TOMMASO, APOSTOLO, SANTO

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TOMMASO, APOSTOLO, santo. -

I. Vita

Uno dei «dodici», caratterizzato dall'epiteto Didimo, che significa «gemello», versione (In Io. II, 16; 20, 24; 21, 2) del nome aramaico T. grecizzato (Θωμᾶς ὁ λεγόμενος ἀλώμως). A torto alcuni lo interpretano come sinonimo di «duplice» di animo.

Gli antichi scrittori hanno fantasticato per cercare di chi T. fosse gemello. Alcuni (Chronicon Paschale, 9: PG 92, 1076) lo dicono gemello di una certa Lidia o Lisia; altri di un certo Eliezer (Hom. Clem., 2, 1: PG 2, 77). Gli apocrifi Atti di T. (v. appresso), la Storia di Abgar (cf. Eusebio, Hist. ecc., I, 6: PG 20, 126) e la Dottrina degli Apostoli lo chiamano Giuda-T.

Nei cataloghi degli Apostoli dei Sinottici (Mt. 10, 3; Mc. 3, 18; Lc. 6, 15) e di Act. 1, 13 ricorre solo il nome di T. Il IV Vangelo riferisce di lui alcuni episodi. Uno ne mostra il coraggio: «Andiamo anche noi e moriamo con lui» disse T. quando si trattava di andare a Bethania, dove Gesù era cercato a morte (Io. 11, 16). Un altro ne mostra il carattere ragionatore: «Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?», chiese a Gesù nell'ultima Cena (ibid. 15, 14). Notissimo è il suo scetticismo di fronte alle affermazioni degli altri apostoli, che avevano visto Gesù Risorto (ibid. 20, 24-25), riparato con la sua protesta di fede nella realtà umana e divina del Risorto, pronunciata otto giorni dopo: «Signore mio e Dio mio!». Gesù gli replicò: «Perché m'hai visto hai creduto: beati quelli che non hai visto, eppure hanno creduto» (ibid. 20, 26-29). Io. 21, 2 elenca T. tra i cinque che parteciparono alla seconda pesca miracolosa. Onde risulta che anche T. era pescatore.

Notizie incerte si hanno dalla tradizione sul suo campo di apostolato. Una corrente, relativamente concorde, gli assegna le regioni orientali tra la Siria, la Persia e l'India. Il Breviario romano lo ricorda al 21 dic. come martire a Calamina in India. Le Chiese greca e siria lo festeggiano il 6 ott., quella melkita al 3 luglio, anniversario della traslazione delle sue reliquie a Edessa. I cristiani di rito malabarico si vantano di essere stati evangelizzati da T. apostolo, cosa da parecchi ancora discussa.

BIBL.: F. Vigouroux, Thomas, in DB, V. coll. 2197-99; K. Staab, Thomas, in LTHK, X, coll. 109-11; O. Ophan, Gli Apostoli, trad. it., Torino 1950, pp. 173-83. Notizie dagli apocrifi su T. in E. Hennecke, Neutestam. Apokryphen, 2a ed., Tubingen 1924, p. 122.

II. Archeologia cristiana

Una delle scene più antiche dell'incredulità di s. T. è data dal sarcofago di s. Celso a Milano, in cui al Signore risorto l'Apostolo mette il dito sul costato (R. Garrucci, Storia dell'arte crist., II, Prato 1876-81, tav. 315, 5). Sempre in Milano si conserva nel Duomo un dittico eburneo in cui è rappresentato l'apostolo T. nello stesso atteggiamento (Venturi, I, p. 426, fig. 390). A Londra, in un avorio del British Museum, il Signore nimbato, eretto su un suggesto, è circondato da quattro discepoli: il primo alla sua sinistra è T. che

TOMMASO APOSTOLO

Museo di Castelvecchio), sia olandesi e fiamminghi, ad es., P. W. Crabeth (Museo di Amsterdam). Una bella tela del Guercino, della Pinacoteca Vaticana, raffigura pure questo soggetto sacro.

Per l'arte del primo Settecento, è notevole la statua di s. T. apostolo scolpita in marmo da Pietro Legros, per la navata maggiore della basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma; vi si vede il Santo che mostra il suo dito, particolare che allude alla scena della sua incredulità.

Bibl.: K. Künstle, Ikonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 555-558. Witold Wehr

IV. LIBRI APOCRIFI

I. Apocalisse di T

Apocrifo, decreto di Gelasio (v.) con il titolo di Revelatio quae appellatur Thomae Apostoli.

Nel 1907 F. Wilhelm ha creduto di ritrovare il testo in un'Epistola domini nostri Iesu Christi ad Thomam discipulum suum, nella quale si descrivono i disastri fisici e morali degli ultimi sette giorni che precederanno la catastrofe cosmica. Il testo, assai tardivo, è databile, secondo E. Amann (in DBs, I, col. 529), ai tempi merovingi. Nel 1911 P. Bihlmeyer ne ritrovò una recensione meglio conservata, più antica, che sembra già stata in uso presso i priscillianisti, edita in Revue bénédictine, 28 (1911), pp. 270-282. Una ricostruzione critica tradotta in inglese è pubblicata da M. R. James, The apocryphal New Testament, Oxford 1924, pp. 555-562.

2. Atti di T

Libro apocrifo, ritenuto encratita da s. Epifanio (PG 41, 852), manicheo da s. Agostino (PL 42, 452.758), priscillianista da Turribio (PL 44, 694). Gli Atti di T. sono giunti a noi in molti manoscritti con rifacimenti cattolici, in due recensioni principali: una in greco, l'altra in siriaco; questa sembra la lingua originale. I rifacimenti etiopici sono d'importanza minore.

