PIO XI, PAPA

PIO XI, papa - Riratto.
PIO XI, papa - Riratto.

PIO XI, PAPA. - Ambrogio Damiano Achille Ratti, n. a Desio il 31 maggio 1857 da Francesco e Teresa Galli, ambedue di modesta condizione, m. nella Città del Vaticano il 10 febbr. 1939, mentre stava per compiere il 17° anno di pontificato.

cura fu di studiare con sobrietà ed acribia i documenti
inediti, che ebbe la fortuna di scoprire, in funzione della
storia del periodo cui appartenevano.

Della sua produzione scientifica ci si limita a ri-
cordare: il *Liber diurnus* del Codice Ambrosiano che fece
stampare (1889 sgg.) ma non pubblicò; gli *Acta Ecclesiae
Mediolanensis ab eius initiis usque ad nostram aetatem*, I
(inedito), II-IV (Milano 1890, '92, '97), ponderosa raccolta
critica degli atti ufficiali della Chiesa milanese fino a tutto
il sec. XVIII; l'ed. fototipica dell'Omero ambrosiano:
*Homeri Iliadis pictae fragmenta Ambrosiana* (ivi 1905),
in collaborazione con A. M. Ceriani; il *Missale Ambro-
sianum duplex* (ivi 1913) pubblicato in collaborazione con
M. Magistretti; i 25 articoli su s. Carlo pubblicati nel
periodico che diresse: *S. Carlo Borromeo nel terzo cent.
della sua canonizzazione MDCX-MCMX* (1908-10):
parte del materiale raccolto dal Ratti sul grande arcive-
scovo milanese è ora presso i Bollandisti; gli studi sul ci-
stercene Ermete Bonomi (1895), su Chiaravalle (1895
sgg.), su S. Agnese di Praga (1896), sul ritratto di S. Am-
brogio (1897), sull'omelario detto di Carlomagno (1900),
su Bonvesin de la Riva (1901 sgg.), su Leonardo (1907), su
Bonacosa di Beccalò (1909). L'elenco completo della
produzione scientifica del Ratti si trova in Malvezzi e Gal-
biati (v. BIBLICA); 27 scritti storico letterari del Ratti sono
stati raccolti da G. Faraoni-G. Galbiati: *A. Ratti (ora P.
XI)*. *Scritti storici* (Firenze 1932); gli scritti di argomento
alpinistico sono stati raccolti da G. Robba-F. Mauro:
*Scritti alpinistici del sacerdote dottore A. Ratti* (ora P.
papa XI), raccolti e pubblicati in occasione del cinquante-
nario della Sez. di Milano del C. A. I.* (Milano 1923).

