BENEDETTO III, PAPA. - Romano, figlio di Pietro, successe a s. Leone IV (m. il 17 luglio 855). Ordinato da Leone IV prete cardinale di S. Callisto, gli elettori vennero a prenderlo per insediarlo come Papa (ca. il 20 luglio); e poiché non voleva saperne, a viva forza fu condotto al Laterano. Però non si procedette subito alla consacrazione perché conveniva attendere la conferma degli imperatori Lotario I e Ludovico II. I legati mandati a chiederla si lasciarono subornare, a Gubbio, da Arsenio vescovo di Orte e padre del famoso Anastasio Bibliotecario, scomunicato da Leone IV (853). Anastasio era il capo della minoranza favorevole a più accentuata ingerenza franca nelle vicende romane. Nessuna meraviglia che gli imperatori abbiano rifiutato la conferma di B. per proporre la candidatura di Anastasio. Né fu difficile trovare altri fautori, che, occupate a viva forza le basiliche vaticane e lateranense, arrestarono B. e i suoi principali fautori (21 sett. 855). La resistenza di B. e quella del clero romano, ritiratosi nella basilica Emiliana dei SS. Quattro Coronati, e d'altra parte le violenze di Anastasio dissuase i messi imperiali dall'insistere sulla sua candidatura. Ne abbandonarono il patrocinio e accettarono B., che fu consacrato in S. Pietro la domenica 29 sett. 855. Forse il giorno stesso della sua consacrazione morì l'imperatore Lotario; il Papa riuscì a conciliare, almeno per allora, i suoi figli Lotario II, Lodovico II e Carlo il Calvo che nell'abboceamento di Orbe in Svizzera (ottobre 856) si divisero gli Stati (Jaffé-Wattenbach, 266). Approvò gli atti del Concilio tenuto a Soissons nell'apr. dell'853 in favore di Incamaro di Reims, salvi i diritti della S. Sede e supposta la veracità del rapporto (op. cit., 2664). Accolse Etevolfo, re del Wessex e suo figlio Alfredo, il futuro grande re, venuti in pellegrinaggio alla tomba degli Apostoli. Restaurò il battistero di S. Maria Maggiore e varie altre chiese che dotò di ricchi doni, specialmente S. Paolo profanata dai Saraceni nell'invasione dell'846. Difese i diritti della Chiesa e la inviolabilità dei monasteri contro il violento Uberto, conte del Giura. Le sue proteste per i disordini del regno di Carlo il Calvo furono accolte nel convegno di Benneuil (ag. 856). Invece fallirono quelle in favore dei quattro vescovi della Bretagna che il principe Nominoé aveva fatto in giustamente deporre (op. cit., 2671), e quelle in favore del conte Bosone, abbandonato dalla moglie Engeltrude fuggita con un amante alla corte di Lotario II (op. cit., 2673). Riuscò di pronunciarsi definitivamente prima d'aver sentito le due parti sulla causa di Gregorio Asbesta, vescovo di Siracusa, deposto dal patriarca Ignazio (op. cit., 2667). Morì il 17 apr. 858 e all'indomani fu deposto in S. Pietro a cura del diacono Niccolò che l'aveva consigliato nel robusto governo e che doveva succedergli nel pontificato.
BENEDETTO III, PAPA
BIBL.: L. Duchesne, *Liber Pontificalis*, II, pp. 140-41; Jaffé-Wattenbach, I, p. 339 ss.; F. Baix, *Benoît III*, in DHG, VIII, coll. 14-27; A. Fliche e V. MARTINO G, *Histoire de l'Eglise*, VI, Parigi 1937, pp. 288-90 e 367-68.