OSROENE

OSROENE. - La provincia cristiana dell'O. si costituì entro i suoi limiti definitivi assai tardi, verso la metà del sec. v.: i suoi confini furono verso oriente il corso del Hâbûr dalla sua confluenza con l'Eufrate a Circesium e poi il corso di questo da Circesium sino all'altezza di Samosata. Regione di popolazione aramaica con forti penetrazioni arabe, ebbe caratteristiche tutto affatto speciali sin dall'antichità: la sua capitale Ôrhâi (oggi Urfah) Edessa (v.), fu un importante centro di cultura ed una, e forse la più notevole, località dove il siriaco assurse a lingua letteraria.

Penetrata di cristianesimo sin prima della pace della Chiesa, elaborò una serie di leggende, che culminano nel cielo di s. Tommaso di cui le reliquie vi sarebbero state trasportate intorno al 220, che le diedero gran fama in Oriente. Contemporaneamente la non lontana Carrhae (Harrân) rimaneva profondamente pagana, conservando il suo culto fino nel medioevo inoltrato. Su Edessa i documenti della sua storia religiosa e quindi anche dei suoi monumenti cristiani sono abbondanti, cominciando dal Chronicon Edessenum compilato sui documenti ufficiali della Chiesa. Disgraziatamente all'abbondanza dei dati filologici non corrisponde una eguale, né anche minore, abbondanza di dati archeologici, in quanto tutte le chiese della città sono scomparse. Ancora molte ne vide intorno al 1507 un anonimo mercante veneziano di cui la relazione fu pubblicata dal Ramusio: « Questa città è stata regale, magnifica et miracolosa, come si vede per l'antiche memorie, et di fabbriche, et di palagi. Vi sono da dieci in dodici chiese grandissime, et fabricate di marmi di tale sorte, ch'io con parole non saprei esprimere ». Anche l'epigrafia cristiana sia della città quanto del vicino convento di S. Giacomo (in gran parte in siriaco), pur non povera, non presenta però dati archeologici salienti. Si è dunque ridotti a elenchi di titoli di chiese, importanti per la storia del culto, ma che nulla dicono sulla struttura e la decorazione di tali monumenti.

Il più notevole monumento cristiano di Edessa era la Grande Chiesa, che gli scrittori musulmani, cominciando da al-Muqaddasi, annoverano fra le meraviglie del mondo. Per fortuna un testo poetico siriaco, composto probabilmente nel sec. vii, dà un'abbastanza ampia e chiara descrizione della forma che essa venne ad assumere in seguito alla ricostruzione del vescovo Amidonius in epoca giustiniana. La chiesa era allora un edificio a cupola di tipo bizantino più che non mesopotamico, probabilmente molto simile ad un altro edificio ancora conservato e ben noto, cioè S. Clemente di Angora. La chiesa nel suo interno era completamente rivestita di musaici decorativi, probabilmente aniconici.

Al di fuori di Edessa si hanno notizie di chiese e monumenti che sorgevano in diverse località, e del celebre monastero di Qennesrè resta anche una vera e propria storia, edita dal Nau. Così a Harrân si conosce l'esistenza di una chiesa di S. Elpidio e di un monastero di Aftonia nelle vicinanze della città e a Constantinè (oggi Virân Şahr) si sa che uno xenodocheion vi

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OSSERVATORE ROMANO, L'. - Ritratti dei direttori passati: Nicola Zanchini, Giuseppe Bastia, Augusto Baviera.
(per cortesia di mons. J. P. Frutasi)
fu costruito nel 456 dal vescovo Abramo e un altro nel 513 sotto il vescovo Samuele, come informano due iscrizioni. Virán Şahr ha ancora conservato le rovine dell'unico monumento paleo-cristiano della regione. Era questa una grande chiesa rotonda avente nell'interno del primo recinto circolare esterno e, concentrico con questo, un secondo recinto costituito da otto enormi pilastri formanti gli angoli di un ottagono. Secondo due assi perpendicolari fra loro esistevano tre portici quadrati antistanti alle tre porte di accesso alla chiesa e nel quarto lato un lungo coro absidato. Non si sa se l'ottagono centrale era coperto da un tetto piramidale o da una cupola.

Ad Edessa si conservava una immagine miracolosa del Cristo di cui le copie, diffuse anche in Occidente, sono assai importanti per la storia iconografica del Messia.

BIBL.: G. B. Ramusio, Delle navigationi et viaggi, II, Venezia 1583, fol. 78v; E. Renan, Deux monuments épigraphiques d'Edesse, in Journal asiatique, 8e serie, 1 (1883), pp. 246-51; L. Hallier, Untersuchungen über die Edessenische Chronik, Lipsia 1893; A. Baumstark, Vorjustinianische kirchliche Bauten in Edessa, in Oriens christianus, 4 (1904), pp. 164-83; H. Pognon, Inscriptions sémitiques de la Syrie, de la Mésopotamie et de la région de Mosul, Parigi 1907, nn. 2-12, 36-39, 44-50, 55-58, 87-90, 118; A. Rücker, Aus der Geschichte der jacobitischen Kirche von Edessa, in Oriens Christianus, 32 (1935), p. 124 sc.; A. Vasilev, The Life of st. Theodore of Edessa, in Byzantion, 16 (1942-43), pp. 179-80; A. Grabar, Le témoignage d'un hymne syriaque sur l'architecture de la cathédrale d'Edesse au VIe siècle et sur la symbolique de l'édifice chrétien, in Cahiers archéologiques, 2 (1947), pp. 41-67; A. Dupont-Sommer, Une hymne syriaque sur la cathédrale d'Edesse, ibid., pp. 29-39. Su Virán Šahr: Oppenheim-Lucas, Inschriften aus Syrien, in Byzantinische Zeitschrift, 1905, nn. 92-94; J. Straygowski, Kleinasien ein Neuland der Kunstgeschichte, Lipsia 1903, pp. 96-110. Ugo Monneret de Villard
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“OSROENE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 274. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/osroene.