CLEMENTE VIII, PAPA. - Ippolito, figlio di Silvestro Aldobrandini, illustre giureconsulto, e di Lisa Deti, n. a Fano il 24 febbr. 1536, fu assunto al pontificato il 30 genn. 1592; m. il 5 marzo 1605. Studiò leggi a Padova, a Perugia e a Bologna, dove si laureò. La vita onesta ed esemplare sin dalla gioventú gli conciliò il favore di Pio V, protettore della sua famiglia, aprendogli l'accesso alla prelatura romana; coprì con onore gli uffici di avvocato concistoriale e di uditore di Rota; da Sisto V fu promosso datario il 15 maggio 1585 e in quello stesso anno, 18 dic., anche cardinale di S. Pancrazio. Fu penitenziere maggiore nel 1596 e poi legato straordinario in Polonia

(1588-1589), dove con grande tatto riusci a comporre il gravissimo dissidio tra la Polonia e la casa d'Austria e, con particolare riguardo, ad allontanare il pericolo turco. Nei tre conclavi seguiti alla morte di Sisto V, il suo nome figurò tra i papabili, ma gli fu avversa la corte di Spagna, che lo reputava francofilo. Eletto papa, riprese le direttive di governo e lo spirito risoluto di Sisto V, con un temperamento più mite. Contrario al nepotismo in massima, non seppe evitare di chiamare a suoi immediati collaboratori i nipoti Cinzio e Pietro Aldobrandini, che presto furono assunti al cardinalato e nominati segretari di Stato. Ebbe a cuore l'opera di riforma della Chiesa; in questa ebbe spesso il consiglio di a. Filippo Neri; fu pertanto sollecito del ristabilimento della disciplina nel Palazzo e nella Curia papale e della repressione di ogni abuso; con la costituzione del 12 marzo 1596, integrata da decreti degli aa. 1599, 1602, 1603, provvide a restaurare il buon governo e la fedeltà alla regola nelle comunità religiose; richiamò vescovi e clero all'osservanza dei canoni tridentini e in particolare all'obbligo della residenza; creò cardinali i migliori (Baronio, Bellarmino, Tarugi, Toledo, Antoniano); temperò la severità del tribunale dell'Inquisizione; rimosse inconvenienti nella procedura dei processi (il 17 luglio 1600 subì l'estremo supplizio Giordano Bruno eretico); perseguì l'eresia e gli eretici stimolando all'uopo anche i principi cattolici, soprattutto nell'impedire la diffusione di libri o libelli contrari alla fede cattolica; allo stesso intento ordinò una nuova edizione, più aggiornata e più chiara nelle disposizioni, dell'Indice dei libri proibiti. Poiché la Bibbia stampata d'ordine di Sisto V era stata oggetto di gravi critiche fra i dotti, C. VIII ne impedl la circolazione e ne fece approntare un'altra più corretta (Volgata clementina); deliberò una moderna raccolta delle Costituzioni pontifice ed egli stesso collaborò agli studi per queste; furono cosi
stampate le S. D. N. D. Clementis papae Decretales (Roma 1598); ma l'opera restò allo stato di progetto, perché dubbi, contrarietà, resistenza opposta da varie parti ne dissuasero la pubblicazione. C. fu zelantissimo fautore e promotore delle missioni, già dovunque, nel vecchio e nel nuovo mondo, splendidamente avviate ad opera di Gesuiti, di Francescani e di altri Ordini religiosi. Nell'ardente dibattito intorno alla dottrina della Grazia fra Gesuiti (Molina) e Domenicani (Báñez), allo scopo di mettere termine alle dispute inventate troppo ardenti, dispose che fossero sottoposte all'esame di una commissione speciale, che fu la celebre Congregatio de Auxiliis, ma non riuscì ad ottenere la conciliazione degli animi.
Nella guerra religiosa di Francia, nella quale aveva parte anche la Spagna, C. VIII evitò d'aver parte, non volendo mettersi in contrasto con l'una o l'altra delle due potenze; ma quando Enrico di Borbone abiurò il calvinismo e fu perciò riconosciuto re (v. ENRICO IV), egli diede la sua sanzione a questa soluzione e poté in seguito riconciliare le due corone (Pace di Vervins, 1598) e provvedere alla riforma della Chiesa in Francia; infatti solo allora effettivamente poterono essere introdotti in Francia i canoni tridentini con un pronto rifiorire della vita religiosa. In vista appunto della concordia fra i cattolici e della pace nel regno C. tollerò l'editto di Nantes del 1598, con cui quel re concesse libertà di culto e di coscienza e speciali guarentiglie politiche agli ognotti, ancora assai potenti nel regno stesso. Con l'appoggio di Enrico IV ebbe felice esito la devoluzione di Ferrara alla S. Sede. Già come cardinale, di fronte alle assidue pratiche di Alfonso II d'Este, duca di Ferrara, per assicurare la successione di quel dominio alla casa d'Este, pur mancandogli discendenti maschi legittimi, l'Aldobrandini aveva sostenuto che siffatte sollecitudini non si dovevano accogliere, in obbedienza ad una nota bolla di Pio V, che vietava ogni ulteriore alienazione di feudi della Chiesa; nei primordi del suo pontificato aveva pure confermato la bolla; alla morte del duca, Cesare d'Este suo nipote, designato erede, volle succedergli anche nel dominio di Ferrara, confidando nell'avversione di potenze italiane ad un ingrandimento dello Stato pontificio. Ma in realtà, non avendo il favore sperato della Spagna, di Venezia e dell'Impero, mentre C. VIII poté contare sull'aiuto non solo diplomatico, ma eventualmente anche militare di Enrico IV, l'Estense s'indusse a sottomettersi alla volontà del Papa; così, pacificamente, Ferrara fu devoluta alla S. Sede. C. VIII volle godere di questo suo trionfo politico andando pomposamente a Ferrara e ordinando là, tra l'altro, la costruzione d'una fortezza.
Minori successi ebbe il Papa in altri campi del suo governo politico-ecclesiastico: la potenza spagnola, che era sempre forte in Italia e premeva rudemente sulla stessa Corte papale, si rese più tenace, col pretesto di una supposta preferenza di C. per la Francia; lo sforzo del Papa di organizzare una lega cristiana contro gli Ottomani non ebbe serio risultato, né l'invio di corpi d'esercito di Ungheria da lui stipendiati ebbe fortuna. Se considerevoli furono le sollecitudini di C. per la restaurazione cattolica in Germania e nei Paesi Bassi spagnoli, non furono adeguati in realtà i risultati. Le speranze concepite su Giacomo I re d'Inghilterra per il ristabilimento del cattolicesimo in Inghilterra ed i tentativi al riguardo non produssero che delusioni. Poche consolazioni gli vennero circa la fortuna del cattolicesimo in Polonia e in Russia; conforti, ma non duraturi, ebbe dal giu
bileo, indetto per l'anno santo 1600, che richiamò a Roma pellegrini in gran numero dalle varie parti dell'Europa cristiana. La sua salma, nel 1646 fu trasportata da S. Pietro a S. Maria Maggiore nel sepolcro fatto costruire da Paolo V. - Vedi Tav. CXVI.