III. IL VISITATORE E NUNZIO APOSTOLICO IN POLONIA

Benedetto XV troncò improvvisamente l'attività scien- tifica del Ratti nominandolo visitatore apostolico della Polonia e Lituania che erano alla vigilia di diventare na- zioni libere e indipendenti; alla Biblioteca Vaticana venne sostituito da Giovanni Mercati, ora cardinale, come pro-prefetto (maggio 1918), poi prefetto (23 ott. 1919). Il 19 maggio 1918 il Ratti lasciò Roma portando seco casse di soccorsi per i prigionieri italiani in Germania, ma prima di raggiungere Varsavia toccò Vienna e Berlino per sondare, a nome di Benedetto XV, possibilità di pace. Il 30 maggio, giorno del *Corpus Domini*, portava per le vie di Varsavia il Santissimo tra l'entusiasmo della folla. La sua missione era strettamente religiosa, quindi i contatti con le autorità di occupazione degli Imperi del- l'Europa centrale furono assai limitati. Dopo aver presi- duto la Conferenza dell'episcopato della provincia di Var- savia (19-21 giugno) pellegrinò al santuario nazionale di Jasna Góra presso Czenstochova (15 luglio), iniziando così quella lunga serie di viaggi, faticosi e spesso non esenti da pericoli, accompagnato del suo figlio collaboratore mons. E. Pellegrinetti, poi cardinale, allo scopo di rendersi personal- mente conto delle necessità religiose e morali di quelle po- polazioni in preda alla miseria e a rivalità politico-religiosa; con una diuturna e profonda analisi psicologica dell'animo polacco, egli cercò di conoscere quali potevano essere i presupposti per la soluzione dei gravi problemi religiosi e sociali che l'autorità religiosa era chiamata a risolvere con il crollo dei tre Imperi e la repentina proclamazione dell'indipendenza nazionale polacca. Il 30 marzo 1919 la S. Sede riconobbe *de iure* il nuovo Stato e questo chiese subito l'erezione di una nunziatura e il Ratti quale nunzio. La S. Sede annuì e il primo nunzio, eletto arcivescovo titolare di Lepanto (3 luglio), presentate al capo dello Stato Pilsudski le credenziali (19 luglio) veniva consacrato a Varsavia dall'arcivescovo Kakowski (28 ott.) alla presenza del Presidente della Repubblica, del governo, del Corpo diplomatico, dell'episcopato e di una folla plaudente. L'av- venimento rivestì carattere nazionale; ma intanto la po- sizione del Ratti diventava sempre più delicata per i problemi, resi talvolta gravissimi a causa di incertezze ed errori dovuti alla poca esperienza politica degli uomini di governo, che egli era chiamato a risolvere o a prospet- tarne la soluzione a Roma. Alcune sue decisioni, pur cer- cando di agire concordemente con l'episcopato, suscitarono critiche e violente reazioni come, p. es., varie nomine di vescovi e di ausiliari.

Durante il suo soggiorno in Polonia il Ratti lavorò
alacremente: alla ricostituzione delle sedi vescovili e alla
nomina dei loro titolari; alla questione dei rapporti fra
Chiesa e Stato (tra le opposte tendenze proposte la via d'un
accordo bilaterale che si concluse poi con il Concordato),
alla dotazione del clero e degli istituti religiosi in rela-
zione alla legge sulla riforma agraria (giugno 1919, luglio
1920); alla ripresa degli studi ecclesiastici, favorendo la
fondazione dell'Università Pontificia di Lublin (25 luglio
1920); ad alleviare le sofferenze di innumerevoli poveri
distribuendo personalmente in incognito nei quartieri po-
polari di Varsavia i soccorsi del Papa o facendoli distri-
buire per mezzo dei vescovi.

Nel genn. 1920 visitò, superando non poche difficoltà,
Vilno e Kaunas e nel marzo si spinse fino a Riga ove iniziò
con il governo letone le conversazioni che si conclusero
poi con il primo concordato firmato da lui pontefice. Il
governo finìcio lo invitò ad una visita in Finlandia che,
dette le difficoltà del momento, non poté effettuare; così
pure non poté varcare i confini della Russia di cui era
pure visitatore apostolico, pur riuscendo a far liberare,
nel 1919, l'arciv. di Mohilev, di rito latino, Edoardo
von der Ropp, imprigionato dai Sovieti. Molto apprezzato
fu l'atteggiamento assunto dal Ratti nell'imminenza del-
l'invasione sovietica (ag. 1920); chiese al Papa, ma non ne
ottenne la facoltà, di non abbandonare Varsavia anche a
costo di cadere nelle mani sovietiche. Per infondere co-
raggio alla popolazione in preda al panico, decise però
di non lasciare la città che al momento estremo in cui
l'avrebbe abbandonata il ministro degli Esteri, Sapieha
(cf. Pellegrinetti, *op. cit.* in bibl., pp. 18-20).

