ALESSANDRO VIII, PAPA

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ALESSANDRO VIII, PAPA. - Pietro Vito Ottoboni, di nobile famiglia veneziana, n. il 22 ott. 1610, s'addottorò a Padova in ambo i diritti, e, recatosi a Roma, divenne successivamente referendario delle due Segnature, governatore di Terni, Rieti e Città di Castello, uditore di Rota, cardinale il 19 febbr. 1652, vescovo di Brescia nel 1654. Tornato a Roma, ebbe larga parte nel conclave donde uscì eletto Clemente IX, che apprezzandone la pratica negli affari di curia lo nominava suo datario. Sotto Innocenzo XI fu grande inquisitore di Roma e segretario del S. Uffizio. Nel 1681 passò alle sedi suburbicarie di Frascati prima, di Albano e di Porto poi.

Decano del S. Collegio, ebbe il 6 ott. 1689 la tiara da cinquantadue elettori soprattutto preoccupati di non offendere né Francia né Spagna, fra il turbine della coalizione europea contro Luigi XIV. Con quest'ultimo, stanco e desideroso di riavvicinarsi alla S. Sede, A. poté presto liquidare una lunga e grave vertenza, riconoscendogli il diritto di nomina per le diocesi di Metz, Toul, Verdun, Arras e Perpignano, ed ottenendo la restituzione di Avignone e del contado Venasino, nonché la rinunzia alle famose franche. Si dimostrò intransigente nei riguardi d'un ulteriore allargamento del diritto regio di regalia sui vescovati, condannando, mediante la bolla Inter multiplices del 4 ag. 1690, divulgata più tardi sul letto di morto, i quattro articoli delle cosiddette libertà della Chiesa gallicana, che il clero aveva promulgati nel 1682 su pressione del sovrano.

Ma l'opera più notevole del pontificato fu quella volta a salvaguardia delle cose di Fede. Gli ultimi partigiani di Molinos, capeggiati dal chierico di camera Gabrielli, ebbero dal S. Uffizio la condanna al carcere perpetuo in Perugia. E del 24 ag. 1690 la solenne con-

danna d'una proposizione che negava la necessità dell'atto d'amore divino, e dell'altra sostenuta da Francesco Musnier di Digione circa la liceità del peccato filosofico, come non comportante offesa verso Dio. Il 7 dic. dell'anno stesso fu la volta dei giansenisti, i quali videro colpite molte proposizioni emesse da professori di teologia di Lovanio, riguardanti la giustificazione e la Penitenza, la Vergine, il Battesimo e l'autorità della Chiesa.

La floridezza delle missioni di Cina condusse A. a costituire i vescovati di Nanchino e di Pechino, con diritto di nomina riservato al re di Portogallo. Il 16 ott. 1690 promulgò i decreti di beatificazione degli spagnoli Giovanni di S. Facondo agostiniano, Pasquale Baylon francescano, Giovanni di Dio fondatore degli Ospitalieri, nonché di Giovanni da Capistrano e di Lorenzo Giustiniani.

Più dei favori e degli onori concessi a Venezia, ed in parte giustificati dalla necessità di sostenerla, insieme con gli Asburgo, nell'aspra lotta contro i Turchi, non gettano buona luce su A. le eccessive premure nepotistiche, tanto più stridenti dopo il preclaro esempio di austerità e di virtù offerto dal predecessore Innocenzo XI. Veramente paterno si dimostrò invece nello sforzo d'allontanare dai Romani peste e fame. Poveri e pupilli s'ebbero, grazie a nuove facilitazioni d'importazione e di trasporto, ottantamila rubbia di grano, e di qui il motto Re frumentaria restituita posto su due monete. Diminui ulteriormente le gabelle della carne. Restaurò gli acquedotti paolini e la relativa mostra gialnicolense. Né tralasciò fatiche per incrementare la disciplina ecclesiastica e sviluppare le amministrazioni statali. Cultore di dottrine umanistiche, membro dell'erudito cenacolo raccolto in torno a Cristina di Svezia, assicurò alla biblioteca Vaticana molti manoscritti ed opere da quella adunati.

Morì il 1° febbr. 1691 e fu sepolto nella basilica di S. Pietro, ove lo ricorda un monumento di Arrigo di S. Martino. - Vedi Tav. LXII.

BIBL.: M. Guarnacci, Vitae Pontif. Rom., I, Roma 1751, p. 314 seg.; G. Novaes, Elementi della storia de' Sommi Pontefici, XI, Roma 1822, p. 76 seg.; G. Audisio, Storia religiosa e civile dei Papi, V, Roma 1868, p. 130 seg.; Bullarium romanum, XX (ed. A. Vecco e soc.), Torino 1870, pp. 1-167; C. Gérin, A. VIII e