BRASCHI, famiglia. - Tralasciando le supposte origini ad essa date, si può pensare che derivi dall'Italia settentrionale donde venne in Romagna un capitano Francesco il cui figlio era nel 1471 capitano di Cesena.
Si devono tenere distinti i B. delle Tavernelle da quelli dei Servi così designati dalle contrade in cui abitavano. Al secondo casato, del quale si hanno documenti per un Andrea vivente nel 1548, appartenne la famiglia di Giovanni Angelo, poi Pio VI. Questi, per evitarne l'estinzione, chiamò a continuarla i figli di sua sorella Giulia Francesca maritata al conte Girolamo Onesti.
Il maggiore di costoro Luigi venne a Roma nel nov. 1779 quando gli si preparava già il matrimonio con Costanza Falconieri, che fu infatti contratto; nel luglio 1781 comperava una bella tenuta a Terracina ed era in trattative per l'acquisto di Nemi dalla famiglia Frangipani.
L' 8 febbr. 1783 Gaetano Marini, scrivendo all'amico Fantuzzi, ricordava amaramente i ricchissimi doni che Costanza B. aveva ricevuti dalla corte di Francia e quelli che aspettava dalla corte di Spagna: "così a questa famiglia saranno sempre aperti i fondi della benignità degli uomini e diverrà una delle principali del paese in un tempo in cui i Papi possono cosi piccola cosa" (p. 227). Nel genn. 1785 il B. ebbe dalla corte di Torino la croce di S. Maurizio con 2000 scudi di pensione (p. 259); nel dic. 1786 "fu dichia-
rato duca di Nemi e grande di Spagna di prima classe" (p. 283); nel febbr. 1788 fu nominato senatore di Bologna; ebbe la sua parte nella donazione Lepri che diede occasione a tante discussioni in quegli anni. Il Marini scriveva il 30 apr. 1788: "Il duca B., è veramente meraviglioso per prendere e lo sarà fin che Dio vorrà; non vi è chi possa vantarsi di un regalo cospicuo avuto da lui, e dite pure altrettanto di tutti i suoi" (p. 302).
Il 3 febbr. 1791 fu incominciato a costruire sui disegni dell'architetto Cosimo Marelli d'Imola, distruggendo il palazzo del principe Caracciolo di S. Buono a Parione, il grandioso palazzo di famiglia; ma il duca B., che era diventato impopolare anche per certe speculazioni, corse pericolo di vita al momento dell'invasione francese. Con lettera del 12 febbr. 1797 Pio VI incaricò il B. insieme con il card. Mattei, con mons. Caleppi ed il marchese Camillo Massimi di negoziare la pace con Napoleone che aveva occupate le Legazioni. Il trattato onerosissimo, fu firmato da loro a Tolentino il 19; ma casa B. ebbe molto a soffrire nelle sue sostanze dall'occupazione francese del generale Berthier. Fu forse per questo che quando Napoleone imperatore costituì nel 1809 Roma città imperiale, togliendola al Papa, il B. accettò il nuovo ordinamento e fu waire di Roma.
Con il ritorno di Pio VII nel 1814 fu perdonato come tanti altri; mori il 9 febbr. 1816 a Roma stessa.
Romualdo, fratello minore di Luigi, n. nel 1753, fu chiamato a Roma, dove, divenuto maggiordomo dello zio nel 1780 , fu creato cardinale diacono di S. Nicola in Carcere il 18 dic. 1786 e fu molto per questo festeggiato. Il Marini annunciava un prossimo concistoro "forse per aprir la bocca al nipote, dopo di che pensate quanto mangerà, avendo tanto mangiato e mangiando a bocca chiusa»; soggiungeva però: "Questo novello cardinale è nel fondo buonissimo ed è amato universalmente" (p. 285). Partecipò al Conclave di Venezia dopo la morte dello zio; passò alla diaconia di S. Maria del Pantheon il 3 apr. 1800 ; diventò segretario dei Brevi e camerlengo, fu anche

gran priore dell'Ordine di Malta e arciprete della basilica vaticana; accompagnò Pio VII a Parigi nel nov. 1804; nel febbr. 1809 fu costretto a lasciare Roma per ordine di Napoleone; ritornò con la Restaurazione e vi mori il 30 apr. 1817. Fu sepolto nelle grotte vaticane.
Bial.: V. Forcella, Istrizioni delle chiese ed altri edifici di Roma dal sec. XI fino ai giorni nostri, I. Roma 1869, p. 309. n. 1169; VI, ivi 1876, p. 201, n. 761; Pastor, XVI, III, passim; G. Marini, Lettere inedite, a cura di E. Carusi, Città del Vaticano 1938.