DUCHESNE, LOUIS-MARIE-OLIVIER

DUCHESNE, LOUIS-MARIE-OLIVIER. - Prelato francese, archeologo, storico-critico insigne e scrittore, n. a St-Servan (Ille-et-Vilaine) il 13 sett. 1843, m. a Roma il 21 apr. 1922. Compì brillantemente il corso dei suoi studi nel collegio di St-Servan, nel piccolo seminario di St-Méen, nella scuola St-Charles di St-Brieuc e nel seminario maggiore della medesima città. Mons. David, suo vescovo, lo mandò a Roma per addottorarsi in teologia al Collegio Romano (1864-66); quivi conobbe Giovanni B. De Rossi e si legò d'amicizia con il futuro mons. M. d'Hulst. Sacerdote a Natale del 1867, mons. David lo destinò all'insegnamento, quindi gli concesse di continuare i suoi studi classici a Parigi all'« Ecole des Carmes » (1870-71); nel 1872 si iscrisse all'« Ecole des Hautes-Etudes » dove frequentò i corsi di archeologia, epigrafia e filologia greca e latina (1872). Istituita il 5 marzo 1873 l'« Ecole archéologique » francese a Roma, il D. ne fu uno dei primi candidati. Nel febbr. dell'anno seguente il D. e il suo collega Carlo Bayet furono incaricati d'una missione scientifica nell'Epiro e nella Tessaglia che permise ad essi, tra l'altro, di visitare le biblioteche

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Ducro di Buoninsegna - La Maestà - Siena, museo dell'Opera del Duomo.
(Ist. Alinari)

dei monasteri di monte Athos e di Patmos: l'esito ne fu oltremodo lusinghiero. Nel 1876 il D. assieme a Massimo Collignon intraprese un altro viaggio di esplorazione archeologica nel sud-ovest dell'Asia Minor, interrotto dagli avvenimenti politici di quell'anno. Il 10 marzo 1877 discusse a Parigi le due tesi, la latina e la francese, per il dottorato. La tesi francese sul Liber Pontificalis ebbe un tale successo che il ministro W.-H. Waddington offrì subito al neo dottore una cattedra universitaria, ma il D. declinò il lusinghiero invito per accettare invece la cattedra di storia antica della Chiesa, istituita per lui nell'incipiente «Institut catholique» di Parigi: si sentiva chiamato a «servire l'Eglise par son histoire consciencieusement étudiée et franchement exposée» (P. Peeters, L'oeuvre des Bollandistes, Bruxelles 1942, p. 116), e di fatto la servì egregiemente con i suoi studi che portarono un contributo di prim'ordine nel rinnovamento della storiografia ecclesiastica, patrocinato da Leone XIII con la lettera Saepenumero del 18 ag. 1883.

