BARTOLOMEO (Βαρθολομαίος, Bartholomaeus), APOSTOLO, SANTO. -
I. SACRA SCRITTURA
Uno dei dodici apostoli nel Nuovo Testamento nominato soltanto negli elenchi dei Sinottici (Mt. 10, 3; Mc. 3, 18; Lc. 6, 14), ove è unito a Filippo, e di Act. 1, 13. Il nome è un patronimico il cui doppio elemento è aramaico: Bar-Talmaj « figlio di Talmaj ». Talmaj ricorre nella Bibbia come nome di non ebrei (Ios. 15, 14; II Sam. 3, 3 e 13, 37 re di Gēšūr), i Settanta lo rendono Θολμί e Θολμαί (Volgata: Tholmai e Tholomai) e Fl. Giuseppe Θολμαίος (Ant. Iud., XIV, 8, 1; XX, 1, 1; Bell. Iud., I, 9, 3; trattasi di personaggi siri) forse per assonanza con Πολομαίος. I testi siriaci trascrivono Bar Talmaj.Benché la tradizione patriatica sia muta al riguardo, B. Nathanael (v.) di cui parla solo il IV Vangelo ponendolo tra gli Apostoli (Io. 1, 45-51: vocazione dopo Andrea, Simone, Filippo; 21, 2: elencato dopo Pietro e Tommaso, prima dei « figli di Zebedeo »). Primi a proporre questa identità, ma in forma dubitativa, furono, tra i siri Išō'dād di Merw (sec. IX), tra i latini Ruperto di Deutz (m. nel 1129; PL 169, 273); più tardi l'ipotesi fu appoggiata da C. Giansenio di Gand, A. Salmeron, Corn, a Lapide, A. Calmet, sostenuta di proposito da due gesuiti: J. Roberti (1620) e il bollandista Joh. Stilling (Acta SS. Augusti, V, Anversa 1741, pp. 1-34), e oggi è comunemente ammessa (J. Knabenbauer, J. Belser, E. Le Camus, M.-J. Lagrange, F.-M. Braun, U. Holzmeister, Th. Zahn, F. Prat, Th. Innitzer, ecc.).
Nathanael (« diede Dio », senso identico a Mattaj e Mattijāh) doveva essere il nome personale, mentre B. era il cognome (come per Simone Barjōnā'). Era galileo di Cana (Io. 21, 2; cf. 2, 1), ove oggi una chiesa è dedicata a s. B. Dal racconto giovannoso della sua vocazione all'apostolato, appare d'indole riservata e pensosa. Condotto da Filippo, è lodato da Gesù (2, 47 « ecco veramente un Israelita in cui non è dolo ») che gli rivela i suoi segreti; onde esce entusiasta in una professione di fede che prelude a quella di Pietro (Mt. 16, 16): « Tu sei il figlio di Dio, tu sei il re d'Israele » (Io. 2, 49). È poi presente all'apparizione del Risorto sul lago (Io. 21, 2). Con il collegio apostolico B. riceve lo Spirito alla Pentecoste (Act. 1, 13).
L'apostolato successivo di B. dev'essere stato attivissimo, poiché la tradizione posteriore gli attribuisce lunghi viaggi missionari; ma nulla di preciso si può stabilire.
