BULLA AUREA

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BULLA AUREA. - Detta anche "carolina» dal nome del suo autore, è la costituzione pubblicata dall'imperatore Carlo IV nel 1356 e sancita nelle due Diete di Norimberga dello stesso anno, per determinare nei suoi dettagli la regola da seguire nell'elezione dell'imperatore. Tale elezione dipende unicamente dalla maggioranza dei voti degli elettori, il cui numero è definitivamente limitato a sette, e sono gli arcivescovi di Magonza, di Treviri e di Colonia, il re di Boemia, il duca di Sassonia, il conte del Palatinato e il margravio di Brandeburgo. Dell'intervento papale nella designazione e conferma dell'imperatore non si fa parola, anzi viene implicitamente escluso, in conseguenza delle dottrine diffuse durante la lotta tra la Chiesa e l'imperatore Ludovico il Bavaro; si preannunziò in tal modo l'avvicinarsi di una nuova epoca nella storia ecclesiastica. Si ricordino a tal proposito le dottrine di Marsilio da Padova e di Giovanni di Janduno nel Defensor pacis, dove fra l'altro si afferma

che il Papa, come mandatario del popolo, può soltanto incoronare l'imperatore; gli scritti del nominalista Guglielmo Occam, che proclamava la potestà imperiale provenire non dal Papa, ma da Dio; le proteste della Dieta di Francoforte del 1344 e della seguente assemblea di Rense, contro le richieste di papa Clemente VI quanto all'accettazione dello scomunicato imperatore Ludovico. La celebre B. si chiama "d'oro", perché costituisce la "magna carta", il codice costante e fondamentale dell'impero dal sec. xiv fino all'anno 1806, in cui fu abolita, in omaggio a Napoleone, l'autorità del Sacro romano impero.

Bibl.: O. Hahn, Ursprung u. Bedeutung d. Goldenen Bulle, Breslavia 1903; R. Scanner, Die Goldene Bulle Karls IV. a voll., Weimar 1908; E. Besta, s. V. ENOCH. Ital., VII, p. 823. Giuseppe M. Pou y Marti
Con l'ufficio di principi elettori andò unita l'elargizione di particolari privilegi, come quelli della regalia delle miniere e del sale del loro territorio, e anche il conferimento degli attributi di maestà. I loro principati furono dichiarati indivisibili e vi si stabili (per i laici) la primogenitura, in modo da assicurare le condizioni idonee alla posizione dell'elettore e alla possibilità che esso continuasse nella sua funzione principale, che era quella di dare il voto nella designazione del successore al trono.
Il procedimento stabilito per le operazioni di voto era che l'arcivescovo di Magonza, come primo elettore, chiedesse per ordine il voto agli altri elettori e desse per ultimo il suo.
La bolla fu in vigore fino alla cessazione dell'impero (1806); ma, quanto alla composizione del collegio degli elettori, venne meno alla pace di Westfalia (1848). Il testo della bolla era in latino. Essa risultava di 31 capi-
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(fol. Direzione Generale Musei e Gallerie Pontifex) Bulla - Statua di puer ballatus (fine del sec. I d. C.). Roma, museo Profano del Laterano.

toli, di cui i primi 23 rimontavano al 10 genn. 1356 e vennero pubblicati nella dieta di Norimberga; i restanti capitoli furono pubblicati con grande solennità alla presenza di duemila cavalieri, del delfino di Francia, e del legato pontificio, il giorno di Natale dello stesso anno nella dieta di Norimberga. La bolla, oltre che per l'elezione del re, ebbe importanza anche per l'evoluzione del diritto finanziario, quanto alle regalie che aveva disciplinato, e per il diritto penale, a motivo delle molte norme riguardanti il mantenimento della pace e la repressione degli atti che potevano turbarla.
Tra i commenti interpretativi, che i giureconsulti fecero di questa bolla, è rimasto famoso quello di Bartolo di Sassoferrato.

Antonio Rota