Il metodo severo instaurato dal D. nel suo insegnamento e nei suoi studi mise in allarme gli epigoni del dominatismo storico corrente, e il giovane professore, troppo mordace nel parlare e nello scrivere, e spietato nello svelare la presuntuosa ignoranza dei suoi contradditori, ebbe infinite noie e contumelie, ma per sua fortuna a Parigi era protetto da mons. d'Hulst e a Roma da Giovanni B. De Rossi. Nel 1887, lasciato l'«Institut catholique», divenne professore all'«Ecole des Hautes-Etudes» e l'anno seguente membro dell'«Académie des inscriptions». Dal 1895 fino alla sua morte risiedette a Roma nella qualità di direttore della Scuola francese di Palazzo Farnese. Nel 1896 prese parte attiva alla campagna per l'unione della Chiesa anglicana con la romana; nel 1900 organizzò e diresse il secondo Congresso di archeologia cristiana. Dal dic. 1899 al 1922 fu presidente della Società dei cultori della cristiana archeologia. Il 18 maggio dello stesso anno fu annoverato fra i protonotari apostolici; il 18 dic. 1901 fra i consultori della S. Congregazione delle Indulgenze e Reliquie; il 28 nov. 1902 fra i membri della commissione istorico-liturgica, istituita in quel giorno presso la S. Congregazione dei Riti. Finalmente il 26 maggio 1910 fu eletto all'Accademia di Francia. In quello stesso anno, il D. fu oggetto d'una indecorosa campagna d'accuse e contumelie contro cui reagì con estrema decisione, forte del fatto che la sua Histoire ancienne de l'Eglise, contro cui si scagliava il furore dei libellisti, portava il regolamento imprimatur del Maestro del S. Palazzo e che aveva volta per volta presentato personalmente al S. Padre i tre volumi pubblicati. La condanna della sua Histoire (22 gen. 1912: AAS, 6 [1912], pp. 56-57) fu per il D. una grave fatica; egli seppe accettarla e vi si sottomise senza indugio: «Fidèle enfant de l'Eglise – dichiarava il 5 febbr. al card. Della Volpe – je dois me soumettre à ses décisions. Je viens donc déclarer à V. E. que je m'incline respectueusement devant le décret de la S. C. de l'Inde relatif à mon livre» (L'Osservatore Romano, 6 febbr.; «laudabiliter se subiecti»: AAS, cit., p. 103). Questo dolore e le alterne vicende della guerra 1914-18, alle quali il D. fu sensibilissimo, ebbero presto ragione del suo forte temperamento. Con l'avvento di Pio XI, il D. sperava ottenere la riabilitazione della sua opera, opportunamente riveduta, ma la morte lo colse con questa speranza; nel corso della sua breve malattia fu assistito dal P. Genocchi al quale chiese gli ultimi Sacramenti e Pio XI, che l'aveva trattenuto lungamente pochi giorni prima, il 10 apr., gli mandò la sua Benedizione. La sua salma riposa nel cimitero di St-Servan. Ad onta di tutte le accuse mossegli, il D. fu un uomo di cuore buono e un sacerdote di vita integerrima, sorretto da una Fede schietta ed operosa; gli ha però nocuato la sua naturale causticità.

D'intuito finissimo e d'intelligenza oltremodo perspicace, il D. possedeva una capacità di lavoro che ha dello straordinario: ne sono una prova i 429 numeri della sua bibliografia, peraltro non completa, raccolta e disposta cronologicamente, dal 1875, da H. Leclercq (DACL, IV, II, coll. 2711-35). Il D. si limitò alla storia antica della Chiesa e a quella dell'alto medioevo; fu archeologo e storico, ma soprattutto critico e filologo.

Il Liber Pontificalis, il Martyrologium Hieronymianum e il Liber censuum furono i cardini sui quali imperniò la parte migliore della sua produzione scientifica. Del primo e del terzo ha dato l'edizione critica, del secondo ha collaborato all'edizione diplomatica e ha lasciato manoscritto un commento per gli otto primi mesi, di cui ha tratto profitto, ricordandolo, il p. H. Delehaeye. Il più delle volte i suoi articoli non sono altro che ricerche su punti particolari dovuti studiare per procedere alla edizione delle fonti su menzionate oppure appena toccati nelle sue opere maggiori.