Tra i gravi problemi che il Ratti dovette affrontare,
due furono particolarmente irti di difficoltà: 1) nel 1919
la lotta fratricida tra Polacchi e Ruteni con le repressioni
che seguirono la vittoria finale polacca; intervenne più
volte per ottenere un temperamento delle repressioni e
per assicurare l'assistenza religiosa ai Ruteni; 2) nel 1920
la missione di commissario pontificio in occasione dei
plebisciti nell'Alta Slesia e nella Prussia Orientale, zone
di Marienwerder e di Allenstein, per prevenire abusi
d'ecclesiastici nella lotta plebiscitaria. Tedeschi e Po-
lacchi chiedevano al Ratti più di quanto poteva fare in
base ai poteri limitatissimi concessi; i primi se ne la-
mentarono a Roma, gli altri lo tacciarono d'inerzia e di
filogenarmismo. La situazione divenne tragica da parte
polacca quando il card. Bertram di Breslavia, con un
provvedimento che sembrava concordato con il Ratti,
mentre non lo era affatto, paralizzò la partecipazione
degli ecclesiastici polacchi nella lotta plebiscitaria. I
Polacchi ebbero un fortissimo risentimento contro il
Ratti; partiti, stampa, Parlamento non risparmiarono
contumelie al commissario pontificio che, conscio di aver
sempre agito con imparzialità, tacque sopportando con
virile fortezza l'ondata di sdegno, che si spense lentamente.
Benedetto XV, che approvò pienamente il suo pro-
cedere, lo tolse poco dopo da ogni imbarazzo trasferendolo
alla sede di Milano (marzo 1921).

IV. ARCIVESCOVO DI MILANO E CARDINALE

Il Ratti contava lasciare la Polonia nel luglio per portare a ter- mine nel frattempo alcune delle pratiche già avviate, ma il 19 maggio venne chiamato d'urgenza a Roma perché sarebbe stato elevato alla dignità cardinalizia nel prossimo Concistoro del 4 giugno 1921. Il Ratti conservò poi sempre un buon ricordo della Polonia e il popolo polacco gli fu per tutto il pontificato profondamento devoto. Creato cardinale con il titolo di S. Martino ai Monti il 13 giugno, il 25 luglio si ritirò per un mese a Montecassino dove preparò le due prime lettere pastorali, una in latino al clero e una in italiano ai fedeli (15 ag.).

Il 26 ag. partì per Lourdes con un numeroso pelle-
grinaggio italiano; l'8 sett. fece il suo ingresso a Milano,
unica assente l'amministrazione comunale socialista. Nel-
l'omilia, il card. Ratti esaltando la figura del Papa disse
che per lui Roma è veramente la capitale del mondo
e accennò ai vantaggi che ne trarrebbe l'Italia quando
fosse tenuto il debito conto del suo essere internazional-
mente e sopranazionalmente sovrano (Novelli, *op. cit.* in
bibl., p. 192). Ne seguì una violenta reazione negli am-

bienti liberali e governativi che ne deformarono il testo (cf., p. es., La Tribuna, del 9 sett.). Per ogni risposta il Ratti fece pubblicare il testo della sua omilia (cf. L'osservatore romano, 11 sett.; Riv. dioc. milanese, 24 [1921], pp. 326-34). L'eredità lasciata dal card. Ferrari non era facile, ragione per cui il card. Ratti, prima di procedere a cambiamenti o riforme, si limitò nei cinque mesi del suo governo a esplorare l'ambiente, prodigandosi in visite e in udienze. Tra le cose notevoli compiute in quel breve tempo vanno ricordate: l'importante lettera collettiva dell'esposito lombardo, redatta in parte dal Ratti (16 nov.), l'organizzazione dell'insegnamento del catechismo nelle aule scolastiche della città di Milano, connesse dall'amministrazione socialista, e l'inaugurazione dell'Università Cattolica del S. Cuore, quale legato pontificio (8 dic.). Dopo il funerale e la commemorazione di Benedetto XV (m. il 22 genn. 1922), il card. Ratti per Roma (24 genn.) lasciando per sempre la sua Milano.

