diogó Jacome e gli architetti Antonio Pires, Manuel Fernandes e Fran-
cisco dos Santos, autori di numerosi monasteri. Le residenze dei governatori e dei viceré non ebbero alcun valore artistico. Nel sec. xvir sono in B. il monaco Eusebio de Mattos (1629-92), abile pittore di Bahia, di cui non è rimasta alcuna opera, e due fiamminghi, Franz Post e Van Eckout, i quali, duranteladominazione olandese, furono i primi a dipingere dal vero i paesaggi tropicali.
Nel sec. xviri si costruirono le principali chiese: le più ricche, con decorazioni di legno dorato, furono quelle di Minas Geraes. Nel 1735 Sà-e-Faria disegnò il progetto per la cattedrale di Bahia e la chiesa dei Militari. Nel 1751, per incarico del governatore Gomes Freire de Andraze, si costruirono l'acquedotto di Caxioca a doppio ordine di archi, e numerose fortezze. Nel 1760 João Batista Primoli innalzò la chiesa di S. Michele.
Antonio José da Silva, detto l'Aleijandinho (n. verso il 1750 a Sabara Minas) diresse la costruzione di molte chiese di S. Juan del Rey e scolpì in steatite dodici statue di profeti per la chiesa di N. S. di Maltonsinhos a Congonhas do Campo. Altri scultori settecenteschi di Rio furono Domingo da Conceição, Simão da Cunha, Gaspar Ribeiro e, più tardi, Valentin de Fonseca y Silva n. a Minas Geraes (1750-1813), che fu anche orafo di valore e esercitò grande influenza: restano di lui a Rio una Passione (chiesa dei Militari), l'altare di S. Francesco con le magnifiche lampade, l'interno delle chiese di S. Bento e S. Rita, ultimate da Martinho de Brito, due medaglioni ed un arboscello in bronzo, che, collocato nel parco pubblico, contribuì molto alla sua celebrità. Suoi allievi furono Francisco de Paula Borges, José Carlos Pinto, A. J. Vallasques ed il gesuita Teofilo.
Il pittore José Joaquim da Rocha affrescò a Bahia la chiesa della Concezione: dalla sua scuola uscirono Franco Vellasco (1778-1833), noto per i suoi ritratti, e Chagas detto Cabra, che scolpì statue di soggetto religioso pervase da un profondo ed umano dolore.
In seguito il primato artistico passò da Bahia a Rio de Janeiro che aveva già avuto il suo primo pittore in un benedettino di origine fiamminga, conosciuto sotto il nome di Ricardo do Pilar (m. ca. nel 1700); di questi è rimasto un mirabile Cristo che alza le mani al cielo (monastero di S. Bento): suo discepolo fu José de Oliveira, n. a Rio, che studiò in Portogallo. Questi decorò il salone dell'an-

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tico palazzo vicereale, la Cattedrale, la chiesa di S. Francesco della Penitenza e la cupola della cappella imperiale ed influenzò Francisco Muzzi, il frate Francisco Solano, Leandro Joaquim (ritratti e opere sacre fra cui la S. Cecilia della chiesa del Parto), il fecondo Juan de Sousa (chiostro dei Carmelitani) e l'ufficace Manuel da Cunha, schiavo liberato che completò i suoi studi in Europa e che morì nel 1809 (Deposizione della cappella imperiale, S. Andrea della chiesa di S. Sebastiano, decorazioni di numerose cappelle di Rio e ritratto del conte di Bobadella).
I discepoli di Manuel furono il mulatto Ray Mundo da Costa y Silva (Cena) che fu anche architetto, José Leandro Carvalho, m. nel 1846 a Angrados Reis (ritratti di Giovanni VI, S. Anna, Vergine del Carmine con la famiglia imperiale), e suo figlio pittore di fiori, m. nel 1838, Antonio Alves, Domiciano Pereira Carreto ed il multiforme Manuel Dias de Oliveira Brasilense (m. nel 1831) soprannominato il Romano per aver studiato a Roma. Degni di nota in questo periodo sono pure il miniatura di M. S. Gentil e F. P. Amaral (m. nel 1830) allievo di Leandro Carvalho (affreschi del castello di Boa Vista e della biblioteca).