I. IL «LIBER PONTIFICALIS» E GLI STUDI AD ESSO ISPIRATI

Il D. ne stabilì le varie recensioni e ne classificò 110 manoscritti per la sua tesi di dottorato (Etude sur le Liber Pontificalis, Parigi 1877), quindi ne pubblicò l'edizione critica (Le Liber Pontificalis, texte, introduction et commentaire, 2 voll., ivi 1886 e 1892, in base a 150 manoscritti), rimasta sinora insuperata sia per il testo da lui stabilito, come per il commento archeologico, agio-grafico e storico che l'accompagna. Lo stesso Th. Mommsen, pur avendone, nella edizione del 1898 (MGH: Gestorum Pontificum Romanorum, I), migliorato l'apparato critico e pur dissentendo dal D. per questioni secondarie, faceva questa apertà constatazione per la classificazione dei manoscritti: «Haue mea editio Duchesniarum non reformat, sed comprobat et confirmat» (p. cx). Polemizò con G. Waitz e con R. A. Lipsius circa la classificazione dei manoscritti e la data del Lib. Pont. (La date et les recensions du Lib. Pont., in Revue des questions hist., 26 [1879], pp. 493-530; Le premier Lib. Pont., ibid., 29 [1881], pp. 246-83; Un mot sur le Lib. Pont., in Mélanges d'arch. et d'hist., 6 [1886], pp. 275-83). Gli articoli che seguono sono studi preliminari per il commento al Lib. Pont. o sviluppi dati a questioni toccate nell'introduzione o nel commento: Le Lib. Pont. en Gaule au VIe siècle (in Mélanges d'arch. et d'hist., 2 [1882], pp. 3-15); La succession de Félix IV (ibid., 3 [1883], pp. 239-66); L'histoire géographique au VIIIe siècle (ibid., 4 [1884], pp. 237-73); Vigile et Pélage. Etude sur l'histoire de l'Eglise romaine au milieu du VIe siècle (in Revue des questions hist., 36 [1884], pp. 369-440); Serge III et Jean XI (in Mélanges d'arch. et d'hist., 33 [1913], pp. 25-64); Le Lib. Pont. aux mains des guibertistes et des pierlèonistes (ibid., 38 [1920], pp. 165-93).

Con Les circonscriptions de Rome pendant le moyen âge (in Revue des questions hist., 24 [1878], pp. 217-25), il D. iniziò un'interessante e vasta indagine sulla topografia romana, che riprese poi qualche anno dopo con il titolo: Notes sur la topographie de Rome au moyen âge, pubblicate in 14 puntate nei citati Mélanges dal 1886 al 1915. A queste Notes si aggiunge: Les légendes de l'Alta Semita (ibid., 36 [1916-17], pp. 27-56) e Le sanctuaire de St-Laurent (ibid., 39 [1921], pp. 3-24).

Altra opera che sta in stretto rapporto con lo studio del Lib. Pont., è quella intitolata: Les premiers temps de l'Etat pontifical (Parigi 1898, 3e ed., ivi 1911, vers. I, Torino 1947), che descrive con stringa sobrietà il sorgere e l'affermarsi del potere temporale dal 754 al 1073.

Il. L. «MARTYROLOGIUM HIERONYMIANUM». – Nel suo primo anno d'insegnamento all'«Institut catholique» (1877), il D. prese questa importante fonte agiografica come tema di studio e di esercitazioni pratiche. Le conclusioni raggiunte furono tali che il D. Rossi lo volle suo collaboratore per l'edizione che aveva in mente di pubblicare (cfr. Roma sotterranea, III, Roma 1877, p. XXII). L'edizione diplomatica riproducente su quattro colonne il testo integrale dei principali manoscritti compare infatti negli Acta SS. Novembris (II, 1, Bruxelles 1894: Martyrologium Hieronymianum ad fidem codicum adiectis prolegomenis). La parte maggiore dell'introduzione è del D.; vi tratta delle origini, delle fonti e della restituzione del testo proponendo con discrezione una classificazione

di manoscritti che era in contrasto con quella del maestro, classificazione adottata poi dal Quentin. Già aveva trattato quest'argomento nell'articolo: *Les sources du martyre-rolage hiéronymien* (in *Mélanges d'arch. et d'hist.*, 5 [1855], pp. 120-60), cui il De Rossi premise una breve introduzione (*ibid.*, pp. 115-19). Il D. precisò la sua parte nell'edizione e insistette nelle sue conclusioni nella dignitosa risposta alla stroncatura e alle quisquille di Br. Krusch: *A propos du martyr. hiér. (in *Analecta Bohleniana*, 17 [1894], pp. 421-47); *Un dernier mot sur le martyr. hiér. (ibid., 20 [1901], pp. 241-45)*. Nel 1920 indicava tra l'altro come regolarsi per restituirne il testo: *Sur le martyrlogie dit de St Jérôme, in Miscellanea geonomiana* (Roma 1920, pp. 221-26).

