OSTIA

OSTIA. - Città e sede suburbicaria in provincia
di Roma. Con decreto della S. Congr. Concistoriale
del 22 maggio 1948, l'area della diocesi è limitata alla
città antica e al castello di O. (AAS, 40 [1948],

pp. 341-42). Ha una popolazione di 3700 ab. riuniti
in una parrocchia; ha una comunità religiosa maschile e una femminile.

Al Concilio romano del 313 intervenne il vescovo
Maximus (PL 8, 747); al tempo di papa Gelasio vi fu
il vescovo Bellator (494-95). Il papa Eugenio III nel 1150
unì la sede di O. con quella di Velletri e tale rimase fino
al 5 maggio 1914 in cui il b. Pio X con motu proprio la
distaccò di nuovo assegnandola al cardinale decano (AAS,
6 [1914], pp. 219-20). Napoleone I con un decreto del
5 ag. 1810 aveva voluto sopprimere la diocesi. Furono
vescovi di O. i papi: Oddone di Lagery, poi b. Urbano II
(1088-99); Lamberto di Fiagnano, poi Onorio II (1124-30);
Ubaldo Allucingoli, poi Lucio III (1181-85); Ugolino dei
conti di Segni, poi Gregorio IX (1227-41); Rinaldo dei
conti di Segni, poi Alessandro IV (1254-61); Pietro di
Tarantasia, poi b. Innocenzo V (1276); Niccolò Boccasini,
poi b. Benedetto XI (1303-1304); Stefano Aubert, poi
Innocenzo VI (1352-62); Giuliano della Rovere, poi
Giulio II (1503-13); Alessandro Farnese, poi Paolo III
(1534-49); Gian Pietro Carafa, poi Paolo IV (1560-65).
In O. il Martirologio geronimiana indica al 20 LAUREA (v.), la cui Passio non ha valore (BHL, 810); al
16 luglio Ilarnio, ignoto; al 23 ag. Ciriaco e Archelao;
al 19 ott. s. Asterio, ricordato in una iscrizione del Museo
lateranense (O. Marucchi, I monumenti del museo Pio Lateranense, Milano 1910, pp. 11, 28; la basilica di Asterio
è ricordata nel Libellus precum [O. Guenther, Epistolae
imperatorum et pontificum, ecc. in CSEL, XXXV, II, p. 29],
fu restaurata nel 687 da Sergio II [Lib. Pont., I, pp. 376,
380] e più tardi da Leone III [ibid., II, p. 14]). Al 22
nov. e al 22 dic. sono ricordati Felice, Demetrio, Onorato. Secondo l'indicazione inserita nella biografia del
papa Marco nel Lib. Pont. (I, pp. 80-81; 202) al vescovo
di O. spettava l'uso del pallio e papa (v.). L'unzione con olio nelle consacrazioni degli imperatori era pure eseguita dal vescovo di O. La Cattedrale fu in origine la chiesa dedicata agli apostoli Pietro,
Paolo e Giovanni, attribuita a Costantino nel Lib. Pont.
(I, p. 183); poi fu la chiesa di S. Aurea, che era già in
cattivo stato e senza tetto al tempo di Sergio I (687-701)
che la restaurò (ibid., I, pp. 376, 380); anche Leone III
(795-816) rifece i tetti (ibid., II, p. 14); l'edificio è ricordato anche nella biografia di Leone IV (847-55; ibid.,
p. 118). O. venne devastata nel 408 da Alarico, nel 536
da Vitige; Gregorio IV la recinse di mura (Gregoriopoli)
ca. l'anno 830 (ibid., II, p. 164). L'abbandono di O. è
dovuto alla perdita del traffico marittimo e commerciale,
quale rifornimento per la città di Roma. L'interramento
prodotto dal Tevere

è di ca. m. 4 all'anno; attualmente il
lido è a 6 km. dalla
città romana. Il 26
maggio 1159 il popolo di O., rappresentato da un procuratore, promise al
papa Adriano IV di
fornire ogni anno al
Pontefice due barche
di legna, l'una per il
Natale l'altra per la
Pasqua, depositandole alla Marmorata
o a Ripa.

BIBL.: Eubel, I, pp. 35-36; II, p. 70;
III, pp. 62-63; Liber Censuum, ed. Fabre-Duchesne, I. Parigi 1910, pp. 312, 398-99.