Con lo stabilirsi della corte portoghese a Rio de Janeiro (1808) le arti ebbero nuovo impulso e un vitale soffio rinnovatore, anche perché, nel 1816, Giovanni VI, per consiglio del conte di Barca e del barone di Humboldt, volendo istituire una scuola di Belle Arti, invitò in B. artisti francesi, capitanati da J. Le Breton (m. nel 1819). Nel 1831 l'Accademia venne chiusa e riprese a funzionare solo nel 1837 per iniziativa del ministro Vasconcellos; dal 1816 tuttavia si manifesta, in quasi tutti i pittori, l'influenza francoise. Poco più tardi cominciò l'influenza romana; e i primi a risentire furono Enrique José de Silva, il ritrattista Claudio Brandier (m. nel 1857), Correia de Lima, Simplicio Rodrigues de Sà Correa, Luna e Manoel de Aranjo Porto Alegre (1806-76) celebri per i loro quadri storici. Mentre gli artisti precedenti si erano specialmente ispirati ad episodi della Bibbia, di mitologia, di storia antica, alle imprese dei primi colonizzatori e alla vita degli Indiani, in seguito alla vittoria del B. sul Paraguay anche il genere epico e le lotte della patria offrirono ricca fonte di ispirazione.
Pedro Americo, n. a Parahiba nel 1845 e m. nel 1905, può essere considerato il primo grande artista brasiliano. Studiò a Parigi, fu amico di Gide e Lefebvre, preferì soggetti religiosi, ed in specie biblici, allegorici, e patriottici. Alcuni quadri di battaglie, oltre ad un autoritratto (Uffizi), sono in Italia.
Tutta la nuova generazione di pittori studiò a Parigi, Roma e Monaco: Oscar Pereira da Silva, Estebanda, Firmino Monteiro, Rodolfo Amoedo discepolo di Cabanel (Giacobbe, Gesù a Cafarnao), Decio Villares, smagliante colorista e anche scultore (argomenti tratti dalle SS. Scritture e ritratti di donne di tipo veneziano). È chiara l'influenza italiana nelle pitture (anche acquerelli e pastelli) di Enrico Bernardelli, dal colorito attraente e luminoso e dalla originale tecnica.
L'opera principale di Zeferino da Costa è costituita dagli affreschi della chiesa della Candelaria a Rio (scene bibliche), influenzati dai pittori italiani del Rinascimento.
Fra gli scultori notevoli sono Manuel Chiaves Pinheiro (1822-84) discepolo di Ferrez (statue di Pedro II, S. Sebastiano, gruppi in gesso) che ebbe tra i discepoli Rodolfo Bernardelli, fratello del pittore, che a Roma compì il suo primo importante lavoro (l'imponente Cristo e l'adultera); al suo interessamento si deve la costruzione del palazzo delle Belle Arti e della galleria Nazionale a Rio.
L'architettura, influenzata da quella delle grandi metropoli europee, ha avuto cultori come Souza Agmar, Francisco Bicalho e Carlos Sampaio. Dal 1936 si è costituito il «Serviço do Patrimonio Historico e Artistico Nacional» che, oltre a creare numerosi musei, tende a indirizzare l'arte del paese verso forme genuine e spontanee.
Cimeli dell'antica arte religiosa brasiliana si trovava gelosamente custoditi nei musei diocesani di S. Paulo, Salvador, Campanha e Mariana. L'arte sacra contemporanea in B. va orgogliosa della gigantesca statua di Cristo Redentore, eretta superando a rio difficoltà tecniche a Rio de Janeiro, sulla cima del Corcovado a 700 m. di altezza, dall'ingegnere Heitor da Silva Costa (nel 1931). La statua che si eleva su un piedistallo di 8 m., è alta 30 m. e misura con le braccia aperte m. 28; essa domina gli abissi, la foresta, la città e il mare, ed è diventata un degno simbolo del cattolicesimo nel B.

Bibl.: Duque Estrada L. Gonzaga, A arte brasileira. Pintura e escultura, Rio de Janeiro 1888; J. Leitao, Do civisimo e da arte no Brasil, Lisboa 1900; L. P. Goodwin, Construção brasileira, Arquitectura moderna e antiga (1652-1943) con testo a fronte in inglese), museu de Arte moderna, Nuova York 1943. Fabia Borroni

IV. LETTERATURA

Solo sul cadere del primo quarto del sec. XVI il B. divenne meta di una diffusa azione non solo di sfruttamento ma anche di illuminata colonizzazione, e questa soprattutto ad opera della Compagnia di Gesù che con la predicazione fervida del Vangelo e l'insegnamento molto ha contribuito alla formazione dello spirito nazionale brasiliano.
