BENEDETTO XIV, PAPA

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BENEDETTO XIV, PAPA. - Prospero Lambertini, n. a Bologna il 31 marzo 1675 da Marcello e Lucrezia Bulgari; educato presso i Somaschi, poi a Roma, si dedicò agli studi ecclesiastici e particolarmente al diritto canonico e civile. Avvocato concistoriale (1701), promotore della Fede (1708) presso la Congregazione dei Riti, canonico di S. Pietro (1712), quindi consultore del S. Ufficio, dei Riti, del Concilio, e dal 1722 canonista della Penitenzieria si rese pratico del funzionamento dei vari dicasteri. Nominato nel 1725 vescovo titolare di Teodosia, nel 1727 arcivescovo di Ancona, fu creato cardinale in pectore il 9 dic. 1726, e pubblicato il 30 apr. 1728. Ebbe la sede arcivescovile della sua Bologna nel 1731 e la tenne anche da papa, sinché non vi si diede per successore il card. Malvezzi.

Nel lungo conclave che seguì la morte di Clemente XII (6 febbr. 1740) il Lambertini rimase dapprima in ombra, ma il 16 ag. improvvisamente venne designato ed il giorno dopo proclamato papa col nome di B. XIV. Di carattere bonario ed accostevole B. passò alla storia come uomo arguto, di quella facezia garbata e signorile che si riscontra in lui oltre che nella conversazione anche nella corrispondenza privata che mantenne viva anche da pontefice coi dotti e con gli amici, dotti per lo più anch'essi. In un secolo in cui l'erudizione anche su temi ecclesiastici era in fiore, seppe essere erudito bene informato e di valore e non rifuggì dal dimostrarlo nei suoi scritti e con illuminato criterio superò ogni tradizionalismo miosneista.

Fu anche sovrano capace. In tempi difficili prese severe misure per il risanamento dell'erario, equilibrando le spese, ricorrendo ad avvedute tassazioni e riuscendo a salvaguardare la neutralità della S. Sede. Molte, ed alcune ottime, furono anche le provvidenze del suo governo. Roma ebbe, fra l'altro, una nuova circoscrizione urbana, mentre per illuminato mecenatismo vi nascevano le quattro Accademie, dei Concili, di Storia ecclesiastica, di Liturgia e delle Romane Antichità, e si riformava anche l'Accademia dei Lincei e l'Nuovi Lincei. Vogliendo alla ricerche naturalistiche. Insigni i suoi meriti verso l'Archiginnasio bolognese, in particolare con l'istituzione di cattedra e museo anatomico, e con altre provvidenze che ne favorirono l'attività scientifica. Le cure maggiori però furono per la riforma ecclesiastica sia nel clero che nel popolo e ne lasciò memoria nelle innovazioni legislative e nella premura perché venissero osservate le antiche leggi. Favorì le missioni per il popolo in tutta Italia, aiutato dalla oratoria di S. Leonardo da Porto Maurizio, e dalle celebrazioni giubilari del 1750. Rinnovò le condanne contro la massoneria sulla scorta di quanto aveva fatto già Clemente XII, e contro gli scritti dei nemici del cristianesimo che si diffondevano ormai ogni dì più. S'oppose anche al giansenismo.

Non poche difficoltà procurarono a B. le discordie internazionali e specialmente il contrasto per la corona imperiale, sorto dopo la morte di Carlo VI (1740), fra Maria Teresa sua figlia, che caldeggiava la candidatura del marito Francesco di Lorena, granduca di Toscana, e Carlo Alberto di Baviera, sostenuto da Francia e Prussia. La lotta scatenatasi nel 1742 per l'elezione ed incoronazione di quest'ultimo, dilagò anche in Italia e lo Stato Pontificio stesso vi fu, benché neutrale, coinvolto, mentre Bologna era preda inerme di milizie austriache, spagnole e sarde. Il decesso di Carlo di Baviera (1745) e l'elezione del lorense Francesco I, recarono col trattato d'Aquisgrana (1748) pace generale; però B. si vide costretto a protestare per i misconosciuti diritti della S. Sede su Parma e Piacenza.