Enrico Josi

ARCHEOLOGIA. -

La prima colonia
militare di Roma,
il Castrum (Livio, I,
33; VII, 25; CIL, I,

(fot. Fides)

OSTENSORIO - O., opera di Nema
Yaho, Costa d'Avorio (Africa Francese) - Roma, Mostra d'arte missionaria 1950.

Article illustration
(fot. Scavi della Soprint. di Ostia) OSTIA - Mussico dei pesci nella Casa dei Pesci.
d'Alicarnasso, III, 44; Eutropio, I, 5; Festo, 197;
Cicerone, Rep., II, 5, 33; Servio, Aen., VI, 816; s. Giro-
lamo, Chron., p. 334). La possibilità d'una colonizzazione
preesistente al Castrum è ammessa da alcuni storici mo-
derni come il Carcopino, de Sanctis, Frank, ecc. La sua
posizione alla foce del Tevere, da cui trae il nome (Stra-
bone, III, 145; Livio XXII, 11), agevolò il rapido svi-
luppo commerciale della città distante dall'Urbe ca. 16
miglia. Tra il 100-106 d. C. Traiano con ardito progetto
creò il porto di O. (Plinio, Paneg., 29; Giovenale, 12, 75;
Notizie degli scavi, 1925, p. 54), già iniziato da Claudio
(Svetonio, Claud., 20; Cassio Dione, 60, 11; Plinio, Nat.
hist., XVI, 76; XXXVI, 14), accrescendo notevolmente
l'importanza della città, divenuta sede di vaste organiz-
azioni annonarie, corporative, amministrative e religiose.
Costantino le tolse i diritti municipali assegnandoli al suo
porto divenuto « Portus Romae » (v. Notizie degli scavi,
1925, p. 73; CIL, XIV, 612). L'invasione dei Vandali
nel 455 costituì per O. un colpo grave, segnando la sua
decadenza.

Gli scavi compiuti a intervalli dal Visconti, da D. Va-
glieri e dal prof. Guido Calza (1913-46) testimoniano il
crescente sviluppo della città nei suoi edifici pubblici,
abitazioni, templi, magazzini e nella rete stradale. La ric-
chissima collezione epigrafica raccolta nel XIV del CIL
e nel supplemento del Wickert (1930), con molte altre
iscrizioni pubbl. da G. Calza, in Notizie degli scavi e in
Epigraphica, e i fasti ostiensi pubbl. da A. Degrassi (Fasti
et elogia, Roma 1937), aggiunti a un vastissimo patri-
monio artistico pubbl. da G. Becatti, R. Calza, G. Ricci
e M. Squarciapino, in Bull. d'arte, Bull. comunale, Notizie
degli scavi, accrescono l'importanza di O. per lo studio
dell'antichità classica (G. Calza, in Pauly-Wissowa, XVIII,
II [1942], coll. 1654-64; R. Calza, Scavi di O., Topografia
generale, Roma 1952).

Article illustration
A questi martiri si deve riferire un piccolo oratorio
dei secc. v-vi, costruito « in loco martiri » presso il tea-
tro scoperto nel 1910 (D. Vaglieri, in Nuovo bull. d'arch.
crit., 16 [1910], p. 57 sgg.; J. Carcopino, in Journal des
savants, 9 [1911], p. 46; F. Fornari, in Mélanges d'arch.
et d'hist., 36 [1916-17], p. 37 sgg.). Nell'oratorio fu trovato
un sarcofago del sec. III, il cui coperchio porta l'epitafio
cristiano « Hic Quiriacus dormit in pace ». Un mano-
scritto del sec. XII, scoperto di recente dal p. A. Casa-
massa, attesta che il luogo era ancora noto.

Due altri ambienti di epoca tarda, anche essi sul
decumano massimo (prima di giungere al Foro), uno per
la costruzione a forma di croce greca e l'altro per il ritro-
vamento d'una colonnina con la figura del Buon Pastore
(G. Moretti, in Notizie degli scavi, 1920, p. 41; R. Calza,
Museo ostiense, Roma 1947, n. 151), dovevano essere adi-
biti al culto cristiano. Importante è la scoperta d'una
ampia basilica cristiana, con annesso battistero (G. Calza,