Infatti, tra i primi scrittori del B., pur in tutto aderenti alle forme della cultura portoghese, non pochi sono i Gesuiti, quali il lusitano padre Anchieta (1530-97) (v.), nobile figura di umanista e delicato poeta, il più antico scrittore del B., e Fernão Cardim (1540-1625) la cui Narrativa epistolar de uma viagem e missão seguida pela Bahia, Ilhéos, Porto Seguro ecc. utilmente corona, insieme alla preziosa raccolta di osservazioni geografiche, storiche, economiche ecc. tramandata dal Tratado descriptivo do Brasil (1587) di Gabriel Soares de Sousa (m. nel 1591), quei celebri Dildos dos grandes dos Brasil in cui si specchia in ogni particolare la vita della giovane colonia, ed al cui autore, Bento Teixeira Pinto, si deve anche una drammatica Relação do naufragio que fez... Jorge de Albuquerque Coelho e una mediocre Prospópéa (1601) di gusto camoensiano. Nel travaglio delle lotte gloriosamente sostenute contro Portoghesi, Inglesi e Olandesi, si viene, infine, precisando la fisonomia spirituale del B.: il concetto di nazionalità si afferma ormai preciso nella Historia da Custodia do Brasil (la più antica storia del B.), scritta da fra' Vicente do Salvador (1627), in cui l'espressione «B.» non ha ormai soltanto un contenuto geografico, ma ha un suo nuovo significato storico e sociale.
L'intensa fioritura culturale di cui, ormai, soprattutto, si va ornando Bahia è attestata dai progressi fatti dalla prosa segnatamente nell'opera di Manoel de Moraes, Diogo Gomes Carneiro, Eusebio de Mattos (1629-92), un gesuita dotto ed eloquente, e trova i suoi primi accenti veramente brasiliani nel poemetto dedicato da Manoel Botelho de Oliveira (1626-1711) alla Ilha de Maré; nel multiforme canzoniere di Gregorio de Mattos (1623-96), di intonazione per lo più satirica e moraleggiante, e quindi utilissimo sussidio alla conoscenza della società e della vita contemporanea, la poesia assume finalmente una impronta nettamente personale. Lo sviluppo dell'eco-nomia, soprattutto in conseguenza del grado di perfezionamento raggiunto dall'industria estrattiva, si accompagna agli inizi del sec. XVIII ad una più diffusa attività culturale; e se si moltiplicano più o meno effimere le Accademie (degli esquecidos, dei felizes, dei selectos, dei renascidos ecc.) per le quali la poesia si riduce ad un ozioso esercizio di

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(da P. Furr, Brasil. Berlioz-Suriga (1877))
Brasile - Lavabo in pietra di Antonio Francisco Lisboa, detto Aleijadinho (sec. xviri). Sacrestia della chiesa di S. Francesco d'Assisi - Città di Ouro Preto (Stato di Minas-Geraes).

sottigliezze e bisticci (valga per tutti l'esempio del ponderoso poema Eustachidos di fra' Manoel de S. Maria de Itaparica (1704-81), in cui la povertà di immaginazione è pari al mal gusto, la prosa, invece, ci dà con il racconto allegorico di Nuno Marques Pereira (1652-1728) una narrazione sul cui fondo moraleggiante si insinuano non poche osservazioni di carattere folkloristico e paesistico, nelle quali, appunto, risiede il maggior interesse dell'opera, mentre nelle acute Reflexô sobre a vaidade dos homens di Mathia Aires Ramos da Silva de Eça (1705-96) offre un elegante libro di contenuto filosofico-morale, il cui valore è stato tuttavia compreso soltanto assai più tardi; e infine nella Historia da America portuguesa (pubbl. a Lisbona nel 1730) ha dato, pur nella quasi totale assenza di senso critico e di precisione geografica, la testimonianza concreta di un notevole e sincero sforzo di coordinamento. Non va dimenticato che un Alexandre de Gusmão (1695-1753) si rivela nella stessa età imitatore ingegnoso di Molière, e che al B. appartiene per nascita Antonio José da Silva, soprannominato e judeu (n. a Rio l'8 maggio 1705 e m. a Lisbona il 19 ott. 1739), abile creatore di un breve ma gustoso teatro comico.
