OROLOGIO

OROLOGIO. - Fin dall'antichità si ha notizia di strumenti atti alla misurazione del tempo applicati ad edifici; tuttavia l'o. inteso quale elemento anche decorativo di una architettura è una creazione piuttosto tarda.

Nel medioevo, ancor prima della necessità dell'o. in edifici pubblici ad uso dei cittadini, si era sentita quella di una esatta divisione del tempo nelle comunità religiose per regolare la vita dei monaci e per l'ora dell'Ufficio. Pare quindi accertato che sia questa la ragione per cui i primi o. medioevali furono installati nell'interno anziché all'esterno delle chiese; solo in un secondo tempo furono muniti di campana e di quadrante esterno servendo così anche da o. pubblici. Non solo, divennero anche man mano sempre più complessi nel loro meccanismo interno e nei loro quadranti ornati di figurazioni astronomiche o allegoriche e animati da figure automatiche, che allo scoccare delle ore compiono determinati gesti.

Gli esemplari più importanti di o. medioevali aventi interesse per l'arte si trovano in Francia e in Germania. La cattedrale di Beauvais possiede un o. interno di cui è conservato ancora il meccanismo originale che si fa

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(fot. Lempower) OROLOGIO - Automi con scena di torneo e maschere (sec. XVII). Monaco, torre del Municipio.
risalire ai primi tempi di quella chiesa; molto antico è
pure quello della cattedrale di Bourges (fine del '300-
inizio del '400) e di Notre-Dame di Digione ivi trasportato da Courtai nel 1382. Di particolare menzione è degno l'o. della cattedrale di Strasburgo, munito di quadrante astronomico e di un complicato sistema di automati; finito nel 1354, ma rimaneggiato e modificato nel corso dei secoli (l'o. attuale è del 1374), rimane il prototipo non solo dei precedenti, ma anche dell'o. tedesco il cui esemplare più antico si trova nell'interno della chiesa di s. Maria di Danzica (1464-70), in quanto altri, pur esistendo in loco, sono stati rifatti più tardi (Lubecca, Münster ecc.). Accanto a questo tipo si sviluppa nei paesi tedeschi, più che altrove, l'o. pubblico sulla facciata del municipio; in genere si tratta di organismi meno complessi in cui anche gli automati, quando ci sono, hanno meccanismi più semplici (Ulm 1500 ca., Esslingen 1588 Heilbrun fine del 1500).

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Mentre al prototipo francese e tedesco si avvicina quello svizzero (Berna, Sion, Soletta, Zurigo, Zug) se ne stacca l'o. inglese che è in genere meno complicato e monumentale, con quadrante non grande sormontato da poche figure automatiche: cattedrale di Exeter del 1317 ca., restaurato più tardi; cattedrale di Wells, ricordato già nel 1394 con quadrante esterno ed interno sormontato da poche figure automatiche; Saint-Dunstan a Londra con automati (1671), cattedrale di York (1750).

Anche il primitivo tipo di o. pubblico italiano è piuttosto semplice e animato da poche figure: ad Orvieto quello della Torre Maurizio, dal nome della statua bronzea che batte le ore sulla campana, e ad Udine quello della Torre dell'o., costruita da Giovanni e Bernardo da Udine intorno al 1530, ma portante un o. esistente già nel 1397 su un edificio precedente, ne sono gli esemplari più antichi. Al '500 risalgono gli o. della Confraternita di Arezzo, con quadrante astronomico; della Torre dei Matti di Brescia, con figure automatiche; del Torrazzo di Cremona; della Torre dell'o. di Padova, che

ripete semplificato il tipo di Venezia. È questo di Venezia l'o. italiano che più si avvicina all'oltramontano: l'edificio, sorto ad opera di Mauro Coducci nel 1496-99, ospita un grande quadrante astronomico cui sovrasta una loggetta nella quale allo scoccare delle ore appaiono i Re Magi a rendere omaggio alla Vergine col Figlio, il tutto è sormontato infine da una campana su cui due figure bronzee battono, con un lungo martello, le ore. Numerosi sono, naturalmente, nel '500 e nei secoli seguenti, gli o. su campanili e su facciate o torri dei palazzi, ma in genere poco interessano dal punto di vista artistico, se si eccettuano quelli barocchi che entrano a far parte, come elemento decoratico-scenografico, della complessa architettura del tempo (Roma, S. Agnese a Piazza Navona, Collegio dei Filippini, S. Pietro; Superga, santuario ecc.), o alcuni del secolo scorso, come quello del Parlamento di Londra del 1859. - Vedi tav. XXII.

BIBL.: M. Planchon, L'Horloge, son histoire rétrospective, pittoresque et artistique, Parigi s. a.; A. Malaguzzi-Valeri, Orologi meccanici del Rinascimento, in Arte gaia, Bologna 1926, p. 71 seg.; A. Ungerer, Les horloges astronomiques et monumentales les plus remarquables, Strasburgo 1931; E. Lavagnino, s. V. ENOCH. Ital., XXV (1933), p. 597; J. James, The old english lantern clock, in Antique Collector, 1938, pp. 263-66; P. Romano, Orologi di Roma, Roma 1944. Maria Donati
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“OROLOGIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 239. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/orologio.