Difficili furono pure le trattative per gli accordi o concordati con le corti di Torino, Madrid e Napoli. Riguardo a Torino, largamente aveva il card. Lambertini concorso a sanare la tensione mantenutasi viva tra il 1731 ed il 1735. Da papa, grazie a diretta corrispondenza epistolare con Carlo Emanuele III e con il marchese d'Ormea, poté nel 1741 concludere i patti circa il vicariato apostolico sui territori papali ceduti in feudo alla monarchia e circa i benefici ecclesiastici. Più arduo fu l'affare della giurisdizione ed immunità ecclesiastica, felicemente concluso nel 1742 anche per merito del commissario pontificio Ludovico Merlini; e dei migliorati rapporti è prova la bolla del 1744 a favore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, e la soluzione del problema sul diritto di spoglio e sulle pensioni dei benefici.

Nel 1753 si chiuse pure l'annosa questione destata in Spagna dal malcontento per il concordato concluso con Filippo V nel 1737. Dopo svariate vicende fu riconosciuto al sovrano il patronato universale su tutte le diocesi e benefici, riservando la collazione di soli cinquantadue alla S. Sede e d'alcuni altri ai vescovi, e rispettando i patronati particolari. Il compenso concesso dalla Spagna non calmò le fondate apprensioni della Curia giustamente preoccupata che un tal precedente non favorisse analoghe pretese da parte d'altrì governi.

Anche con Napoli fin dal 1741 si giunse a trarre in porto un concordato per dirimere vecchie controversie risorgenti malgrado l'investitura feudale concessa al nuovo re Carlo di Borbone. S'istituì un tribunale misto per decidere sui casi controversi di giurisdizione ecclesiastica e larghe concessioni fece il

Pontefice circa l'immunità e diritto di asilo, ma senza trovare, specialmente ad opera del Tanucci, quella rispondenza che sperava.

In tempo di ostinata ed universale pretesa di intromettersi negli affari ecclesiastici da parte degli Stati cattolici, mira costante di B. fu di evitare, con procedimenti conciliativi, clamorose rotture diplomatiche, salvando la Chiesa da danni estremi derivanti da colluvie di leggi e decreti civili non conformi al diritto canonico. Così tra l'Austria e Venezia risolse l'intricata ed annosa vertenza per il patriarcato d'Aquileia, che fu con bolla del 1751 diviso nei due arcivescovi di Udine, per il dominio veneto, e di Gorizia, per quello austriaco. Tenne buone relazioni con Federico II di Prussia, per la prima volta dalla S. Sede riconosciuto ufficialmente come re, in particolare riferimento agli affari cattolici della Slesia da lui conquistata. Preoccupazioni non mancarono in Francia a causa degli intrighi e raggiri dei giansenisti, degli arbitri del Parlamento, e degli abusi di Luigi XV. Meglio andarono le cose in Portogallo, al cui sovrano fu concesso il titolo di «re fedelissimo», sebbene, poco prima di morire, B. dovesse, per le mene del Pombal, nominare il card. Saldanha visitatore e riformatore dei Gesuiti di quella nazione.

In campo missionario cercò B. di risolvere in qualche modo le secolari controversie sui riti cinesi e malabarici, proibendo con la bolla Ex quo singulari del 1742 certe onoranze agli antenati ed a Confucio praticate in Cina, e con l'altra Omnium sollicitudinum del 1744 riprovando la tolleranza di alcuni usi e superstizioni in India; imponendo, finalmente, ai missionari il giuramento di non permettere tali riti.

Fu fatta accusa contro B. per una condiscendenza che parve eccessiva nei riguardi dei governi del tempo suo, e per quel breve carteggio con Voltaire, il quale con grande improntitudine gli dedicò il suo «Maometto»; ma innegabile fu la rettitudine delle sue intenzioni di evitare maggiori danni alla Chiesa da parte dell'assolutismo dei principi e dei filosofi del tempo. Il grande Pontefice morì il 3 maggio 1758 e fu sepolto nella basilica Vaticana dove lo ricorda un monumento eretto su progetto di Pietro Bracci.

