PIO V, PAPA, santo. - L'ultimo Papa canonizzato, il 17 gen. 1564 a Bosco, presso Alessandria, da Paolo Ghislieri e Domenica Augeria: entrò nel 1518 nell'Ordine dei Domenicani a Voghera e vi ricevette nome di Michele, fu ordinato sacerdote nel 1528 e poco dopo lettore a Pavia; era inoltre commissario dell'Inquisizione per la diocesi di Pavia e più tardi fu inquiritore a Como ed a Bergamo. Con tale attività si acquistò la benevolenza del card. Carafa che nel 1551 lo fece nominare commissario generale dell'Inquisizione romana e, divenuto papa con il nome di Paolo IV, nel 1556 lo nominò vescovo di Sutri e Nepi, nel 1557 cardinale ed il 14 dic. 1558 grande inquisitore.
Sotto Pio IV egli era in disgrazia per le sue relazioni con i Carafa, quindi si dedicò esclusivamente all'Inquisizione ed alla riforma dell'episcopato di Mondovì, che gli era stato affidato nel 1560. Nel Conclave del 1565, in seguito all'accordo tra il Borromeo e il Farnese, il 7 gen. 1566 fu eletto papa con sorpresa generale, essendo naufragate le candidature di Morone, di Sirleto e del Ricci, favorito da Cosimo I. Il 17 gen. venne consacrato. Suo merito imperituro è che, avendo mandato ad effetto il Concilio di Trento, agli con la massima serietà in tutti i campi della vita ecclesiastica: inviò i decreti sino a Goa, nel Messico, nel Venezuela, ai paesi più lontani. Nella diocesi di Roma diede inizio personalmente alla visita canonica e fece riformare il clero da Niccolò Ormante, persona di fiducia di Carlo Borromeo. Nominò visitatori apostolici per gli espiropati dello Stato della Chiesa, del Regno di Napoli e dell'Alta Italia. I sinodi provinciali del Borromeo a Milano di-

Pio V, papa, santo - Dipinto attribuito a Federico Zuccari.
Blackburn, Stonyhurst College.
vennero il modello di numerosi altri sinodi provinciali, dentro e fuori d'Italia. P. V negò rigorosamente le dispense dall'obbligo di residenza ai vescovi e ai parroci e diede grandissima importanza alla nomina di vescovi ferventi, ad esaminare i quali il 3 maggio 1567 nominò una deputazione composta di tre arcivescovi. I 21 cardinali eletti da lui vennero scelti con punti di vista strettamente ecclesiastici. Con l'energia riforma della Penitenzieria (1560) e con la fondazione delle Congregazioni dell'Indice e dei vescovi continuò la riforma delle autorità curiali, che era stata accantonata dal Concilio di Trento.
Con la pubblicazione del Catechismo romano (1566), del Breviarium Romanum riformato (1568) e del Missale Romanum (1570), come pure con l'insediamento di una commissione per la revisione della Vulgata (1569), corrispose ai desideri espressi dal Concilio di Trento. L'11 aprile 1570 dichiarò dottore della Chiesa. S. Tommaso d'Aquila, il 1° ott. 1567 condannò le 79 tesi di Michele Baio. Rinvigorì severamente l'Inquisizione romana che sotto Pio IV si era rilasciata; fra l'altro furono giustiziati Pietro Carnesecchi e Aonio Paleario come eretici.
Dal punto di vista della politica della Chiesa, il pontificato di P. V si distingue per la tensione continua con il sovrano della più grande potenza cattolica, Filippo II, a causa delle richieste ecclesiastiche del patronato reale e delle richieste di denaro per la Chiesa spagnola; soltanto a fatica il nunzio a Madrid, Giambattista Castagna, evitò una piena rottura. Durante la seconda e la terza guerra degli Ugonotti il Papa appoggiò i cattolici francesi con sussidi ed aiuti militari; non abbastanza informato degli avvenimenti, salutò anche la condotta del duca di Alba verso gli insorti nei Paesi Bassi. Disapprovò invece la relazione della regina di Scozia Maria Stuart con il Bothwell, ma non poté impedire il crollo del cattolicesimo in Scozia dopo che la regina fu fatta pri
gioniera. Il 25 febbr. 1570 scomunicò la regina Elisabetta d'Inghilterra e sciolse i cattolici inglesi dal giuramento di fedeltà. Le difficoltà con l'imperatore Massimiliano II erano particolarmente causate dalla poco chiara posizione religiosa di questo verso il protestantesimo e dalla sua arrendevolezza verso i protestanti austriaci. L'Imperatore protestò contro la nomina di Cosimo I a granduca di Toscana ratificata dal Papa (5 marzo 1570). La più grande impresa politica di P. V consiste nell'avver effettuato la Lega Santa antiturca con Venezia e la Spagna, la flotta delle quali, con a capo don Giovanni d'Austria e Marcantonio Colonna, riportò a Lepanto il 7 ott. 1571 una vittoria navale, che spezzò la preponderanza della flotta turca nel Mediterraneo. Il Papa, di cui Carlo Borromeo disse che da molto tempo la Chiesa non aveva avuto un capo migliore e più santo, morì il 19 maggio 1572. Egli fu sepolto dapprima nella cappella di S. Andrea in S. Pietro, da dove fu trasferito il 9 genn. 1588, sotto Sisto V, nella cappella del Presepio a S. Maria Maggiore. Il 19 maggio 1672 fu beatificato da Clemente X ed il 22 maggio 1712 Clemente XI lo canonizzò. La festa cade il 5 maggio.