OROLOGIO. - Fin dall'antichità si ha notizia di strumenti atti alla misurazione del tempo applicati ad edifici; tuttavia l'o. inteso quale elemento anche decorativo di una architettura è una creazione piuttosto tarda.
Nel medioevo, ancor prima della necessità dell'o. in edifici pubblici ad uso dei cittadini, si era sentita quella di una esatta divisione del tempo nelle comunità religiose per regolare la vita dei monaci e per l'ora dell'Ufficio. Pare quindi accertato che sia questa la ragione per cui i primi o. medioevali furono installati nell'interno anziché all'esterno delle chiese; solo in un secondo tempo furono muniti di campana e di quadrante esterno servendo così anche da o. pubblici. Non solo, divennero anche man mano sempre più complessi nel loro meccanismo interno e nei loro quadranti ornati di figurazioni astronomiche o allegoriche e animati da figure automatiche, che allo scoccare delle ore compiono determinati gesti.
Gli esemplari più importanti di o. medioevali aventi interesse per l'arte si trovano in Francia e in Germania. La cattedrale di Beauvais possiede un o. interno di cui è conservato ancora il meccanismo originale che si fa
riplete semplificato il tipo di Venezia. È questo di Venezia l'ora. Italiano che più si avvicina all'oltramontano: l'edificio, sorto ad opera di Mauro Coducci nel 1496-99, ospita un grande quadrante astronomico cui sovrasta una loggetta nella quale allo scoccare delle ore appaiono i Re Magi a rendere omaggio alla Vergine col Figlio, il tutto è sormontato infine da una campana su cui due figure bronzee battono, con un lungo martello, le ore. Numerosi sono, naturalmente, nel '500 e nei secoli seguenti, gli o. su campanili e su facciate o torri dei palazzi, ma in genere poco interessano dal punto di vista artistico, se si eccettuano quelli barocchi che entrano a far parte, come elemento decorativo-scenografico, della complessa architettura del tempo (Roma, S. Agnese a Piazza Navona, Collegio dei Filippini, S. Pietro; Superga, santuario ecc.), o alcuni del secolo scorso, come quello del Parlamento di Londra del 1859. - Vedi tav. XXII.