BIBL.: Opere: Benedicti XIV opera, ed. E. de Azevedo, 12 voll., Roma 1747-51, e Prato 1839-46 (nel voll. XVI-XVII si trovano le bolle); Acta Benedicti XIV, ed. L. De Martini, Napoli 1884; Benedicti XIV papae opera omnia inedita, ed. F. Ilenier, Friburgo in Br. 1904; Pastor, XVI, 1, e bibl. ivi cit. - Studi: A. M. Bettanini, B. XIV e la Repubblica di Venezia, Milano 1931; T. Valentini, Papa Lambertini umoristico, Roma 1938; W. F. King, Benedicti XIV and the Orientals, Roma 1940; F. Montanari, Il Card. Lambertini fra la leggenda e la storia, Milano 1943.

B. XIV CANONISTA. - Dotato di prelato in- gegno, unito a costante applicazione allo studio in tutta la sua lunga vita, favorito dalle circostanze della sua carriera ecclesiastica, che gli ha fatto percorrere molti importanti uffici curiali, da quello di avvocato concisoriale fino al sommo pontificato, B. XIV resta uno dei più grandi canonisti e legislatori della Chiesa. Ciò che distingue tutte le sue numerose opere è la dizione chiara, priva di ogni amplosità, e soprattutto il metodo: egli non si basa su costruzioni apriori- ristiche o su considerazioni puramente teoretiche, ma su profonda ed estesa indagine storica, che gli con- sente di porre i vari problemi nella loro vera luce e di scioglierli in conformità alla tradizione ed alla pratica della Chiesa. Lo Schulte (v. bibliografia) non esita a chiamare B. il vero fondatore della moderna scienza storico-giuridica, con la quale egli ha precorso i tempi.

Le sue opere in parte furono scritte in italiano, tradot- te po

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(fol. Zinari)
Benefietto XIV - Particolare del monumento in S. Pietro. Figura del Pontefice scolpita da P. Bracci (1758).

i in latino specialmente dall'Azevedo, il quale ne fece la prima raccolta in 12 voll. (Roma 1747-51). Una delle edizioni più complete è quella di Prato 1839-47 in 17 voll. (18 tomi). Quasi tutte le opere hanno attinenza col diritto, ma le più importanti sono quelle intorno alla canonizzazione, al sinodo diocesano, e il bollario.

1. De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione, Op. om., voll. I-VII, Prato 1839-40. Inoltre: Bologna 1734-38, Padova 1743, Roma 1747, Venezia 1767, Napoli 1773, Roma 1783. L'opera propriamente detta si compone di quattro libri: il 1. I contiene le controversiae praediminaries e offre quasi un sospetto storico e pratico del processo di beatificazione e canonizzazione; il 1. II tratta del processo di beatificazione a cominciare dal processo ordinario fino alla sua valutazione in Curia romana, il tutto sotto l'aspetto storico-giuridico; nel 1. III si occupa delle questioni da trattare nel processo: i testimoni, il martirio, la vita virtuosa (in generale e per i singoli Stati) le grazie speciali (gratis datae); il 1. IV ha due parti, nella prima si tratta dei miracoli (con discussione di molti castici- creti), nella seconda si prospettano questioni liturgiche: concessioni dell'Ufficio divino e della Messa, dell'inserzione nel Martirologio romano, della scelta dei santi patroni.

Quest'opera, basata su larghi studi e l'esperienza acqui- stata nell'ufficio di Promotore della Fede (1708-28), è ri- masta insuperata e classica per la Curia romana. Quanto alle testimonianze storiche scritte, però, egli le ammette soltanto come prove sussidiarie, mostrandosi in questo formalista. L'istituzione della sezione storica nella Con- gregazione dei Riti (1930) vi ha opportunamente rimediato.

