ORDINES ROMANI

ORDINES ROMANI. -

I. Nozione

Gli O. R. sono «libelli» elaborati nei secc. VIII-XIV, contenenti la descrizione e le regole per lo svolgimento delle principali cerimonie sacre: Battesimo, Messa, ordinazioni, dedicazione delle Chiese, Uffici della Settimana Santa e le principali feste dell’anno liturgico.

I primi libri liturgici contenevano soltanto i testi da leggere o da cantare durante lo svolgimento dei riti. Rarissimi gli accenni alle cerimonie da eseguirsi. All’inizio infatti queste dovettero essere semplicissime, spontanee, dettate e guidate dalla pratica. Ma con lo svilupparsi e il complicarsi delle forme esterne del culto, specialmente nella maestà delle basiliche romane, dove, nel medioevo, interveniva abitualmente il Domnus apostolicus, e con il diffondersi, poi, del rito romano in tutto l’Occidente sotto l’impulso di Carlomagno, si sentì la necessità di codificare quel che la viva voce e l’uso avevano fino allora regolato. Per iniziativa privata sorsero così gli O., manuali di cerimonie, stessi in latino popolare e gergo da cerimoniere, che davano le linee essenziali del rito. Questi libretti, considerati quasi ufficiali, furono poi adottati, e quindi adattati, per le cerimonie episcopali e l’ambiente fuori di Roma. Essi hanno un’importanza capitale sia per la storia della liturgia, che per la teologia sacramentalista. Basti dire che sono alla base del Pontificale romanum, del Caeremoniale episcoporum, del Rituale, e in genere delle varie rubriche degli altri libri liturgici della Chiesa latina.

II. STUDI

Gli O. primitivi si limitarono alla descrizione delle cerimonie (rubriche), escludendo le formole. Quando rubriche e formole si fusero nello stesso libro, nacquero i libri liturgici, come si hanno ora, e gli O. cessarono la loro funzione. Tornarono alla luce, ma come oggetto di studio, nella seconda metà del sec. XVI per opera di G. Cassander (Ordo Romanus de officio Missae, Colonia 1561) e di M. Hittorp (De divinis catholicae Ecclesiae officiis..., ivi 1568). Un secolo dopo G. Mabillon riunì una collezione di 15 O., che andavano dal sec. IX al sec. XV (cf. Museum Italicum, II, Parigi 1689). È la raccolta più importante, restata classica fino ad oggi (riprodotta in PL 78, 851-1408). Del Mabillon è pure la denominazione di O. R. rimasta tuttora, sebbene impropria, perché la maggior parte degli O. ha origini non romane. Nella prima metà del sec. XVIII F. Bianchini pubblicava un gruppo veronese di O. dell’epoca carolingia (cf. Liber Pontif. Anastasii bibliothecarii de vitis Roman. Pontif., III, Roma 1728, prolegomeni). E. Martène e L. A. Muratori riproducono l’edizione mabilloniana aggiungendo ciascuno un vecchio O. monastico. Nuovi testi importanti, trovati in Svizzera e Austria, rese noti M. Gerbert, in Monumenta veteris liturgiae alamanicae, I-II, Sankt Blasien 1777-79. Nel secolo scorso G. B. de Rossi pubblicò un frammento di O. nelle Inscriptions Christianae, II, I, Roma 1888, p. 349, poi riprodotto da L. Duchesne in appendice alle Origines du culte chrétien, 5 ed. (Parigi 1909) con altri due O. del sec. IX, ancora ignoti. Infine L. Fischer nel 1916 stampò a Monaco l’O. Lateranensis del sec. XII; e C. Silva-Tarouca l’O. di Giovanni «archicantur» di S. Pietro, nelle Memorie della Pont. accad. rom. di archeol., Roma 1923. Recentemente un vero Corpus degli O., in edizione critica, e con ampie introduzioni, è stato intrapreso da M. Andrieu (cit. in bibl.). A tutt’oggi sono stati pubblicati 3 voll., dei quali il 1 contiene l’elenco e la descrizione dei manoscritti (107, sparsi in 36 biblioteche); il II gli O. I-XIII, e il III gli O. XIV-XXXIV. Seguirà un IV vol. con i restanti O. e gli indici generali. Per «alto medioevo» l’Andrieu intende il periodo che va dall’inizio del sec. VII a tutto il sec. X. Nei limiti di questi quattro secoli egli ha raggruppato ed esaminato un insieme di oltre 40 O., dei quali alcuni in doppia redazione e perciò numerati da I a L, numerazione che d’ora in poi sostituirà quella da I a XV del Mabillon: il I resta ancora l’Ordo primus del Mabillon, e il L l’Ordo romanus antiquus dell’Hittorp, punto di tran-