V. IL PAPA

Il 2 febbr. ebbe inizio il Conclave che si concluse il 6 al 14° scrutinio con la elezione del card. A. Ratti che assumeva il nome di P. XI. Subito dopo, con un gesto che suscitò l'entusiasmo della folla e che fu interpretato in più modi, tanto la «questione romana» era ancora viva, P. XI si affacciò alla loggia esterna di S. Pietro, rimasta chiusa dal 1870, per impartire la benedizione Urbi et Orbi, gesto che ripeté il 12 in occasione della sua incoronazione. In tal modo aveva inizio il pontificato di P. XI, che fu ricco di eventi d'una portata eccezionale; basti ricordare i tre giubilei: uno ordinario (1925), uno straordinario (1929) per il suo L di sacerdozio, 1933 (per il XIX centenario della Redenzione); l'Esposizione Missionaria (1925) e quella della stampa cattolica internazionale (1936, per il LXXV dell'Osservatore romano); la soluzione della «questione romana» con i Patti Lateranensi (1929) e la conseguente creazione giuridica ed edilizia dello Stato della Città del Vaticano. Ebbe due cardinali segretari di Stato: il card. P. Gasparri fino al 1° febbr. 1930 e il card. E. Pacelli, ora Pio XII, dal 10 febbr. 1930 in poi, che fu inviato più volte all'estero come suo legato e che nell'ott.-nov. 1936 compì un trionfale viaggio negli Stati Uniti.

Scelse come motto del suo pontificato Pax Christi in regno Christi e fissò i capisaldi del suo programma nell'encic. Ubi arcano (23 dic. 1922), la quale ha il suo complemento nell'encic. Quasi prima (11 dic. 1925) sulla regalità di Cristo, che implica necessariamente la «piena libertà e indipendenza della Chiesa dal potere civile nell'esercizio della sua divina missione». P. XI ebbe per norma costante di tracciare il panorama degli eventi lieti e tristi di ogni anno del suo pontificato, sia nelle allocuzioni costi-storiali che nei messaggi natalizi. Inoltre, per reagire contro il generale silenzio della stampa laica sui problemi vitali della Chiesa, le sue difficoltà e le persecuzioni di cui era oggetto in diverse nazioni, P. XI ne volle ragguagliare l'opinione pubblica con frequenti accenni negli innumeri discorsi che tenne nelle pubbliche udienze. Come «padre comune e capo di tutta la cristiana famiglia» (espressione a lui consueta) si prodigò moralmente e materialmente per alleviare gli altrui dolori: basti ricordare la campagna di aiuti per la Russia, 1922-23, a conclusione della quale la Pravda del 31 marzo 1923 chiedeva la condanna a morte di P. XI (articolo tradotto da P.-M. d'Herbigny, in Orientalia christiana, 3 [1924], pp. 30-32). Non tacque mai innanzi a violenze o a fatti compiuti» lesivi della dignità umana e degli interessi supremi della Chiesa, e sparsa a larghe mani anche più volte al giorno, specie in occasione dei 3 giubilei, la parola di Dio ammaestrando, confortando ed incitando tutti. Giova ora dare un rapido sguardo alla sua dinamica attività.

1. Relazioni con gli Stati

P. XI continuò nelle sue relazioni con gli Stati i metodi e indirizzi del suo precedessore Benedetto XV, di cui conservò il segretario di Stato, card. GASPARRI, PIETRO (v.), ma, dato il suo carattere volitivo ed energico, riuscì molto personale nell'impostazione e nella soluzione dei vari problemi politic

i. Intensificò le rappresentanze diplomatiche presso i vari governi e tentò in un primo momento una benefica azione diretta sui convegni politici internazionali, così frequenti in quel tormentato dopoguerra, perché potessero raggiungere il loro scopo: ma dopo il fallimento della Conferenza economica di Genova (10 apr

12 maggio 1922: cf. lettere all'archiv. di Genova e al card. Gasparri, 7, 29 apr.) non ripeté il tentativo; si contentò in seguito di agire per mezzo dei nunzi, come nella Conferenza di Losanna (20 nov. 1922-24 luglio 1923) e per il Patto di Locarno (ott. 1925), oppure di influire sull'opinione pubblica con un documento o un discorso in cui indicava la via da seguire, come nel caso dell'occupazione franco-belga della Ruhr (1923) o della Conferenza di Ginevra per il disarmo (2 febbr.-23 luglio 1923). Nei riguardi dei trattati stipulati con i vinti della guerra 1915-18 fu per una loro applicazione con giustizia non disgiunta da carità sociale (lettera al card. Gasparri, 24 giugno 1923, sulle riparazioni dovute dalla Germania). Non nutrì in genere eccessiva fiducia nella Società delle Nazioni e fu contrario a parteciparvi, non escludendo però la possibilità di darvi il suo concorso in casi particolari.