2, p. 257), fondata in-
torno al 335 a. C.
(J. Carcopino, Vergile
et les origines d'Ostie,
Parigi 1919). Le sue
mura in tufo, alte m.
5, 40 (G. Calza, in
Notizie degli scavi,
1914, p. 246; 1923,
p. 178 sgg.; T.
Frank, in Am. Journ.
of Arch., 1918,
p. 182) segnano un
rettangolo di m.
193 × 120 entro la
città imperiale. La
tradizione leggenda-
ria fa risalire la
fondazione di O. ad
Enea (Virgilio, Enei-
de, VIII) ed alcuni
storici antichi l'at-
tribuiscono ad An-
co Marzio (Dionigi

Una basilica di età costantiniana scoperta ad O., in Rend.
Accad. pont., 1940, p. 63 sgg.; ibid., 1941-42, p. 135 sgg.).
Che l'edificio fosse addetto al culto cristiano è confermato
dall'iscrizione sulla trabeazione dell'ingresso al battistero,
che dice: IN GEON FISON TIGRIS EUFRATA CRISTIA-
NORUM SUMITE FONTES. Il Calza, che l'attribui al sec. IV,
volle riconoscere in essa la basilica dei SS. Pietro, Paolo
e Giovanni, donata da Costantino alla città di O. (Lib.
Pont., I, p. 376). La datazione ha sollevato tuttavia molte
riserve e obiezioni e per il tipo dei capitelli non corri-
spondente all'epoca e per l'inorganicità e povertà della
costruzione, che non si addicono né all'epoca né a una do-
nazione imperiale (H. Fuhrmann, in Epigraphica, 3 [1941],
p. 103 sgg.; G. Becatti, Case ostiensi del tardo Impero,
Roma 1948, p. 201). Privi di fondamenti convincenti sono
le ipotesi di A. V. Gerkan (Die christl. Anlage in O., in
Röm. Quartalschrift, 47 [1939], p. 15-23) che vuol ve-
dervi una scuola di catecumeni, mentre Th. Klauser (Die
Inschrift der neugefund. altchristl. Bauanlage im O., ibid.,
p. 25-30) la considera come una biblioteca cristiana. Ri-
mane però un enigma a chi potrebbe essere dedicata la
Basilica, giacché fra le chiese note come esistenti ad O.
si deve escludere quella di S. Lorenzo (Acta SS. Iunii,
V, Parigi 1867, p. 38), che fu costruita « in porta quae
nunc usque Laurentia nuncupatur », e quella di Asterio
il quale insieme con i suoi compagni di fede fu marti-
rizzato « foras muros Ostiae civitatis ».

Sotto il lato ovest di S. Aurea, l'attuale basilica di O., è
stato portato alla luce tra l'altro anche un ambiente absidato
con sepolcri, con le caratteristiche di una costruzione cri-
stiana. Scoperta preziosa fu il ritrovamento di una colon-
nina spezzata alta cm. 70 con il nome frammentato di s.
Aurea S. ad con ductus del secc. v, ciò che conferma l'esi-
stenza della chiesa antica sotto quella attuale. Nel marzo del
1945, nel cortile attiguo, casualmente tornò in luce il ricor-
do di s. Monica, morta ad O. nel nov. del 387 (s. Agostino,
Confessioni, IX, 8-12); si trovò poco più di un terzo del-
l'iscrizione metrica già nel sepolcro di s. Monica composta
al principio del sec. v dal proconsole A. Auchenio Basso
e di cui il testo si è conservato attraverso ca. 12 codici
(A. Casamassa, in Rend. Acc. pont., 1945, p. 15 sgg.).

Di un altro edificio cristiano si è trovata di recente
un'ampia abside costruita nel frigidarium di un edificio
termale di età adrianea sulla Via della Foce (G. Calza,
Nuove testimonianze del cristianesimo ad O., in Rend.
Acc. pont., 1949-51, p. 12) e sovrastante un mitreo
sotterraneo. Nell'ambiente si è trovato un inciso su
due pilastri. Una domus signorile nella zona del cardo
maximus sulla Via della Caupona ha l'ingresso setten-
trionale ornato d'un mussico rappresentante un calice con
un pesce: due altri affiorano alla base della coppa (G.

