INNOCENZO VIII, PAPA. - X. a Genova nel 1432, m. a Roma tra il 25 e il 26 luglio 1492. Alla morte del pontefice Sisto IV, nel 1484, Roma fu in arrivo ed anche il collegio cardinalizio si divise in due gruppi, uno capeggiato da Rodrigo Borgia, che aveva l'appoggio degli Orsini, l'altro da Giuliano della Rovere sostenuto dai Colonna; dopo varie trattative si giunse ad un po' di tregua, che permise di dare inizio al Conclave il 26 ag. in Vaticano alla presenza di 25 cardinali, dei quali solo 4 stranieri. Riuscì eletto Gian Battista Cibo, di 52 anni, che in gioventù era cresciuto alla corte di Napoli, poi era diventato vescovo di Savona, trasferito quindi ad Amalfi ed era stato elevato al cardinalato nel 1473; era malaticcio, di carattere ambale, molto accogliente, ma senza volontà e pronto ad affidarsi a chi lo sapeva convincere.
La sua condotta giovanile era stata assai riprovevole e al momento dell'elezione erano ancor vivi due suoi figli, che egli colmò di ricchezze e sistemò con ottimi matrimoni (Franceschetto sposò la figlia di Lorenzo de' Me-dici); né è escluso che la sua elezione sia avvenuta in modo simoniaco. L'incoronazione ebbe luogo il 12 sett. con una solenne cavalcata al Laterano che si svolse senza incidenti. I. favorì le arti, fece costruire il famoso Belvedere in Vaticano e la villa della Magliana, abbellì varie chiese; al suo tempo lavorarono a Roma il Pollaiolo, il Pinturicchio, il Mantegna, il Lippi ed il Perugino; la corte papale era fastosa ma immorale e per far fronte alle enormi spese si ricorreva a mille espedienti, moltiplicando gli uffici e vendendo le cariche, che cadevano in mano di titolari indegni, pronti a loro volta a rifarsi tagliaggiando i fedeli dei vari paesi europei, ma suscitando ovunque fiere proteste. Si aggiunge che le frequenti malattie del Papa facevano correre spesso voci di una sua morte con tutti i disordini che seguivano in città in questi casi, le uccisioni, i saccheggi ed altre sfrenatezzze.
In politica I. non fu costante; dapprima fu spinto a combattere Ferdinando di Napoli perché questo era nell'interesse dei Colonna, mentre gli Orsini parteggiavano per il Re; i Romani si videro minacciati da carestia e dovettero fortificarsi dentro le mura, ma dopo una lunga guerra condotta senza convinzione prevalse il partito della pace, anche per l'intervento del Re di Spagna e di Ludovico il Moro; il 12 sett. 1486 furono pubblicati i patti, che comportarono qualche sacrificio da parte del Papa ma ridettero la tranquillità a Roma. Più tardi ripresero i dissidi tra il Pontefice ed il Re di Napoli, che si appellò anche ad un Concilio; fu perciò scomunicato e da Roma furono inviati aiuti ai baroni ribelli; poco prima della morte I. tornò ad essere d'accordo con Ferdinando e questa volta ebbe influenza su di lui Lorenzo de' Medici, al quale il Papa si era affidato ciecamente dopo esser stato aiutato dal signore di Firenze nelle sue solite difficoltà finanziarie; uno dei compensi fu la porpora al giovanissimo figlio di Lorenzo, Giovanni, che divenne più tardi Leone X. Accanto a Lorenzo godette molto prestigio durante tutto il pontificato il card. Giuliano della Rovere, alla cui influenza e ai cui maneggi I. doveva la tiara.
Tra gli altri atti politici di I. si possono ricordare il riconoscimento di Enrico VII Tudor quale re d'Inghilterra dopo la guerra delle Due Rose, e la concessione del titolo di re cattolico a Ferdinando d'Aragona dopo la presa di Granata e la definitiva cacciata degli Arabi dalla Spagna. Il Papa stipulò perfino un patto con il sultanato turco Bajazid II benché avesse prima predicata la crociata contro di lui; il trattato (1489) stabiliva la concessione di un tributo annuo a I., che in compenso s'impegnava a non suscitare antagonisti al Sultanato: ed infatti
il fratello di costui fu tenuto in una dorata prigione in Vaticano.
Due atti che toccano più da vicino il campo religioso sono la famosa condanna delle 900 tesi di Pico della Miradola (4 ag. 1486) e quella, altrettanto celebre, della stregoneria (bolla *Summis desiderantes* del 5 dic. 1484); alla prima Pico rispose con un'autodifesa, alla seconda segui una campagna degli inquisitori domenicani in Germania contro i colpevoli, persecuzione che non fu priva di violenze esagerate dovute ad eccessiva credulità. Vedi tav. IV.