Eusebio (Hist. Eccl., V, 10, 3; PG 20,456) narra che Panteno (verso l'anno 200) trovò in India il Vangelo di Matteo in ebraico (aramaico) e si sentì dire che vi era stato portato da B.; ciò ripete s. Girolamo (De vir. ill., 36; PL 23,651); ma non si sa se l'India « designi le regioni prossime

(fot. Anderson)
la figlia, fu martirizzato: crocifisso, secondo la tradizione diffusa in Oriente; decapitato secondo i Martirologi di Rabano Mauro, Adone, Usuardo (PL 110, 1164; 123, 185; 124, 394); la decorazione di s. B. è affermata da s. Isidoro di Siviglia e dal Martirologio di Beda (PL 83, 1291; 94, 1016) ed è comunemente ammessa presso i Latini dalla fine del medioevo (ma J. de Ribera [1588-1652] di pinge 12 volte [K. Künste, p. 117] la crocifissione di s. B.). Le sue spoglie furono trasportate a Martyropolis o Majāfārgin dal vescovo Mārūtā (ca. 410), poi a Darae in Mesopotamia (o Anastasiopoli in Frigia?) dall'imperatore Anastasio I (ca. 507; Teodoro Lettore, 2, 57; PG 86, 211); Vittore di Capua nel cod. Fuldense le dice in Frigia (ca. 546), poi appaiono a Lipari (ca. 580), a Benevento (ca. 838); oggi sono venerate a Roma, a S. Bartolomeo all'Isola, ove sarebbero state portate da Ottone III (983). S. Gregorio di Tours narra la traslazione miracolosa del corpo di s. B. a Lipari (De gloria mart., 33; PL 71, 734); Teodoro Studita (PG 99, 800 sg.) e Niceta Paflagone (PG 105, 213-17) dall'Armenia a Lipari e a Benevento; Niceta è riprodotto nell'Encomio di s. B. del monaco Giuseppe (Cod. vat. gr. 984; palinsesto del sec. IX-X, ff. 90-95, 265-71). La festa di s. B. è celebrata dai Bizantini l'11 giugno, dai Latini (almeno dal sec. VIII) il 24 ag., dagli Armeni l'8 dic. e 25 febbr., dai Copti e Etiopi il 18 giugno e 20 nov.
I. Lévy (contraddetto da J. Halévy) e B. Heller fanno dipendere dalla tradizione cristiana su B. la leggenda talmudica (Mē'ilāh, 17b) del demonio Ben-Temalion, e ricollegano entrambe a fonti indiane.
Antonino Romeo
II. ICONOGRAFIA
Reca originariamente un libro od un rotulo, simbolo del suo apostolato; dal sec. XIII in poi un coltello, strumento della sua tortura, e la propria pelle. Le più antiche raffigurazioni del santo si trovano in alcuni medaglioni di musaico a Ravenna (secc. V e VI) ed in un affresco in S. Maria Antiqua a Roma (ca. 705); i documenti iconografici posteriori sono costituiti da un rilievo nella chiesa omonima a Roma (sec. XII), da una statua a Magonza (ca. 1250), da un'altra di Michelozzo a Montepulciano e da quella veristica di Marco d'Agrate (1562) nel duomo di Milano, nonché dalla famosa figura nel Giudizio Universale di Michelangelo alla Sistina, con l'autoritratto del pittore nella pelle pendente dalla mano sinistra del santo. Astrazioni fatta da singoli episodi, rintracciabili già nel sec. IX, in una vetrata trecentesca in S. Francesco d'Assisi sono rappresentate «storie» della leggenda di B. La suggestione della crudeltà del martirio fece sì che la maggior parte degli artisti che ne illustrarono la scena appartenga al tardo go-tico tedesco (lo Strigel, Holbein il vecchio); il tema fu anche caro agli artisti dell'epoca barocca (Mattia Preti, Salvator Rosa, ed il Ribera che lo trattò ben dodici volte), sia per effetti di ricercata dolorosa espressione, sia per le occasioni che il soggetto offriva di sfoggiare la conoscenza dell'anatomia.
III. S. B. NEL FOLKLORE. — Sul santo fu composto un poemetto popolare. Infatti una Historia et Oratione di S. B. ed una Devotione che incomincia Donami gratia onnipotente Iddio, è registrata nell'appendice di Clemente XI all'Indice dei libri proibiti. La vita di s. B. ha offerto motivo per un « maggio », rappresentazione popolare dell'Appennino toscano, di cui si conoscono alcune edizioni della metà dell'Ottocento. Si può ricordare anche una Vita e morte di s. B., commedia in tre atti all'uso dei teatrini (Novara 1859). Nell'Isère il santo viene invocato dal popolo contro la paura, specialmente per toglierla dall'animo dei fanciulli. A questo scopo vengono fatti pellegrinaggi alla sua cappella a Favarges il dì della festa che cade il 24 ag. Vi si compie anche la benedizione del sale per il bestiame.