Calza, Nuove testi-
monianze, cit., p. 126
sgg., fig. 3); un
altro pesce, scolpito
entro una grande
vasca del cortile,
fece pensare che essa
fosse usata come
battistero (G. Be-
catti, Case ostiensi,
cit., p. 121). Intor-
no alla cappella di
S. Ercolano (attigua
all'attuale cimitero
di O.), suggestiva co-
struzione del sec. v-
vi, furono ritrova-
te ca. 100 iscri-
zioni cristiane, con-
validando l'ipotesi
che tale zona facesse
parte dell'antico nu-
cleo cimiteriale cri-
stiano ostiense (G. B.
De Rossi, in Bull.
d'arch. crist., 1866,
p. 49; L. Paschetto,

(fot. Scavi della Soprintendenza di Ostia)

OSTIA - Croce monogrammatica su
pilastrino d'un oratorio sulla Via
della foce.

O., Roma 1912, p. 180). Esse recano la formola particolare ostiense « dormit in pace » o « cum Deus voluerit, volet, permiserit ».

Altre memorie cristiane di O. sono rappresentate da alcune sculture, frammenti di sarcofagi ed oggetti minori, come un sarcofago (simile a quello ritrovato nell'oratorio presso il teatro) proveniente dalla zona di S. Ercolano come pitafio cristiano (P. E. Visconti, Dichiaraz. di un sarcofago in O., in Atti Pontif. accad., 15 [1864], pp. 159-71), i nn. 1875, 1937, 1975, 2009-10a del CIL, XIV e i nn.

481029 (?), 5204 (?), 5232-41, 5312 (?) del supplemento di Wickert al volume medesimo, e i nn. 506, 525, 541, 558, 595, 617, 642, 649, 686, 746, 779, 801, 806, 821, 836, 840, 859 dei Magazzini di O., tra i quali un frammento, 506, con la resurrezione di Lazzaro (G. Calza, Nuove testimonianze, cit., p. 132, fig. 7). Due tavole marmoree circolari (o semicircolari), di cui resta parte degli orli, uno con figurazioni di pesci (n. 617) e l'altro con le figure degli Apostoli (n. 595) riprodotti entro le nic-

Article illustration
chie, potrebbero essere destinate ad uso liturgico o alle agapi cristiane. Di contenuto cristiano può essere anche un tipo di insegna marmorea (R. Calza, Museo ostiense, cit., n. 130) rinvenuta nel 1939 in una specie di sala pubblica circondata da banchine e pilastri in mezzo. Rappresenta in primo piano due notarii seduti dinanzi a grandi libri con lo stilo nella mano e un oratore salito sul podio, e in secondo piano, sullo sfondo d'una tenda, un gruppo di ascoltatori, che con vari gesti esprimono la loro ammirazione per le parole dell'oratore. Potrebbe trattarsi di un luogo di riunione per discussioni teologiche (H. Marrou, St Augustin et la fin du monde antique, Parigi 1939, p. 404, con i testi antichi a proposito) o di una scuola di catecumeni. Sempre dagli ultimi scavi proviene una statua togata del principio del sec. v, per la quale furono avanzate le ipotesi che raffiguri o C. Aurelio Simmaco, celebre prefetto d'annona, possidente ostiense (R. Calza, in Bull. Com., 1941, p. 113 sgg.), o il suo accanito avversario di fede, Ragonius Vicentius Celsus, un personaggio ben noto ad O. e a Porto (G. Becatti, op.cit., p. 216; R. Calza, Museo ostiense, cit., p. 13, n. 55).

Non mancano ad O. oggetti di arti minori, come le lucerne con simboli cristiani, per lo più di fabbricazione locale, d'un certo Annio Ser... (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 2ª serie, 1 [1870], p. 80 sgg.), cornici di piccoli specchi in piombo, anelli di bronzo o vetri che recano chiare allusioni ai simboli della fede cristiana. Ai ritrovamenti di carattere precipuamente cristiano si devono aggiungere quelli, ben pochi, ebraici. A questi ultimi si riferisce una grande iscrizione frammentaria, ritrovata nel 1905 presso il Castelporziano e che attesta la presenza di una grande comunità ebraica (gerusia) nel territorio di O. (E. Ghislanzoni, in Notizie degli scavi, 1906, p. 115 sgg.) ed una tomba rinvenuta nel sepolcreto di Porta Laurentina, nel 1936, che potrebbe essere appartenuta a un ebreo, a giudicare dal nome « M. Baenit », analogo a quello menzionato nel Corpus Inscrip. Jud., Città del Vaticano 1936, 671 (G. Calza, in Notizie degli Scavi, 1938, pp. 36, 48). - Vedi tav. XXX. Raissa Calza

Cite this article

“OSTIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 280. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ostia.