Si prefisse di creare un'atmosfera di collaborazione tra la Chiesa e gli Stati, specie con quelli creati dal Trattato di Versailles, sia per lavorare per la pace che per salvaguardare i diritti e gli interessi della Chiesa. A nessuno rifiutò la sua mano e, «dopo una lotta» (sono parole sue), si dimostrò sempre pronto a una generosa conciliazione, sperando che gli impegni assunti venissero mantenuti con lealtà, del che dette costante esempio. Per raggiungere il suo scopo seguì vari sistemi, ma fu specialmente per quello concordato stimandolo, data la sua solennità di patto bilaterale, più atto a dare maggiori garanzie giuridiche alla Chiesa, anche di fronte alla parte non cattolica della nazione contraente (v. CONCORDATI). Il primo concordato firmato da P. XI fu quello con la Lettonia (30 maggio 1922); l'ultimo, che non sortì esito favorevole, perché non approvato dal Senato, fu quello laborioso con la Iugoslava (1931-38). Tra i concordati che procurarono amarezzò più profonde a P. XI fu quello concluso con il Reich di Hitler (20 luglio 1933), che il governo nazionalsocialista violò in tutti i modi, provocando ripetute proteste di P. XI il quale finalmente pubblicò la severissima encic. Mit bremender Sorge (14 marzo 1937) e prese un atteggiamento di fiera intransigenza in occasione del passo diplomatico del Reich contro le dichiarazioni del card. Mundelein sulla politica ecclesiastica tedesca (24-29 maggio 1937) e della visita di Hitler a Roma (3-8 maggio 1938). Oltreché la perfida persecuzione instaurata nel Reich di Hitler, paragonata a quella di Giuliano l'Apostata (cf. discorso ai congressisti del IV Congresso intern. di archeol. crist., 20 ott. 1938), sotto il pontificato di P. XI la Chiesa fu oggetto di vessazioni e persecuzioni in Russia (1922 sgg.), nel Messico (1923 sgg.) e nella Spagna repubblicana (1931-33) e rossa (1936-39), che denunciò al mondo con varie lettere encicliche (1926, 1932, 1933, 1937) e in occasione di numerosissimi discorsi. Le relazioni con la Francia furono buone, specie dopo associazioni diocesane (v.), però ebbe difficoltà al momento del suo atteggiamento per le riparazioni tedesche (giugno 1923), dell'avvento del governo Herriot che voleva sopprimere l'ambasciata francese presso la S. Sede (genn. 1925) e della condanna dell'Action française (v.) 5 sett., 29 dic. 1926). Serie difficoltà P. XI ebbe pure con altri Stati come la Cecoslovacchia (specie nel 1924-25) e le Filippine (1937) che avevano subito influssi messicani; lavorò inoltre intensamente per tentare di fermare il processo di laicizzazione in atto in

varie nazioni, come negli Stati centro-sud-americani. P. XI accettò di far da arbitro nel conflitto Dominico-haitiano che si concluse con l'accordo del 31 genn. 1938, ratificato presso la nunziatura a Porto Principe il 26 febbr. seguente (cf. messaggi tra il presidente di S. Domingo e P. XI, in Oss. Romano, 28 febbr. - 1° marzo 1938).