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sizione tra gli O. e i Pontificali. Ecco la concordanza tra la raccolta mabilloniana e il Corpus dell'Andrieu:

| Mabilon | Andrieu |
| Ordo I | §§ 1-21 = | I |
| » | §§ 22 = | II |
| I App., | §§ 27-47 = | XXVIII |
| » | §§ 48-51 = | III |
| Ordo II | | V |
| » | III = | VI |
| » | V §§ 1-2 = | VIII |
| » | § 3 = | IX |
| Ordo VI | | X |
| » | VII = | XI |
| » | IX §§ 1-6 = | XXXVI |
| » | X = | |
| » | XII §§ 88-91 = | XLV |
| » | XIII = | |

Altri O.:
Ordo di S. Amando (Duchesne, Orig., 475) IV
Ordo di Giovanni « archicantor » (Silva-Tarouca, 194) XV
Ordo in Purific. BMV (Duchesne, Orig., 499) XX
Ordo letaniae majoris (Duchesne, Orig., 493) XXI
Ordo di Einsiedeln (De Rossi, Inscr., II, 1, 34) XXIII
Ordo rom. antiquus (Ordo vulgatus di Hittorp) L

L'Andrieu, inoltre, che non segue l'ordine cronologico, ma quello sistematico, ha raggruppato gli O. così:

| Ordo | I-X = Messe del Papa o dei vescovi. |
| XI | Battesimo. |
| XII-XIV | Canti e letture. |
| XV-XIX | Ordinamenti monastici. |
| XX-XXIII | Funzioni dell'anno liturgico. |
| XXXIV-XL | Ordinazioni. |
| XLI-XLIV | Dedicazione delle chiese. |
| XLV-XLVII | Incoronazione degli imperatori. |
| XLIX | In obsequium defunctorum. |
| L | Ordo romanus antiquus. |

III. FORMAZIONE

D'origine romana in massima parte, gli O. trovarono in Gallia l'ambiente adatto al loro sviluppo. Al principio del sec. IX, infatti, il trionfo della liturgia romana oltre le Alpi era un fatto compiuto. I Sacramentari romani si erano sostituiti ai libri gallicani preesistenti e, il più delle volte, si erano fusi con essi. Ma i Sacramentari contenevano solo formole, preghiere, benedizioni, consacrazioni. Per compiere le funzioni solenni secondo il rito romano bisognava avere anche la descrizione dettagliata delle nuove cerimonie, contenute appunto negli O., complemento necessario dei Sacramentari. Anche gli O. perciò penetrarono in Gallia adattandosi all'ambiente e agli usi locali, pur conservando evidenti tracce della loro origine romana. Seguendo la ramificazione dei manoscritti si trovano due collezioni di O.: 1) collezione A, la più antica (sec. VIII), formata di elementi romani puri, rappresentata dal cod. 412 della Facoltà di medicina di Montpellier. 2) Collezione B (sec. IX) composta di elementi romani gallicanizzati; rivela una specie di compromesso tra l'uso romano e gli usi indigeni franchi (cf. Andrieu, I, pp. 467-76). La prima collezione, in origine, ebbe lo scopo eminentemente pratico di un libretto destinato alla chiesa, come direttore per l'esecuzione esatta delle funzioni. Ma il libretto era troppo incompleto e troppo romano per essere adottato tale e quale da un maestro di cerimonie in Gallia e finì per diventare un codice di biblioteca. La seconda collezione, invece, era più comoda per le chiese franche, specialmente grazie al Rituale delle ordinazioni. Ebbe, perciò, grande diffusione: con l'aggiunta di qualche altro rito divenne presto un vero manuale di cerimonie episcopali. Sotto la spinta delle riforme ecclesiastiche carolingie, alla Collegio B furono aggiunti altri scritti di carattere teologico-giuridico dando origine alle somme liturgico-teologiche, destinate all'istruzione del clero. Queste collezioni dintatte (rappresentate dal cod. Can. C 102 di Zurigo) si moltiplicarono un po' dappertutto e specialmente in paese germanico, nella regione Reichenau-S. Gallo. Ci sono, infine, altre collezioni di O. più antiche, che non è facile ricostituire, ma le cui tracce importantissime hanno trovato luogo in raccolte contemporanee alle collezioni precedenti.