L'alto grado di cultura raggiunto, nel contempo, particolarmente nella regione di Minas Geraes, si traduce nella fioritura rigogliosa di poesia della scuola che dalla regione stessa prende per l'appunto il nome di «mineira» (ed i cui membri finirono quasi tutti tragicamente la vita, travolti nella cospirazione dell'Inconfidencia, 1789) e si com-
pendia nei nomi di José Basilio da Gama (1741-95) e José da S. Rita Durão (1722-84), l'uno e l'altro poeti epici, autore il primo di Uruguay (1769), poema di notevole spontaneità d'ispirazione e vivacità di colorito, di Coromurú il secondo, poema più classico d'intonazione e ricco di intense e larghe reminiscenze camoensiane, oltre che scritto in una lingua più copiosa e brillante; di Claudio Manoel da Costa (1729-80), autore, anche questi, di un poema epico (Villa Rica) freddo e incolore, ma abilissimo verseggiatore arcadico e ammiratore di Camões e del Petrarca; di Thomas Antonio Gonzaga (1744-1810), il maggior lirico del suo tempo, autore sincero del più bel canzoniere d'amore che sia stato scritto in lingua portoghese (Marilia de Dirceu) e, assai verosimilmente, anche delle anonime e celebri Cartas chilenos, finissimo poema satirico diretto contro il governatore Luiz da Cunha Menezes (pubblicato parzialmente nel 1845 e completo nel 1863); e José Ignacio Alvarenga Peixoto (1744-93), più superficiale ma d'immaginazione facile e colorita; e Manoel Ignacio da Silva Alvarenga (1749-1814), ultimo rappresentante del gruppo «mineiro», arcade elegante, sensibile però anche alle bellezze del paesaggio brasiliano; né va in pari tempo dimenticata la spontanea e popolareaca musa di Domingos Caldas Barbosa (1740-1800), autore di una raccolta poetica A viola de Lereno (nome arcadico dell'autore) cui fu riservata calda accoglienza, e Domingos Vidal Barbosa, e Bento de Figueiredo Tenreiro Aranha e qualche altro ancora.
Tuttavia, soltanto nel sec. xix la cultura brasiliana entra in una fase decisamente nazionale, alla cui formazione contribuiscono con larghezza sia avvenimenti politici (la trasformazione della colonia in regno, dapprima, e la proclamazione della sua indipendenza, poi, con le conseguenti agitazioni e riforme), sia maggiori contatti commerciali ed economici con l'estero: la poesia si mantiene ancora, è vero, fedele alle ormai abusate forme arcadiche (e solo appaion degni di qualche menzione p. Antonio Pereira da Sousa Caldas [1762-1814]), di dolorosa e quasi romantica sensibilità finalmente placatasi in un completo abbandono alla fede cattolica, fra' Francesco de S. Carlos (1763-1829), notevole oratore e autore di un farraginoso poema sull'Assunzione della Vergine, e José Eloy Ottoni (1764-1841), facile ed elegante poeta arcade, traduttore anche dei Proverbi di Salomone e del Libro di Giobbe, e, infine, e principalmente, José Bonifacio de Andrade de Silva (1765-1838), intelligenza multiforme di scienziato, oratore, attivo uomo politico, poeta vigoroso, fine moralista, che al predominante ricordo di Giovenale sa non di rado sovrapporre quello di Anacreonte. Prosatori, invece, degni di menzione, sono, fra gli altri, José da Silva Lisboa (1756-1836) colto ed abile scrittore di politica ed economia, fra i cui lavori, importanti di contenuto e di mole, si posson ricordare la Historia das principaes successos politicas do Imperio do Brasil (1818), la Constituição moral ou deveres do cidadão (1825), la Causa da religião e disciplina ecclesiastica do celibato clerical (1828); Mariano José Pereira da Fonseca (1773-1848), autore di una raccolta di massime e riflessioni (pubbl. nel 1837), che più di una volta fa pensare a La Rochefoucauld; José Feliciano Fernandes Pinheiro (1774-1847), e, in particolare, Francisco Mont'Alverne (1784-1850), predicatore eloquente cui spetta il merito di avere introdotto in B. lo studio della filosofia europea, e Hippolito José da Costa Pereira Furtado de Mendonça (1774-1832), il primo giornalista notevole del B., vivace polemista e acceso fautore dell'indipendenza nazionale: nomi, questi, di primo piano cui fan corona quelli di altri degni, sebben meno largamente noti, rappresentanti del pensiero brasiliano nel periodo delle lotte per

l'indipendenza, quali fra' Francisco de S. Thereza de Jesus Sampaio (1778-1830), buon oratore, fra' Joaquim do Amor Divino Caneca (1779-1825), oratore, poeta e giornalista, Balthazar da Silva Lisboa (17761840), storico, giurista e naturalista, Manoel Ayres do Casal, notevole geografo e storico, Antonio de Moraes Silvas (1775-1824), insigne lessicografo e tanti altri.