III. IL « LIBER CENSUSUM »

L'edizione di quest'importante fonte per la storia della Chiesa romana era stata iniziata da P. Fabre, che ne pubblicò un solo fascicolo nel 1889. In ricordo dell'amico e traendo profitto del materiale da lui raccolto, il D. la portò a termine nel 1910 (*Le Liber censum de l'Eglise romaine*, I, Parigi 1889-1910; II, *Le Liber censum romain sous Grégoire IX et Innocent IV avec ses suppléments*, ivi 1905). L'articolo: *L'auteur des «Mirabilia»* (in *Mélanges d'arch. et d'hist.*, 24 [1904], pp. 479-89), in cui il D. ne ravvisa l'autore in Bene-detto Canonico, sta in stretto rapporto con questa edizione.

IV. I « FASTES EPISCOPAUX » E STUDI AFFINI

Dal 1883 al 1915, il D. studiò le origini del cristianesimo nelle Galilé e gli antichi cataloghi episcopali delle sedi vescovi della stessa regione. Dopo una serie di articoli preliminari di cui i principali sono: *Les origines du christianisme en Gaule* (in *Annales de philosophie chrétienne*, 8 [1883], pp. 1-15); *Mémoire sur l'origine des diocèses épiscopaux de l'ancienne Gaule* (in *Mémoires de la Soc. des antiquaires de France*, 50 [1890], pp. 337-416); *St Martial de Li-moges* (in *Annales du Midi*, 4 [1892], pp. 289-330); *La légende de Ste Marie-Madeleine* (*ibid.*, 5 [1893], pp. 1-33), il D. consegnò il risultato delle sue vaste indagini epigrafiche e storiche nei tre volumi dei *Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule* (I, Parigi 1894; 2a ed. ivi 1907; II, ivi 1900; 2a ed. ivi 1910; III, ivi 1915). Opera coraggiosa condotta con impeccabile rigore scientifico, in cui i dati

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(Ivi. Ens. Cass.)
Duchesne, Louis-Marie-Olivier - Ritratto. Dipinto di Mahaut (1899) - Roma, Scuola Franccae di Palazzo Fattace.

storici vengono liberati da tutte le scorie leggendarie. L'aver dimostrato l'assoluta inconsistenza delle origini apostoliche di varie sedi episcopali franche fruttò all'autore vivacissime polemiche. Intimamente uniti alle ricerche per i suoi *Fastes* sono gli articoli: *St Barnabé* (in *Mélanges J.-B. De Rossi*, Roma 1892); *Les anciens recueils de légendes apostoliques* (in *Compte-rendu du 3e Congrès scien-tifique international catholique tenu à Bruxelles du 3 au 8 sept. 1894*, Bruxelles 1895, pp. 67-79); *St Jacques en Ga-lice* (in *Annales du Midi*, 12 [1900], pp. 145-80).

V. I VESCOVATI D'ITALIA

Dal 1885 al 1906 pubblicò vari articoli sui vescovati d'Italia tra i quali sono notevoli: *Le sedi episcopali dell'antico ducato di Roma* (in *Archivio della Soc. rom. di st. patria*, 15 [1892], pp. 475-503); *Les évêchés de la Calobre* (in *Mélanges Paul Fabre*, Parigi 1902, pp. 1-16); *Les évêchés d'Italie et l'invasion lombarde* (in *Mélanges d'arch. et d'hist.*, 23 [1903], pp. 83-116; 25 [1905], pp. 365-99).

