PRETESTATO, CIMITERO di. - Situato al 2° miglio sulla sinistra della Via Appia (attualmente l'ingresso è sulla Via Appia Pignatelli 1). La denominazione appare nella Depositio martyrum per i sepolcri dei martiri Gennaro al 10 luglio e Felicissimo e Agapito al 6 ag., tutti e tre ricordati nello stesso cimitero dal Sacramentario leoniano e dal Martirologio geronimiano, il quale indica sempre in P. il papa Urbano (25 maggio) e i martiri Quirino (30 apr.), Valeriano, Tiburzio e Massimo (14 apr.) e Maior (10 maggio).
Damaso abbellì il sepolcro del martire Gennaro (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano

(fot. Pont. comm. arch. sacra)
Il cimitero è costituito da un'area sepolcrale all'aperto, in origine adibita a sepolture pagane per il grande numero di sarcofagi ivi rinvenuti, che più tardi, spezzati dai contadini, vennero utilizzati per chiudere lucernari e frane (M. Gütschow, Das Museum der Prätextat-Katakombe, in Atti della Pont. accademia rom. di arch., 3ª serie, Mem., 4 [1938, 2]). Nell'area cimiteriale cristiana sono indicati i sepolcri dei martiri Valeriano, Tiburzio e Massimo, in un oratorio o in un mausoleo trasformato, presso il quale abitò per qualche tempo il papa Giovanni III (561-74; cf. Lib. pont., I, pp. 305-306). Il cimitero sotterraneo risulta composto da vari nuclei di ipogei, in origine separati tra loro, poi ingranditi e insieme collegati. La regione più antica (sec. II) fu in origine composta da una scala discendente ad una galleria e ad un ampio cubicolo affrescato con il Buon Pastore nella volta e un grande sepolcro a mensa nella parete di fondo, e tombe nelle pareti laterali decorate con le scene della Risurrezione di Lazzaro, il Signore a colloquio con la Samaritana, l'Emorroissa e la Coronazione di spine, da alcuni interpretata invece per il Signore dopo il Battesimo nel Giordano. Tutta la regione venne poi approfondita e prolungata; in un terzo tempo furono praticate formae nel pavimento e una di queste appartenne ad una Urania figlia di Erode, e nel cubicolo immessi sarcofagi, oggi nel Museo Lateranense.
Una seconda regione (sec. III) ad oriente della prima è formata da una propria scala e da un'estesa rete di gal-
lerie, pure approfondite e con alcuni poliandri; una terza dello stesso secolo da una grande galleria (detta più tardi spelunca magna) su cui si aprivano ricchi cubicoli con ingressi dall'architettura caratteristica, simile a quella dei mausolei sopra terra. Uno di essi ebbe la volta e le pareti contenenti nicchie rivestite di marmo per sarcofagi, con affreschi rappresentanti le stagioni e i loro simboli, Giona gettato in mare, il Miracolo della fonte e il Buon Pastore, tagliato da un loculo posteriore in cui fu graffita l'iscrizione: (Maxi)mi refrigeri (per refrigeret) Iannarius, Agatopus (per Agapitus) Felicissimus martyres, cioè « che i martiri Gennaro, Agapito e Felicissimo diano refrigerio all'anima di Massimo » (G. B. De Rossi, Scoperta d'una cripta storica nel cemetero di P., in Bull. arch. crist., 1 [1863], p. 15 sg.). In questo cubicolo G. B. De Rossi ritenne che potesse riconoscersi il sepolcro del martire Gennaro, avendo rinvenuto nelle sue vicinanze frammenti della grande iscrizione dedicatoria di Damaso (G. B. De Rossi, Iscrizione damasiana scoperta dinnanzi la cripta quadrata nel cemetero di P., in Bull. arch. crist., 1 [1863], pp. 17-22). Anche un altro cubicolo presenta la stessa decorazione architettonica esterna, mentre l'interno era rivestito di marmi e di musaici. M. Armellini, G. B. De Rossi e P. Styger ritennero che i due martiri Felicissimo e Agapito, diaconi di Sisto II, fossero stati depositi in due loculi della grande galleria, poi decorati, protetti da transenna marmorea; la parete opposta fu tagliata per costruirvi un'abside. Vi è inoltre un secondo piano molto regolare con proprie scale; un piano intermedio con iscrizioni graffite dell'anno 384; una regione di un primo piano in cui è notevole l'arcosolio dove fu sepolta oltre la metà del IV sec. una Celerina, ivi Susanna è raffigurata come un agnello tra i due lupi indicati quali i vecchi (seniores).
Le iscrizioni munite di data consolare vanno dal 273 al 475. Alcuni epitaffi hanno rivelato nomi di presbiteri: Afrodisio, Lucenzio, Antipatro, Innocenzo; due frammenti indicano acoliti, uno un fossore; un « Quintus lactearius » appartenne alla domus di un Laterano; non pochi furono i nobili ivi depositi. In un graffito si legge l'invocazione: Deus Christus Omnipotens refrigeret spiritum tuum (Iddio Cristo Onnipotente dia refrigerio alla tua anima). Una

(fot. Pont. comm. arch. sacra)
(Int. Pont. comm. arch. sacra)