2. Institutiones ecclesiasticae (in italiano, ed. Bologna 1731, 1735; Venezia 1740; Roma 1742; in lat., trad. di Il- defonso di S. Carlo delle Scuole Pie, Roma 1747 e 1750; Ingolstadt 1751; Bassano 1760; Venezia 1765). Non è un lavoro sistematico, ma sono istruzioni, editti, lettere pasto- rali, che trattano in 107 articoli soggetti diversissimi, pub- blicati da B. quando era arcivescovo di Bologna. Riguar- dano più che altro la vita pastorale, ma sempre con profonda dottrina storico-giuridica.

3. De Ssmodo Diocesann. La prima edizione, Roma 1748, fatta dall'Azevedo, è divisa in 8 libri; l'opera fu poi dall'autore accresciuta e divisa in 13 libri, Roma 1755; Ferrara 1756, 1760; Padova 1756; Parma 1764; Venezia 1773, 1792; Magunza 1842. Elaborò tale opera quando era arcivescovo di Bologna, ma la perfezionò poi già papa. Contiene tutte le materie che possono essere oggetto di un sinodo diocesano, con tale abbondanza che difficilmente i manca qualche cosa che possa rientrare nell'amministrazione episcopale. Per la pacata e oggettiva esposizione l'opera fu giudicata un capolavoro, certo la migliore che esista in materin. L'autore non disdegna neppure di citare e discutere autori protestanti e gallicani.
4. Theonurus resolutionum S. Congregationis Concilii, I-III, Urbino 1759; IV, Roma 1740. Essendo segretario del Concilio del 1718 al 1728, introdusse l'uso d'aggiungere ai Folia causarum distribuiti avanti le sedute, le decisioni anteriori in cause similari e le opinioni dei migliori canonisti. Questi fogli furono poi da lui stesso riuniti e pubblicati insieme alle risoluzioni del Concilio. La raccolta in seguito fu continuata fino a tutto l'anno 1908, e comprende 167 voll., in parte ristampati a Roma 1843 sgg. Questa innovazione, palesando la prassi e la giurisprudenza romana, ha avuto, secondo lo Schulte, un grande influsso sulla dottrina canonistica e sulle sentenze dei tribunali ecclesiastici in tutto il mondo.
5. Quaestiones canonicae et morales. E sostanzialmente identico ai primi 4 voll. del Thevaneus; la disposizione vi è però qualche volta modificata e vi è anche qualche omissione di cose minori.
6. Casus conscientiae de mandato Prosp. Lambertini, Archiepiscopi Bmoniensis propositi et resoluti, Ferrara 1764; Augusta 1766 sg.; Liegi 1853-59.
7. Bullarium Benedicti XIV (edd. Roma 1746-54, 17541758, 1760-62; Venezia 1768). Nelle sue costituzioni B. parla come legislatore senza rinnegare le sue abitudini di dotto, per cui alcune bolle ed encicliche hanno una nota personale e contengono anche considerazioni teoretiche, tengono conto della dottrina degli autori e delle decisioni delle Congregazioni romane. Le materie su cui B. ha legiferato sono diversissime, e qui non possono essere specificate. Si ricorda solo che con la costituzione Dei miseratione del 3 nov. 1741, egli istituì per le cause matrimoniali, sotto pena di nullità, il defensor vinculi, di cui precisa i doveri; con la cost. Vix pervenit del i nov. 1745, espose dettagliati principi in materia di interesse nel mutuo; per il resto cf. P. Gasparri, Codicis Iuris Canonici Fontes, I, Roma 1923, pp. 662-953; II, ivi 1924, pp. 1-576, dove sono riprodotte le costituzioni che hanno servito a compilare il CIC, e che in alcune edizioni di questo sono indicate in nota. Sono numerosissime, molto più di quelle di qualunque altro pontefice.

Interessano pure il diritto canonico, fra le altre opere di B. XIV : De sacrosancto Missae sacrificio, e De festis Domini nostri Jesu Christi et Beatae Mariue Virginis, di contenuto quasi esclusivamente liturgico.

Bibl.: J. F. von Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des Kanonischen Rechts, III, Stoccarda 1880, pp. 503510; Hurter, IV, coll. 1595-1602; R. Naz. in DDC, II, coll. 722-61. Livario Oliger