Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Liturgia Argomenti vari

OSTENSORIO

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Noto anche come: tedesco: Monstranz; inglese: monstrance; spagnolo: custodia; francese: ostensoir; latino: custodia, monstrantia

OSTENSORIO. - È un vaso sacro (monstrantia, tabernaculum [mobile o portatile], custodia) che si adopra per la solenne esposizione del S.mo Sacramento o per recarlo in processione, in uso soltanto nella Chiesa latina.

Consta di una specie di teca (di forma quadrata, rotonda, o cilindrica) munita di cristallo, sorretta da un piede simile a quello del calice. L'Ostia si immette in un sostegno semirotondo (detto lunula o lunetta per la sua forma di mezza luna, chiamata talvolta nella Germania orientale del sud «Melchisedech»; Gen. 14, 18), fissato nella teca per mezzo di una incanalatura. Il tutto, di altezza variabile dai 40 ai 120 cm., è sovrastato da una piccola croce (S. Congr. dei Riti, decr. 2957). Non sono prescritte né la materia (oro, argento, rame dorato; decr. 3162 ad 6), né la benedizione; soltanto la lunetta, fatta per convenienza di metallo dorato, è benedetta (decr. 926 ad 5).

L'o. venne introdotto nel sec. XIV in seguito all'uso, fattosi più comune nel sec. XV, di esporre il S.mo Sacramento alla adorazione pubblica. Al principio si faceva l'esposizione con la pisside o con un vaso a forma di scatola munita di cristallo.

Ma per il desiderio di vedere l'Ostia Santa, e, specialmente, per portarla svelata in solenni processioni, si costruirono appositi o.

Pietro Siffrin

ARTE

Nell'epoca gotica (secc. XIV-XV), quando più se ne diffuse l'uso parallelamente ai reliquiari, di cui è una filiazione, l'o. fu ideato come un tempietto, la casa del Signore, e, in tutto aderendo agli esemplari dell'architettura, ebbe guglie,
pinnacoli, contrafforti, statuette, modificandosi a seconda
delle varianti regionali con prevalenza di cristalli a Venezia, con archi riflessi alla catalana
in Sicilia o nella
Sardegna, con forme
più dure e ferrigne
nella Lombardia (esempi a Lovere,
chiesa di S. Giorgio;
a Rossano, Cattedrale; a Milano, Castello Sforzesco, ecc.).
Sull'esempio dei
grandiosi o. che si facevano nella Spagna,
nell'Italia meridionale, specie in Sicilia,
alcun o. raggiunsero
un'altezza di ca. 2
m. e dovevano essere
portati a braccia durante le processioni.

OSTENSORIO - O. della cattedrale di Velletri (sec. XIX).
OSTENSORIO - O. della cattedrale di Velletri (sec. XIX).(fot. Gab. fot. naz.)

Esempio eccezionale è quello rimasto nella cattedrale di
Enna, opera di Paolo Gili (sec. XVI). Durante il Rinascimento, nelle varie regioni, anche per le forme degli o. gli
orafi guardarono agli esemplari della nuova architettura;
così non si mutò la forma generale dell'o. ma si sostituirono colonnine, timpani e cupolette ai contrafforti e alle guglie, ricercando una maggiore armonia nelle proporzioni e
decorando la base e il fusto con minuti ceselli (Peja, chiesa
di S. Antonio; Corlago, chiesa di S. Pancrazio) ecc.

