papa Alessandro VIII

6 ottobre 1689 – 1 febbraio 1691

MONUMENTO DI ARRIGO DI S. MARTINO nella basilica di S. Pietro (1691)

Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Papi, antipapi, documenti pontifici Papi

ALESSANDRO VIII, PAPA

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Noto anche come: Pietro Vito Ottoboni; latino: Alexander PP. VIII

ALESSANDRO VIII - Particolare del paliotto offerto da A. alla Basilica di S. Pietro (sec. XVII).
ALESSANDRO VIII - Particolare del paliotto offerto da A. alla Basilica di S. Pietro (sec. XVII).

ALESSANDRO VIII, PAPA. - Pietro Vito Ottoboni, di nobile famiglia veneziana, n. il 22 ott. 1610, s'addottorò a Padova in ambo i diritti, e, recatosi a Roma, divenne successivamente referendario delle due Segnature, governatore di Terni, Rieti e Città di Castello, uditore di Rota, cardinale il 19 febbr. 1652, vescovo di Brescia nel 1654. Tornato a Roma, ebbe larga parte nel conclave donde uscì eletto Clemente IX, che apprezzandone la pratica negli affari di curia lo nominava suo datario. Sotto Innocenzo XI fu grande inquisitore di Roma e segretario del S. Uffizio. Nel 1681 passò alle sedi suburbicarie di Frascati prima, di Albano e di Porto poi.

Decano del S. Collegio, ebbe il 6 ott. 1689 la tiara da cinquantadue elettori soprattutto preoccupati di non offendere né Francia né Spagna, fra il turbine della coalizione europea contro Luigi XIV. Con quest'ultimo, stanco e desideroso di riavvicinarsi alla S. Sede, A. poté presto liquidare una lunga e grave vertenza, riconoscendogli il diritto di nomina per le diocesi di Metz, Toul, Verdun, Arras e Perpignano, ed ottenendo la restituzione di Avignone e del contado Venassino, nonché la rinunzia alle famose franchige. Si dimostrò intransigente nei riguardi d'un ulteriore allargamento del diritto regio di regalia sui vescovati, condannando, mediante la bolla Inter multiplices del 4 ag. 1690, divulgata più tardi sul letto di morte, i quattro articoli delle cosiddette libertà della Chiesa gallicana, che il clero aveva promulgati nel 1682 su pressione del sovrano.

Ma l'opera più notevole del pontificato fu quella volta a salvaguardia delle cose di Fede. Gli ultimi partigiani di Molinos, capeggiati dal chierico di camera Gabrielli, ebbero dal S. Uffizio la condanna al carcere perpetuo in Perugia. È del 24 ag. 1690 la solenne condanna d'una proposizione che negava la necessità dell'atto d'amore divino, e dell'altra sostenuta da Francesco Musnier di Digione circa la liceità del peccato filosofico, come non comportante offesa verso Dio. Il 7 dic. dell'anno stesso fu la volta dei giansenisti, i quali videro colpite molte proposizioni emesse da professori di teologia di Lovanio, riguardanti la giustificazione e la Penitenza, la Vergine, il Battesimo e l'autorità della Chiesa.

La floridezza delle missioni di Cina condusse A. a costituire i vescovati di Nanchino e di Pechino, con diritto di nomina riservato al re di Portogallo. Il 16 ott. 1690 promulgò i decreti di beatificazione degli spagnoli Giovanni di S. Facondo agostiniano, Pasquale Baylon francescano, Giovanni di Dio fondatore degli Ospitalieri, nonché di Giovanni da Capistrano e di Lorenzo Giustiniani.

Più dei favori e degli onori concessi a Venezia, ed in parte giustificati dalla necessità di sostenerla, insieme con gli Asburgo, nell'aspra lotta contro i Turchi, non gettano buona luce su A. le eccessive premure nepotistiche, tanto più stridenti dopo il preclaro esempio di austerità e di virtù offerto dal predecessore Innocenzo XI. Veramente paterno si dimostrò invece nello sforzo d'allontanare dai Romani peste e fame. Poveri e pupilli s'ebbero, grazie a nuove facilitazioni d'importazione e di trasporto, ottantamila rubbia di grano, e di qui il motto Re frumentaria restituta posto su due monete. Diminui ulteriormente le gabelle della carne. Restaurò gli acquedotti paolini e la relativa mostra gianicolense. Né tralasciò fatiche per incrementare la disciplina ecclesiastica e sviluppare le amministrazioni statali. Cultore di dottrine umanistiche, membro dell'erudito cenacolo raccoltosi intorno a Cristina di Svezia, assicurò alla biblioteca Vaticana molti manoscritti ed opere da quella adunati.

Morì il 1° febbr. 1691 e fu sepolto nella basilica di S. Pietro, ove lo ricorda un monumento di Arrigo di S. Martino. - Vedi Tav. LXII.

MONUMENTO DI ARRIGO DI S. MARTINO nella basilica di S. Pietro (1691).
Tav. LXII MONUMENTO DI ARRIGO DI S. MARTINO nella basilica di S. Pietro (1691).
Bibliografia5 opere
BIBL.: M. Guarnacci, Vitae Pontif. Rom., I, Roma 1751, p. 314 sgg.; G. Novaes, Elementi della storia de' Sommi Pontefici, XI, Roma 1822, p. 76 sgg.; G. Audisio, Storia religiosa e civile dei Papi, V, Roma 1868, p. 130 sgg.; Bullarium romanum, XX (ed. A. Vecco e soc.), Torino 1870, pp. 1-167; C. Gérin, A. VIII et

Louis XIV, in Revue des questions historiques, 22 (1877), pp. 135-210; S. Freiherr von Bischofshausen, Papst A. VIII und der Wiener Hof, Stoccarda 1900; G. Hergenröther, Storia universale della Chiesa, VII, Firenze 1911, p. 36 sgs.; Pastor, XIV, II, pp. 387-412; P. Richard, s. v. in DHC, VII, coll. 244-51.

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 803–805.

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Dalla, Torre Paolo. “Alessandro VIII, papa.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 803–805. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/alessandro-viii-papa.

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Dalla, Torre Paolo. “Alessandro VIII, papa.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 803–805. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/alessandro-viii-papa.

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