Nella recensione greca il testo è diviso in 13 parti (più una riguardante il martirio di T.). Eccone l'argomento: gli Apostoli a Gerusalemme si dividono il campo di lavoro. A Giuda-T., detto anche Didimo, tocca l'India. Non vuole recarvisi. Gesù, apparsogli, gli ripete l'ordine e lo vende schiavo a un mercante inviato da un re dell'India, chiamato Gundafor, che cercava un bravo architetto che gli costruisse uno splendido palazzo. A un certo punto del viaggio, T. assiste alle nozze della figlia del Re e recita un inno all'unione mistica dell'anima con la sapienza eterna. Frattanto Gesù, nelle vesti di T., persuade gli sposi a mantenere la perfetta continenza nel matrimonio. Più tardi, presentato al Re come un architetto, T., incaricato di costruire un palazzo, distribuisce alle vedove ed ai poveri i fondi ricevuti a questo scopo. Il Re, furente, è poi calmato da un sogno che gli mostra il palazzo costruito dalle anime convertite da T., ed egli stesso si fa battezzare. T. compie diversi miracoli. Tra l'altro, libera dal demonio la figlia del re Misdaì e raccomanda a tutte le donne la continenza perfetta nel matrimonio. Imprigionato per questo motivo, T. è vade miracolosamente, ma poi, ancora miracolosamente, rientra in carcere, e finisce ucciso a colpi di lancia. Il suo corpo continua ad operare miracoli.

Le tracce di gnosticismo si trovano specialmente nelle parti poetiche; è difficile tuttavia determinare a quale sistema gnostico appartengano. Se si escludono le parti poetiche, che, secondo alcuni, potrebbero essere interpolate, il racconto leggendario risulterebbe sostanzialmente ortodosso e potrebbe contenere qualche traccia di tradizione attendibile. Alcuni pensano che il libro sia sorto in Siria per opera di Bardesane. Tra i rifacimenti latini, senza la parti poetiche, e quindi sostanzialmente ortodosso, si nota quello attribuito a s. Gregorio di Tours: De miraculis b. Thomae Apostoli. Vi è pure una Passio s. Thomae Apostoli del sec. VI. Il rifacimento etiopico, derivato da un rifacimento copto, si concede molte libertà.

Bibl.: R. A. Lipsius, Neutestamentl. Apokryphen und Apostellengenden, I. Brunswick 1883, pp. 240-277; M. Bonnet, Supplementum codicis apocryphi: Acta Thomae, Lipsia 1883; W. Bauer, in E. Hennecke, Neutestamentl. Apokryphen, 2a ed., Tubinga 1924, pp. 256-269; E. Amann, Apocryphes du Nouveau Testament, in DBs, I, coll. 501-504. Pietro De Ambroggi

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(101. Alinari)
Tommaso, apostolo, santo - Incredulità di s. T. Status di A. del Verrocchio (1464-83). Il tabernacolo è di Donatello Firenze, Orsanmichele.

3. Vangelo di T

La più antica menzione di un Vangelo attribuito all’apostolo T. si trova in Origene (Hom. in Lucam, 1, 1: CB, IX, p. 5; cf. Eusebio, Hist. eccl., III, 25, 6: CB, II, 1, p. 252), ed in Ippolito (Philosophumena, V, 7, 20: CB, III, p. 83), che ne cita un breve versetto ed afferma che l’opera era diffusa fra gli eretici naasseni.

S. Ireneo (Adv. haer., I, 20, 1: PG 7, 653) sembra supporre l’uso da parte dei marcosiani; mentre s. Cirillo di Gerusalemme (Catech. IV, 36: PG 33, 500) dichiara, insieme al decreto pseudo-gelasiano, che l’opera era di origine manichea. Da simili affermazioni è lecito concludere l’esistenza nel sec. II di un Vangelo di T. di origine gnostica. Di esso si ha con sicurezza solo il detto riportato da Ippolito: «Chi mi cerca mi troverà tra i fanciulli da 7 anni in su; li infatti nascosto nel 14° eone diverrò manifesto». Ciò che rimane del Vangelo di T. è con molta probabilità un rifacimento cattolico, che tuttavia conserva tracce evidenti di gnosticismo, nell’apocrifo intitolato in greco Racconti sull’infanzia del Signore di T. filo-sfo israelita, in latino Tractatus de pueritia Iesu secundum Thomam. La sua diffusione è documentata dalle numerose versioni (siriace, latina, araba, slava). In greco esistono due recensioni: quella lunga, pubblicata la prima volta su un cod. di Bologna da G. L. Mingarelli nel 1764, è di 19 capp. e narra la vita di Gesù di 5 ai 12 anni; quella breve (capp. 13), desunta da un codice sinaitico, si limita agli anni 5-9. L’ignoto autore non era né filosofo né israelita; la sua conoscenza dei costumi giudaici è molto limitata, mentre mostra un concetto meschino della religione. Il racconto è una sequela di miracoli inutili di un Gesù Bambino, vendicativo e capriccioso. È stata ventilata anche l’ipotesi che il substrato sia di origine pagana, e precisamente indiana (cf. A. Mayer, Kindheitserzählung des Thomas, in Ed. Hennecke, Neutesta-mentliche Apokryphen, 2a ed., Tubinga 1924, p. 94 sgg.).

Bibl.: L. Conrady, Das Thomasevangelium. Ein wissenschaft. Versuch, in Theol. Studien und Kritiken, 76 (1903), pp. 377-459.