VI. L'AFRICA CRISTIANA

Degli studi sull'Africa cristiana pubblicati dal 1884 al 1896, il più importante è il *Dossier du donatisme* (in *Mélanges d'arch. et d'hist.*, 10 [1890], pp. 589-650), con cui il D. ha messo in piena luce l'origine dello scisma africano.

VII. VARIA

Curò la versione francese del *Bulletino del De Rossi* dal 1880 al 1883 (*Bulletin d'archéologie chrétienne de M. le Comte*, 7-B. De Rossi, Parigi). Collaborò sin dal suo nascere, 15 maggio 1880, al *Bulletin critique de littérature, d'histoire et de théologie* (continuazione dell'*Echo*) che diresse poi dal 1881 con un gruppo di altri studiosi, per un ventennio, rivista «absolument orthodoxe et inexorablement scientifique» destinata principalmente al clero onde fargli conoscere le opere di valore e premiumi «contre les innombrables publications mauvaises ou médiocres qu'on lui sert quotidiennement» (cf. ibid., 2 [1881-82], p. 2). Il D. si mantenne fedele al suo programma, però la sua penna inesorabile con cui mise a nudo la scarsa preparazione scientifica di molti scrittori ecclesiastici e il severo controllo critico di opere dovute ad autori allora di grido come il Renan, il Krusch, lo Schultze e altri gli creò molti nemici. Altro libro assai apprezzato sono le *Autonomies ecclésiastiques*. *Eglises séparées* (Parigi 1896, 2a ed. ivi 1905), scritto mentre si lavorava per l'unione con la Chiesa anglicana. Dopo un primo capitolo sulla Chiesa anglicana, confuta la lettera scritta dal patriarca Antimo contro la lettera *Fraccelara* di Leone XIII del 20 giugno 1894 ed espone le cause dello scisma orientale. Molto note sono le *Origines du culte chrétien*. *Etude sur la liturgie latine avant Charlemagne* (ivi 1889; 5a ed. ivi 1909 con ristampe, ivi 1920, 1925). Con quest'opera il D. portò un notevole contributo al rinnovamento degli studi liturgici; talune conclusioni sono oggi superate, ma il libro rimane sempre un modello di erudizione. Polemizzò con dom Cagin sull'origine della liturgia galiciana con l'articolo: *Sur l'origine de la liturgie galicaine* (in *Revue d'hist. et de littérature religieuse*, 5 [1900], pp. 31-47). Brioso il suo discorso all'Accademia di Francia (*Discours de réception à l'Acad. Française, prononcé le 26 janv. 1911, suivi de la réponse de M. E. Lamy*, Parigi 1911). Per l'epigrafia cristiana romana va ricordato il suo acuto studio sulla silloge di Cambridge: *Le recueil épigraphique de Cambridge* (in *Mélanges d'arch. et d'hist.*, 30 [1910], pp. 279-311). Meritano un ricordo speciale: *L'iconographie byzantine dans un document grec du IXe siècle* (Grottaterra 1913), contenente il testo di una lettera del Concilio di Gerusalemme dell'836 dove è questione del museico della chiesa della Natività a Betlemme; e *L'Ecole française de Rome*, in *Nouvelle revue d'Italie*, 16 (1919), pp. 106-12. Di particolare interesse archeologico e liturgico è lo studio pubblicato dopo la sua morte da H. Quentin, intitolato: *La «Memoria Apostolorum» de la via Appia* (in *Memorie della Pont. acc. rom. di arch.*, 1 [1923], pp. 1-22).

VIII. L'«HISTOIRE ANCIENNE DE L'ÉGLISE»

Questa opera ha la sua lontana origine nelle lezioni tenute nei primi anni d'insegnamento all'«Institut catholique» intitolate: *Les origines chrétiennes*, più volte litografate a cominciare dal 1880. L'opera suscitò sin dal suo apparire aspre polemiche; mons. d'Hulst che l'aveva letta e corretta ne prese la difesa. Scopo del D. era di mettere