Poeti denominati generalmente "di transizione", quali Maciel Monteiro (1804-68), di fine gusto lirico e traduttore di Omero e di Virgilio, Salomé Queiroga (18io-78) di predilezioni bucoliche, precedono immediatamente i massimi esponenti del primo romanticismo brasiliano, cioè José Domingos Gonçalves de Magalhass (1811-82), visconte di Araguaya, poeta sereno e ottimista, sorretto da una fede sicura, le cui due raccolte di liriche Suspiros poéticos e Saudades (1836) annunciano, benché in forme enfatiche ed oratorie, il nuovo orientamento della poesia, e sono ricche e varie nei metri e nei ritmi, animate da un sincero afflato religioso e patriottico, ad esse venno aggiunte, oltre la tragedia Antonio José troppo fedele a vecchi schemi classici, la Confederação dos Tanayos (1856) di spiccato color locale, un poemetto Urania ecc.; Porto Alegre (18061879) il cui poema giovanile A vac da natureza (1835), mostra forme nuove di pensiero e di stile, mentre le Brasilianas (1863), son grevi di preoccupazioni religiose e patriottiche, e da una sfrenata immaginazione son nati i 40 casti del poema Calambo (1866). Antonio Gonçalves Dias (1823-64) è, infine, il primo vero poeta romantico, cantore sincero della terra brasiliana da lui esaltata in delicati e limpidi versi di schietta intonazione panteista, e al cui rassegnato e nostalgico atteggiamento spirituale fa strano riscontro il tono'morbido e inquieto di Manoel Antonio Alvares de Azevedo (1831-52) la cui Lyra dos vinte annos inizia una poesia raffinata e fantasiosa, dolente ed ironica, ove si intrecciano mille influenze da Byron a Musset, a Heine. Lo seguono da presso Laurindo J. da Silva Rabello (18261864) ribelle e pessimista, di commovente sincerità, e L. José Junqueira Freire (1832-55) spirito tormentato ed inquieto ma di fine sensibilità lirica, e Casimiro de Abreu (1837-60) sincero e sentimentale, che nei suoi versi limpidi e coloriti si rivela ansioso di una calma e mai conseguita felicità; infine Antonio de Castro Alves (1847-71), declamatore e magniloquente, la cui voce ha saputo levarsi alta e nobile per rivendicare diritti umani e colpire crudeli preconcetti sociali ed ha per tal via influito profondamente sulla poesia nazionale. Molti altri nomi sono anch'essi, sebbene in diversa misura, non meritevoli di oblio.
Il definirsi della tendenza naturalista nella poesia, benché attestato in più d'un caso (Martins Junior, Lucio de Mendonça, Celso Magalhäs, Augusto de Lima ecc.), non ha trovato in B. un'adesione profonda, si che presto è stato soverchiato dalla virtuosità parnassiana di Gonçalves Crespo, di Luis Guimaras, misurato e fine, ammiratore di Lamartine e de Musset, come di Heine e de Vigny, di Carducci come di Stecchetti; di Machado de Assis discreto e nostalgico nelle sue precise ispirazioni realistiche, espresse con libertà metriche e ritmiche; di Theophilo Dias, lirico elegante ed eloquente, la cui arte raccoglie reminiscenze romantiche in forme ricercate e preziose, ma preoccupate pur sempre di una corrispondenza esatta fra pensiero e forma (Cantos tropicaes, Fanfarras, Lyra dos verdes annos) e più ancora di Raymundo Correa, acuto indagatore di motivi psicologici ma in pari tempo raffinato e aristocratico descrittore di impressioni naturali, di morbida sensibilità e timida delicatezza; e infine Alberto de Oliveira, uno dei maggiori, che in versi coloriti e immaginosi, permeati di sottile melanconia ritrae il volto del paesaggio brasiliano (Canfões románticas, Meridionaes, ecc.) e Olavo Bilac di accento epicureo e sensuale ma di raffinata semplicità, e Luis Delfino
e Luis Murat, un epigono romantico di verbosità e grandiosità victorhughiana.
