BENEDETTO LEVITA

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BENEDETTO LEVITA. - È conosciuta sotto questo nome una collezione di capitolari di re franchi, divisa in tre libri che sono indicati come V, VI, VII, perché, secondo l'intento dell'autore, dovevano essere considerati come il complemento alla raccolta analoga in 4 ANSEGISO, SANTO (v.). La collezione è preceduta da sette distici, nei quali il compilatore dice di chiamarsi B. L., ossia Diacono, e di aver compiuto l'opera per mandato di Autcario, vescovo di Magonza. Per primo Pietro Pithoe, nel 1588, mise in dubbio l'autenticità di alcuni testi della raccolta; il Baluzio e il Savigny reputarono ancora autentica la maggior parte di essi; ma oggi è opinione unanime che anche questa collezione consti, come quella pseudoisidoria, di testi apocrifi. Da un indizio contenuto nel I, cap. 303, si ritiene che l'opera abbia avuto origine nella provincia di Tours. L'età è da collocarsi tra

l'847 e l'852. I tre libri si compongono rispettivamente di 405, 436, 478 capitoli. Lo scopo dell'autore è quello di dimostrare che le riforme richieste inutilmente alle autorità civili di allora da parte dei vescovi, erano contenute nei vecchi capitolari di Pipino, Carlomagno e Ludovico il Pio, dimenticati, ma da lui scoperti.

Le fonti di cui l'autore si giova sono specialmente i Libri Sacri, le collezioni Quenselliana, Dionisio-Adriana, Hispana, il Penitenziale di Teodoro, le collezioni di diritto romano, la Lex Baiauriorum e la Lex Wisigothorum. Nell'opera si notano ripetizioni, contraddizioni e disordine, e, rispetto alle fonti, aggiunte, mutilazioni, sostituzioni. In due manoscritti si trovano aggiunte 4 appendici. La sua opera, con il titolo di Capitolaria spuria, ed. G. H. Pertz, in MGH, Le-ges, II, II (1837), pp. 17-158.

BIBL.: P. Fournier-G. Le Bras, Histoire des collections canoniques en Occident, I, Parigi 1931, pp. 143-171, e bibl. ivi citata.

Dino Staffa