BULLA

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BULLA. - Capsula lenticolare, interiormente vuota, formata di due piacchette sovrapposte e provvista di un appiccagnolo per essere portata al collo. Talora assume anche la forma di un cuore o di una mezzaluna. Fu di uso generale fra gli Etruschi, i quali le attribuivano virtù profilattiche. Da essi la presero i Romani, presso i quali era portata dai bambini e ragazzi ingenui, maschi e femmine, siccome quelli che erano maggiormente esposti agl'influssi del malocchio e dei sortilegi. Era di metallo, spesso prezioso, per i figli dei patrizi senatori e cavalieri, di cuoio per gli altri. Conteneva per lo più dentro di sé oggetti dotati di speciali virtù profilattiche. Era deposta e offerta ai lari al diciassettesimo anno, quando i ragazzi assumevano la toga virile, e ca. la stessa età dalle fanciulle, quando andavano a marito. Le facce della b. erano ordinariamente lisce, ma talora quelle di metallo furono ornate di rilievi a sbalzo, per lo più busti di bambini o divinità.
Anche fra i cristiani dei primi secoli continuò l'uso delle bullae, più per consuetudine che per superstizione. Essi ne ornarono talora la faccia anteriore con rappresentazioni cristiane, specialmente col monogramma cristologico. E sembra che spesso dentro vi ponessero reliquie di santi martiri, in modo da farne dei veri reliquieri, o anche dei foglietti di pergamena con invocazioni e scongiuri contro i poteri delle tenebre.

Antonio Ferrus