NATHANAEL (« Dio ha dato »). - Uno dei primi discepoli di Gesù, cui fu condotto da Filippo, N. fu dapprima riluttante (ma s. Agostino, PL 35, 1445 e 36, 788 sg., e s. Cirillo Alessandro interpretano la frase « Da Nazareth può esservi qualcosa di buono? - come affermativa), poi andò. Gesù ne lodò la sincerità e gli rivelò i suoi segreti pensieri « mentre stava sotto il fico », per cui N. lo proclamò il Messia (« il Figlio di Dio, il Re d'Israele », professione di fede insufficiente secondo il Crisostomo: PG 59, 127-29), e il Maestro promise rivelazioni maggiori (Io. 1,45-51). N. era di Cana (Io. 21,2; 2,1 Cana è nominata subito dopo la vocazione di N.).
È molto probabile, e ammessa oggi anche da molti protestanti (H. Ewald, H. A. W. Meyer, H. Keim, H. Alford, G. Milligan, F. Farrar, B. F. Westcott, H. J. Newman nei Sermons, II, ecc.) l'identità di N. ACCIA, BARTOLOMEO (v.), il cui nome può ritenersi un soprannome patronimico, e che nei Sinottici è sempre elencato accanto a Filippo. Però la Epistola Apostolorum (ca. 170) e i Padri ritengono che N. era un discepolo distinto. S. Girolamo: « Apostoli et N. » (PL 26, 502); s. Agostino dice che non era alla Cena (In Io. tr., 109, 2: PL 35, 1917; In Io. tr., 7, 15-22: PL 35, 1445-49; Enarr. in Ps., 65: PL 36, 788), spiega che N. non fu eletto apostolo, perché era dotto conoscitore delle profezie (cf. Io. 1,45),
mentre Gesù voleva trasformare il mondo con uomini ignoranti; similmente s. Gregorio Magno (Moral., 33, 16: PL 76, 693). S. Ambrogio (Expos. in Lucam. 8: PL 15, 1883) ne loda la virtù e lo mette in parallelo con Zaccheo. C. Baronio ancora rigettava l'identificazione come « levis conjectura ». S. Epifanio (Haer., 23: PG 41, 307) identificò N. con l'amico di Cleofa (Lc. 24, 13-35); dal sec. XVI in poi isolate congetture lo identificano con Matteo o Mattia (il cui nome = N.), Giovanni Evangelista, Simone il Cananeo (« di Cana »), Stefano (Io. 1, 51 = Act. 7, 56).
Il nome ricorre nel Vecchio Testamento (ebr. Nēthān'ēl, Settanta Nēthān'ēl), ove designa un capo della tribù di Issachar al tempo dell'esodo (Num. 1, 8; 2, 5; 7, 18-23; 10, 15) e dieci altri personaggi, che compaiono una sola volta, nei libri dei Paralipomeni, in Estd. 10, 22; Neh. 12, 21; Iud. 8, 1 (Volgata Nathanias). N. è un nome semitico teoforico che ricorre già nei testi accadici della III dinastia di Ur (ca. sec. XXI a. C.) nella forma I-din-AN, I-din-I-lu.