OSTIARIATO

OSTIARIATO. - L'ultimo per dignità degli Ordini minori, il primo per collazione. Conferisce al chierico l'ufficio di portiere (ostiarius) della Chiesa.
OSTIARIATO. - L'ultimo per dignità degli Ordini minori, il primo per collazione. Conferisce al chierico l'ufficio di portiere (ostiarius) della Chiesa.

I. Storia

La prima testimonianza sull'o. si ha nella lettera scritta nel 251 da s. Cornelio papa a Fabio di Antiochia (Eusebio, Hist. eccl., VI, 43, 11): il Papa enumera gli ostiari tra i membri del clero, ma all'ultimo posto. Il Lib. Pont. (I, p. 55) ricorda un Romanus ostiarius, compagno di martirio di s. Lorenzo, e nell'enumerazione dei gradi della gerarchia fatta sotto papa Gaio (ibid., p. 161) sostituisce all'ostiario il custos martyrum, mentre in quella redatta sotto s. Silvestro menziona regolarmente gli ostiari. Di o. parlano s. Agostino (Confess., 6, 2 : PL 32, 719), s. Gelasio papa, incidentalmente in una lettera del 494 (PL 59, 47), ricordando che a Roma verso la fine del sec. MISSIONARIO (v.) che non facevano parte del clero; si ritiene però che l'o. rimanesse in vigore come un semplice grado gerarchico; una iscrizione di Tre- viri ricorda un Ursatius ustiarius. Una diecina di iscrizioni antiche contengono la qualifica di ostiarius (cf. Leclercq e E. Diehl, Inscript. lat. christ. veteres, Berlino 1925-31, V. indice, p. 374). L'ampio epistolario di s. Cipriano tace di questo Ordine. Nella Spagna parla esplicitamente dell'ostiario il Concilio toletano del 592, can. 2.

In Oriente le Constitutiones Apostolicae (l. 2, c. 23, 3; c. 28, 5) e altri documenti (Concilio di Laodicea [a. 371], can., 24; Giustiniano, Novell., 3, I [a. 535]; Concilio Trullano [a. 692], can. 4), ricordano l'ostiario ($π \cup λ α ρ \dot{ζ}$, $θ \cup ρ α ρ \dot{ζ}$ ), il cui ufficio è però generalmente ritenuto non gerarchico.

II. Ordinazione

Nella Chiesa romana fino al sec. IX non compare nessuna formola di ordinazione degli ostiari. Da alcuni si ritiene che il papa designasse in forma privata le persone elatte a questo ufficio.

Gli Statuta Ecclesiae antiqua (sec. v, proveniente dalla Gallia meridionale) presentano il primo schema di Ordinazione (PL 56, 879 sgg.) che è passato sostanzialmente nei libri liturgici occidentali e nell'Epistola de septem gradibus (PL 83, 895), falsamente attribuita a s. Isidoro e inserita nel Decreto di Graziano (1, D. 25).

Secondo il Pontificale romano l'Ordinazione dell'ostiario si fa con un rito molto sobrio, che comprende l'admonitio, la consegna degli strumenti, le chiavi, la benedizione. La parrectio instrumentorum è accompagnata dalla formula: "Sic agite, quasi reddituri Deo rationem pro his rebus, quae his clavibus recluduntur", che si trova già negli Statuta Ecclesiae antiqua.

III. Funzioni

Gli uffici dell'ostiario furono spiegati "misticamente" dallo Paeudo Girolamo (De septem ordinibus Ecclesiae, 2: PL 30, 152) e sono attualmente designati nell'admonitio del vescovo: "Ostiarium oportet percutere cymbalum et campanam, aperire ecclesiam et sacrarium et librum aperire ei, qui praedicat». La prima funzione fu certamente quella ora ricordata al secondo posto: aprire e chiudere le porte della chiesa e del sacrarium. Come custodi di quest'ultimo luogo gli ostiari, in antico, erano persone attempate e fidate, cui si poteva

consegnare il Tesoro della chiesa. Quando verso i secc. v e vi s'introdusse l'uso delle campane e di altri strumenti, agli ostari fu dato l'incarico di convocare la comunità cristiana per gli Uffici divini. La funzione di aprire il libro a chi predica è ricordata la prima volta nel Pontificale romano-germanico del sec. X.

BIBL.: A. Michel, Portier, in DTHC, XII, coll. 2600-2602; H. Leclercq, Portier, in DACL, XIV, coll. 1523-33; P. De Punnet, Le Pontifical romain. Histoire et commentaire, I, Parigi 1930, pp. 142-44; J. Tixcort, L'Ordine e le Ordinazioni, Brescia 1939, pp. 96-97; B. Kurtscheid, Historia Juris Canonici. Historia institutorum, I, Roma 1941, p. 49; P. Alfonzo, I riti della Chiesa, IV, 1946, pp. 74-80; V. MONACO, La cura pastorale a Milano, Cartagine e Roma nel sec. IV, 1947, pp. 17-18, 154, 325.