Ma contro la compostezza parnassiana anche in B. rompe negli ultimi anni del secolo l'ondata simbolista con la poesia contraddittoria e oscura, ma delirante di umana emozione di Cruz e Souza, con quella di B. Lopes, di educazione romantica e parnassiana, in una prima fase limpido e pittoresco, ma destinato a smarrirsi in sonora affettazione. Uguale indirizzo artistico seguono E. de Menezes, F. Pacheco, A. de Guimarães, e infine, Mario Pederneiras, finalmente capace di liberare l'arte dall'artificio, e cantare sinceramente con semplicità elegante la dolcezza della vita intima, l'incanto della natura tropicale, tutta la realta quotidiana in una forma libera di enfasi e di orpelli.
La prosa, invece, dai primi tentativi di Teixeira e Souza (1812-61) creatore in certo senso del romanzo popolare e di Joaquim Norberto de Souza Silva (18201891), storiografo e drammaturgo, con Joaquim Manoel de Macedo (1820-82) si organizza nelle linee del romanzo nazionale sentimentale e ingenuo (More minha, Mogo louro ecc.), assennato e castigato, di rispettosa impronta cattolica, corretto e gradevole nello stile, per giungere ad esprimere nella prosa di José de Alencar (1809-77) le fresche emozioni suscitate da una profonda intuizione della natura, in una serie di romanzi (As minas de prata, O sertanejo, ecc.), scritti in forma energica e nervosa, e spesso come e particolarmente in Iracema e Guarany, del tutto liberi di retorica.
Una specie di Balzac brasiliano va, in certo modo, considerato Manoel Antonio de Almeida (1830-61) per le Memorias de un sargento de milicias (esatto quadro della media borghesia agli inizi del secolo), mentre Bernardo Joaquim da Silva Guimarães (1827-85) volge un occhio acuto e amoroso alle vaste campagne dell'interno del paese

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(da P. Fuss, Brasil. Berline-Zurigo [1917]) Brasile - Chiesa di S. Francesco d'Assisi. Architetto Antonio Francisco Lisboa detto Aleüedinho (fine sec. xviti) - Città di São Joāo d'El-Rey (Stato di Minas-Germes).

(Mauricio, Escrava Isaura, O ermità ecc.) seguendo una tendenza che continuerà vieppiù accentuandosi nell'opera di Franklin Tavora (1842-88) quasi per intero ispirata alla vita delle campagne (O cabeleira, Casa de palha, Lourenço ecc.) e nella più raffinata e sobria di A. Escragnolle Tau- nay (1843-99), di una ricca e lirica immaginazione che si potenzia soprattutto nella Retirada da laguna e nelle forme misurate e contenute di Innocencia.
Profondità di pensiero, finezza di intuizione psicologica e di osservazione, sobrietà di forma, ironia sottile, fanno di Joaquim Machado de Assis (n. il 21 giugno 1839, m. il 29 sett. 1908), di educazione romantica, il più significativo rappresentante dell'indirizzo naturalista. L'indagine preoccupata del documento umano, visto con occhio di umano, si porta ad una visione pessimistica della vita, che la fede nella umana bontà riesce almeno in parte a rischiarare, mentre la sua arte ascende gradatamente dalle forme ancora incerte dei Contos fluminenses (1870), di Resurreição ecc. a quelle perfette delle Memorias póstumas de Braz Cubas (1880), di D. Casimiro (1900) ecc. Più superficiale, Aluizio de Azevedo, da Uma lágrima de mulher al Mulato (1881), suo primo successo, a Casa de pensão, O homem, O cortiço, rende in forme impressionanti, ma di bella coloritura, la tumultuosa e complessa vita popolare, con i suoi vizi grossolani e le passioni violente. Morbida sensibilità resa talora con belle note di poesia rivela Julio Ribeiro in Padre Belchior de Ponte e Carne; inquieto e commosso di fronte alla fatalità del destino è Raul Pompeia (1863-95), rivelatosi in Atheneu (1888) originale e preciso osservatore. Discepoli di questi maggiori sono i contemporanei, da Coelho Netto a Medeiros e Albuquerque, a Xavier Marques, che con penetrazione e precisione maggiore riprendono l'opera dei romantici da Alencar a Taunay: fra questi, Affonso Arinos e Coelho Netto guardano con occhio intento la umile vita delle campagne, Euclides da Cunha e Graça Aranha studiando con passione i problemi etnografici.