IV. PASSIONE (MARTIRIO) DI B
Scritto (sec. v o vi) che narra la missione e il martirio (verghe, poi decapitazione) dell'apostolo s. B. in India, talora detto Atti di B. Ne restano due diverse recensioni, una greca (Μαργύριον Βαρθολομαίου), l'altra latina (Passio Bartholomaei); forse l'originale era siriano. R. A. Lipsius vi ha rilevato tracce di nestorianismo. Contro Lipsius, M. Bonnet dimostra che il testo latino (in molti manoscritti dei secc. VIII-XV) è originario rispetto al greco (un solo manoscritto del sec. XIII).V. VANGELO DI B
Apocrifo, composto nell'ambiente gnostico egiziano (sec. III), appartenente al gruppo di quei pseudepigrafi esoterici a sfondo apocalittico, nei quali Gesù risorto rivela a un apostolo un punto misterioso della dottrina gnostica. È segnalato da s. Girolamo (Comm. in Matth., prol.: PL 26, 17), dal Decreto Gelasiano (E. V. Dobschütz [*Texte u. Untersuch., 38, IV], Lipsia 1912, pp. 11 e 51) e da s. Beda (Comm. in Lucam., I, 1: PL 92, 307); in Oriente, dallo Ps. Areopagita (Myst. Theol., I, 3: PG 3, 1000) e dal monaco Epifanio (sec. XII) che invoca la testimonianza di B. per il testamento di Maria (De vita SS. Deiparae, 25: PG 120, 213). Ma se ne era perduta ogni traccia, e si soleva identificare il Vangelo di B. con Matteo e ebraico portato in India da B. e ivi trovato da Panteno, secondo Eusebio (Hist. Eccl.*, V, 10). Il Vangelo di B. fu sostanzialmente ricostruito tra il 1863 e il 1913; se ne conosce una redazione normale (importanti frammenti in greco, slavo, latino), e una recensione divergente in copto. L'apostolo B. interroga Gesù risorto su vari misteri, specialmente sulla discesa agli inferi (diffusamente narrata), o chiede a Maria i particolari sull'Incarnazione. Infine sono predette le lotte finali tra Cristo e il suo avversario. Secondo J. Kroll, nelle « Interrogazioni di B. » si hanno le prime menzioni della discesa-lotta di Gesù agli inferi. L'opera originaria sembra essere stata
composta in greco nel sec. III (secondo J. Kroll nel sec. II), presso una setta cristiana distaccata dalla Chiesa d'Alessandria.
A. Wilmart e E. Tisserant pubblicarono (1913) il testo greco (frammentario) dal ms. 13 di S. Sabba (ora a Gerusalemme), del 1000 ca. Il testo slavo (« Interrogazioni del santo apostolo B. ») fu edito da Tichonravov (1863), e Vassiliev pubblicò un testo greco parallelo (1893); N. Bonvetsch utilizzò (1897) un testo analogo in dialetto slavo-serbo. Il testo greco primitivo può in gran parte essere restituito con l'aiuto dei due testi slavi.
Scoperti dal card. A. Mai (1854), frammenti latini (nel Cod. Vat. Regimen, 1050) furono pubblicati da A. Wilmart e E. Tisserant. U. Moriceca pubblicò un nuovo testo latino (ms. 1880, sec. XI, della biblioteca Casanatense): Interrogatio beati B. apostoli, vel aliorum apostolorum cum Domino Jesu Christo.
Di altro contenuto sono i frammenti copti (sahidici) che pare costituiscano cinque o più derivazioni da un testo comune del sec. v o vi, composto su fonti in greco. Talora sono detti Apocalisse di B. Furono pubblicati da E. Dulaurier (1835), da A. Harnack e Schmidt (1891), da P. Lacau (1904), da E. Révillout (PO 2, 2, 123-98, e Revue Biblique, nuova serie, I [1904], pp. 167-87, 321-55), da R. de Rustafjaell (1909), e da E. A. Wallis Budge (1913).