Con tutti questi materiali, buona parte, come si è detto, d'origine romana, un monaco di Magonza, nella seconda metà del sec. X, compose un libro ibrido, di cerimonie e di testo, ad uso dei vescovi, chiamato oggi dopo l'Andrieu) Pontificale romano-germanico, denominazione che ne indica bene la natura composita, gli elementi e la loro rielaborazione con aggiunte in Germania. L'importanza della compilazione sta nel fatto che essa ci ha conservato tanti elementi della liturgia romana che altrimenti sarebbero andati perduti. Rimangeggiato più volte, formò il nucleo principale del Pontificale romano del sec. XIII, dopo del Pontificale di Durando di Mende (m. nel 1296), che, alleggerito e rimanipolato, è diventato il nostro Pontificale Romanum.

IV. CONTENUTO

Gli O. editi dal Mabilon presentano le seguenti particolarità: Ordo Romanus I: è il più antico (inizio sec. VIII) ed è composto di vari strati. L'introduzione (coll. 1-3) più tarda dà alcune sommarie informazioni sull'organizzazione del clero romano e il turno scelto nelle Messe stazionali. La prima parte (nn. 4-21) contiene la descrizione della Messa papale stazionale; la seconda (nn. 22-51), che però, secondo l'Andrieu, non ha nulla a che fare con l'Ordo I, descrive la liturgia di Quaresima e dei quattro ultimi giorni della Settimana Santa. Questa parte è del sec. IX. Il I Ordo è il più importante e il più studiato. Il Mabilon (riprodotto in PL, 78) si servì del cod. A (Sangall. 140, sec. IX-X); H. Grisar (Analecta Romana, I, Roma 1889, pp. 217-29) usò un codice assai difettoso (ms. S = Sessorianus 52), della Biblioteca nazionale di Roma; Riccardo Stapper ha riprodotto il ms. W (= Wolfenbüttel 4175, sec. IX; coll. Opuscola et textus, Münster in V. 1933). Il II Ordo è un adattamento dei riti della Messa pontificale descritti nel I Ordo, per una chiesa fuori di Roma. I più antichi manoscritti risalgono al sec. IX, ma riflettono la situazione del secolo precedente. Pure il III Ordo è un rifacimento del I Ordo, compiuto in Germania nel sec. X. Anche'esso contiene la Messa papale, quale si trova inoltre nel IV Ordo, posteriore, e semplice frammento, che riproduce il Canone gregoriano della Messa dal Quam oblatiorem alla fine. Il V Ordo, derivante da un codice di Gallo del sec. X, fa un elenco delle vesti liturgiche del clero romano e una descrizione della Messa episcopale. La lista delle vesti secondo G. Braun (Die liturgische Bevandung, Friburgo in Br. 1907, p. 6) è più antica e può ritenersi del sec. IX. Anche il VI Ordo contiene la descrizione d'una Messa episcopale. Fu composto in Germania a metà del sec. IX. Il VII Ordo, conosciuto da parecchi manoscritti del sec. IX, fissa l'ordine degli scrutini, il rito del Battesimo e della Confermazione. L'VIII Ordo deriva dal codice della Vaticana Palat. lat. 487 del sec. IX e riferisce l'antico rituale romano delle ordinazioni. L'Andrieu trovò uno sviluppo di questo Ordo in un manoscritto del British Museum (Add. 1522; IX-X sec.) con la descrizione degli Ordini minori. Il rito delle ordinazioni si ritrova nel IX Ordo; il X Ordo, estratto dal Pontificale della Curia del sec. XIII, nella prima parte

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tiene il cerimoniale della Messa ad uso dei vescovi e un'ampio repertorio di benedizioni: sta tra i secc. IX-X. Ordo Bernhardi cardinalis, conosciuto anche con il nome di Ordo Lateranensis, con gli uffici e consuetudini della basilica del Laterano, compilato dal card. Bernardo di Porto (m. nel 1176) e pubblicato nel 1916 da L. Fischer. Restano, infine, una serie di Ordines editi da J. Kösters relativi all'elezione dei cardinali e alla consacrazione del papa (Studien zu Mabillons römischen Ordines, Münster in V. 1905).

Con gli O. va ricordato il Liber Diurnus (v.) dei Romani Pontefici, che contiene pure riti e formole liturgiche assai importanti circa la consacrazione del papa e la dedicazione delle chiese. - Vedi tav. XIII.

Bibl.: M. Andrieu, Les O. R. du haut moyen-âge (Spicilegium Sacrum Lovaniens, n. 11), I. Les manuscrits, Lovanio 1931; II. Les textes (O. I-XIII), 1934; III. Les textes (O. XIV-XXXIV), 1935. Tutta la storia degli O. dev'essere ormai riveduta ed aggiornata in base ai risultati delle ricerche e della citata ed. critica dell'Andrieu; gli studi precedenti, quindi, vanno usati con cautela. Nel I vol. dell'Andrieu, pp. XIII-XXIII, si trova un'esauriente bibliografia sull'argomento. Annibale Bugnini