E ora due parole sulla prosa scientifica. Nel campo della storia e dell'erudizione già A. de Varnhagen (1816-78) svolgeva opera coscienziosa basata su precise ricerche d'archivio, dal Florilegio da poesia brasileira alla Historia geral do Brasil, alla Historia da Independencia, utili contributi alla storia del B. coloniale. Invece non altro che divulgatore sincero ma di scarsa precisione storica è l'enfatico Pereira da Silva (1817-98), e falsato da un malinteso senso di patriottismo è il già ricordato Joaquim Norberto de Souza Silva, mentre João Francisco Lisboa (1812-63) in lingua pura e forme sottilmente ironiche ha trattato con acutezza problemi politici etnografici e sociali. Storici sono anche Alexandre de Mello Mo- raes (1816-82) e Joaquim Caetano da Silva (1810-73), buon cultore, il secondo, anche di filosofia e medicina. Ma soltanto verso il 1870 il B. entra veramente nel cerchio della cultura internazionale con quella eletta minoranza di ingegni a cui si deve il cosiddetto movimento di Recife: e come la campagna abolizionista sta al centro di un più sicuro studio di problemi politici e sociali, così la critica precisa metodi e scopi nell'opera penetrante di Tobias Barreto, nella polemica vivace di Silvio Romero, critico e poeta, filosofo e politico di cultura europea, in quella di Araripe Junior, un discepolo di Taine acuto e paradosso ma capace di sottile critica, in José Veríssimo discepolo di Sainte-Beuve e Brunetière, scrupoloso ma incapace di una visione comprensiva. Nelle mani di Joaquim Nabuco, umanista fine e pensatore limpido, la storia assume forme plastiche e brillanti nella rapidità della visione e la forza suavissima dell'eloquenza. Giornalista reazionario, Eduardo Prado, noto autore della Illusa Americana, dimostra in saggi eleganzi e sicuri una piena comprensione del problema politico e sociale brasiliano, legato intimamente con quello etnico, e muove aperta battaglia all'espansioismo nord-americano.
Minimo è il significato del teatro brasiliano, che nato, si può dire, con Antonio José di Gonçalves de Magalhãs (1838), di valore unicamente storico, verrà migliorando la sua tecnica con L. C. Martins Penna (1815-48), autore fecondo di drammi, commedie e tragicommedie, e sarà coltivato, ma senza risultati notevoli, da França Junior, Agrario de Menezes, Augusto de Castro, per poi decadere in forme futili e leggere di schietta imitazione francese (Valentim Magalhães, Moreira Sampaio ecc.), e rivestire solo con Arthur Azevedo forme tradizionali romantiche con un umorismo facile e spontaneo; fini commedie si debbono a Machado de Assis.

Bibl.: S. Romero, Historia da literatura brasileira, Rio de Janeiro 1888; id., M. de Assis, 1879; J. Veríssimo, Estudos de luter, brasileira, Parigi 1901-1907; C. Magalhãs de Azeredo, Homens e livros, Rio de Janeiro 1902; J. Araujo, Ensaios de historia e crítica, 1916; A. Pujol, M. de Assis, S. Paolo 1917; R. de Carvalho, Estudos brasileiros, Rio de Janeiro 1924; Graça Aranha, O espírito moderno, 1914; H. Campos, O concerto e a imagem na poesia brasileira, 1919; A. Motta, Hist. da luter, bras., S. Paolo 1930; G. Le Gentil, L'influence panasienne en Brasil, in Rev. litt. comp., 11 (1931), pp. 23-43; id., Le mouvement intellectuel au Brésil, in Bull. hispan., 34 (1932), pp. 52-69; A. Grieco, Evolução da poesia brasileira, Rio de Janeiro 1932; G. Alpi, Sommario stor. d. letter. brasiliana, Milano 1937; J. M. Belo, Inteligência do Brasil, S. Paolo 1938. J. Le Scudieri, Ruggieri

V. Ordinamento Scolastico

La costituzione brasiliana del 18 sett. 1946, tenendo conto del censimento del 1940 dal quale risultavano dal 40 al 72 per cento di analfabeti, stabili che l'insegnamento elementare fosse obbligatorio ed impartito nella lingua nazionale prescrivendo alle imprese industriali o agricole di mantenere l'insegnamento elementare gratuito.