Col sec. XV si cominciò a preferire un altro tipo di
o. detto «a sole». Identificando l'Eucaristia al sole raggiante, la teca di cristallo che la conteneva fu racchiusa
da una cornice circolare dalla quale si dipartivano raggi
di varia lunghezza, spesso alternati in oro e in argento,
ornati da gemme o da fiori con smalti (Palermo, S. Domenico) o coralli (Trapani, Museo nazionale). La fantasia
degli orafi artisti diede a questo tipo altri particolari
decorativi: il fusto fu interrotto o formato da figure di
santi che sorreggono la sfera (Padova, chiesa di S. Luca;
Castel di Sangro, Cattedrale), oppure da coppie di angoli (Bagnara, chiesa madre; Stilo, chiesa di S. Giovanni Teresti; Vibo Valentia, chiesa di S. Leo Luca,
ecc.). Libero da ogni compromesso con l'architettura, l'o.
nel Settecento assunse forme splendide nella perfetta unità
di movimento che dalla base passa al fusto in un vortice
d'oro dal quale in alto sorge la sfera raggiante incoronata
da angioletti adoranti, oppure coperta da grappoli d'uva
e di spighe come piacque agli orafi Filiberto, Michele
Kuerner, viennese, Angelo Spinazzi, Mercurio, Sebastiano
Juvara e altri molti (ad es., Chiuduno [Bergamo], chiesa
di Maria Assunta; Bergamo, chiesa di S. Alessandro della
Croce; Piacenza, chiesa di S. Lazzaro; Palermo, Museo
nazionale; Messina, chiesa di Monte Vergine, ecc.).

Illustration

Il gusto neoclassico agli inizi dell'Ottocento irrigidì
le forme ma non mutò sostanzialmente il tipo che rimase
il preferito modello per le riproduzioni industriali. Più
recentemente nelle varie mostre di arte sacra si è visto
con quanta insistenza, e spesso con quante perfezionate
esperienze gli orafi moderni hanno elaborato il motivo
dell'o. raggiungendo assai spesso la stessa nobiltà degli
antichi modelli. - Vedi tav. XXIX.

In alto a sinistra: OSTENSORIO in ottone di tipo dell'Italia settentrionale (sec. xv) - Milano, basilica di S. Ambrogio. In alto al centro: OSTENSORIO donato dalla città di Milano a Leone XIII. In alto è riprodotto il baldacchino del Bernini - Roma, Tesoro di S. Pietro. In alto a destra: OSTENSORIO
Tav. XXIX In alto a sinistra: OSTENSORIO in ottone di tipo dell'Italia settentrionale (sec. xv) - Milano, basilica di S. Ambrogio. In alto al centro: OSTENSORIO donato dalla città di Milano a Leone XIII. In alto è riprodotto il baldacchino del Bernini - Roma, Tesoro di S. Pietro. In alto a destra: OSTENSORIO (primi del sec. xv) - Rossano, Cattedrale. In basso a sinistra: OSTENSORIO in argento dorato. Opera di Domenico Maluzo (1722) - Toscolano, chiesa parrocchiale. In basso a destra: OSTENSORIO in argento dorato e scernito, avorio e pietre preziose (1949) - Roma, Seminario Lombardo. e altre 4 immagini nella tavola(fot. Alinari) · (fot. Gab. fot. naz.) · (per cortesia della Scuola Superiore d'Arte sacra Beato Angelico - Milano)
Bibliografia2 opere
BIBL.: J. Braun, Das christl. Altargerät in seinem Sein und in seiner Entwicklung, Monaco 1932, pp. 348-411; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I, 2ª ed., Milano 1950, pp. 474-75. v. anche OESTICERIA. Maria Accascina

Informazioni sulla voce

Di Maria Accascina, Pietro Siffrin

Fonte Maria Accascina: firma a stampa; Pietro Siffrin: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 430–431.

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Pagina 279
vol. 9, coll. 429–430
Pagina 280
vol. 9, coll. 431–432

Altre voci di Maria Accascina: OREFICERIA · PASTORALE (BACULUS, SOTTINTESO PASTORALIS; CAMBUTA, FERULA) · PATENA · RELIQUIARIO · SMALTO

Cita questa voce

Chicago

Accascina, Maria, and Pietro Siffrin. “Ostensorio.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 430–431. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/ostensorio.

MLA

Accascina, Maria, and Pietro Siffrin. “Ostensorio.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 430–431. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/ostensorio.

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