La religione costituisce una materia d'insegnamento facoltativa e corrisponde alla religione dello scolaro (Costituzione brasiliana 18, IX, cap. 5). Le scuole dipendono o dalla Unione federale o dai singoli Stati o dai distretti federali o dai municipi.
Le scuole private sono permesse. Le scuole elementari (Escuelas de primera enseñanza) si dividono in 11.342 statali, 2532 municipali, 3421 particolari, 302 scuole elementari italiane, 1200 scuole elementari degli altri gruppi etnici e 17 scuole elementari missionarie. A queste bisogna aggiungere le 10.000 classi distaccate nelle quali si impartisce dal 1947 l'insegnamento elementare agli iscritti fra i 15 e i 25 anni. Le scuole medie (Escuelas de segunda enseñanza) si dividono in 2 federali, 24 statali, 3 municipali, 208 particolari, 8 italiane, 1 missionaria. Le scuole normali regolate con decreto legge n° 8530 del 2 gen. 1946 si dividono in (Corso reggenti dell'insegnamento primario), che provvede alla formazione dei maestri elementari ed ha la durata di 4 anni, in (Corso di formazione dei professori primari) che ha la durata di 3 anni e in (Corso di specializzazione e di amministrazione scolastica). Le classi dei singoli sono divise secondo il sesso o possono essere miste. Esistono 24 scuole statali e 15 particolari.
Ci sono inoltre scuole professionali divise in 6 federali, 38 statali, 7 municipali, 46 particolari, 2 missionarie e scuole artistico-industriali divise in 2 federali, 7 statali, 4 municipali, e 15 particolari, scuole artigiane divise in 2 federali, 2 statali, e 8 particolari, 3 scuole di agricoltura, 2 scuole nautiche federali, 9 scuole commerciali, 94 varie militari e 17 scuole primarie della marina divisive in 14 scuole primarie pure e in 3 scuole modello.
L'insegnamento superiore viene impartito nella università federale (Universidade do Brasil) e nelle Università statali di Recife, Bahia, Belo Horizonte e Porto Alegre. Famoso sono le due cattoliche delle quali la prima retta dai Gesuiti si trova a Rio de Janeiro e la seconda retta dai Benedettini si trova a S. Paolo. A quest'ultima è aggregata una facoltà di Filosofia, Scienze e Lettere delle Canoniche segretari di s. Agostino. Oltre le università complete esistono diversi istituti universitari (fa-

coltà) di giurisprudenza a Rio, Recife, Ceará, S. Pablo, Goyaz, Pará, Bahia, Belo Horizonte, e Porto Alegre; di medicina a Rio, Bahia, Belo Horizonte, Juiz de Fossa, Porto Alegre, S. Pablo; di farmacologia a Ouro Preto e Pará; politecnici a Rio, Ouro Preto, S. Pablo, Bahia, Recife e Porto Alegre. Istituti universitari cattolici altre le nominate università sono: facoltà di filosofia "Paula Frassinetti" delle Suore di s. Dorotea a Recife, facoltà di Filosofia dei Gesuiti a Recife, e facoltà di Filosofia dei Protelli Maristi a Porto Alegre. Esistono poi a Escuela nacional de bellas artes " a Rio, una "Escuela de música de maranon" a Tará, Accademie delle belle arti a Pará, Bahia, Paraná e São Paulo dove esiste pure un Conservatorio. "Scuola di servizio sociale" esiste a Rio e Recife. - Vedi Tav. II. Biel.: J. Verissimo, A Educação Nacional, Rio de Janeiro 1906; C. Arena, Italiuni per il mondo, Milano 1927; L. Magnino, La legge arganica dell'integuamento normale in B., in Bollett, di legibus, scol. comp., 2 (1948), pp. 51-60. Miroslav Šumol