2. Relazioni con L'Italia

P. XI amò profondamente la sua patria d'origine e l'Italia ne ebbe più d'una prova. All'inizio del pontificato cercò di rappacificare gli animi e intervenne ripetutamente per far cessare violenze che socialisti, comunisti e fascisti commettevano contro persone e istituzioni della Chiesa (lettere agli Ordinari d'Italia del 6 ag. e 28 ott. 1922). A tal effetto proibì più volte ai sacerdoti di appartenere a partiti politici, non escluso il Partito popolare (IV. cf. circolari 2 ott. 1922, 10 febbr. e 23 sett. 1924). L'Osservatore Romano (12 luglio 1923) commentò con nobili parole le dimissioni di don L. Sturzo da segretario politico del Partito e P. XI non mancò in seguito di prestare aiuto ad alcuni dei maggiori esponenti del Partito perseguitati dal fascismo. Apprezzò lo sforzo fatto dalle autorità governative per assicurare l'ordine e i servizi di trasporto in occasione del Giubileo del 1925 e vari provvedimenti presi in favore della Chiesa (allocuzione concorsionale, 14 dic. 1925; A. Giannini, in Chiesa e Stato [V. BIBLICA.], II, pp. 497-510), ma protestò di non voler accettare il progetto del guardasigilli Rocco per la revisione della legislazione ecclesiastica, se prima non si addivenisse alla soluzione della questione romana (lettera al card. Gasparri del 18 febbr. 1926). Il Ministro fece allora sapere che il governo era disposto a trattare la questione romana. Da un incidente si passava allo studio di quella soluzione che doveva poi avere una portata storica eccezionale. P. XI volle che fosse risolta con l'unico intervento delle due Alte Parti interessate. Dal canto suo P. XI diresse personalmente i lavori (ca. 200 sedute in sua presenza, cf. Pellegrinetti [V. BIBLICA.], p. 27) con la collaborazione del card. Gasparri e dell'avv. F. Pacelli, poi marchese. La trattazione, la ratifica ufficiale per parte degli organi legislativi della nazione e la susseguente applicazione sia del Trattato come del Concordato, insindichilmente uniti secondo P. XI (v. PATTI LATERANENSIS) conobbero momenti veramente tragici che culminarono, dopo gli attentati all'Azione Cattolica, con l'encic. Non abbiamo bisogno (29 giugno 1931); ne seguì una chiarificazione dopo la visita di Mussolini a P. XI (12 febbr. 1932). Durante il conflitto e la campagna militare italo-bassiana (1935-36), il Papa non ebbe che sporadici accenni alla situazione in Etiopia per non essere frainteso, come dichiarò nell'allocuzione concorsionale del 16 dic. 1935 (cf. discorsi alle infermiere e agli ex-combattenti, 27 ag., 7 sett. 1935). Tuttavia questo suo atteggiamento esteriore, ché l'azione diplomatica allora svolta non è nota, fu oggetto di critiche all'estero. Non mancarono di fermezza le sue proteste per l'unione sempre più stretta nel campo ideologico tra Italia e Germania (cf. discorso al Collegio di Propaganda, 28 luglio 1938), per i provvedimenti razziali approvati dal Gran Consiglio del fascismo (6 ott. 1938) e per quelli relativi ai matrimoni con non ariani (nov-dic. 1938).

3. Azione per la pace

Già si è detto che sin dall'inizio del pontificato, P. XI si adoperò per pacificare gli animi propugnando un'equa applicazione dei trattati. Negli anni 1930-32, in occasione della crisi finanziaria in cui si dibatteva l'Europa e della corsa agli armamenti, intervenne con saggi suggerimenti e con un appello per una crociata di carità (discorsi natalizi del 1930 e 1934; encicl. Nova impendet, del 2 ott. 1931). Tra i nemici della pace pose in primo piano l'immoderato nazionalismo che riprovò in più occasioni, specie con la condanna dell'Action Française (1926) e del nazionalsocialismo (1937) e la lotta di classe instaurata dal socialismo marxista e dal comunismo. Spese volte ebbe parole di riprovazione per il comunismo ateo, sovvertitore dell'ordine pubblico e persecutore della Chiesa, che finalmente condannò con l'encic. Divini Redemptoris (19 marzo 1937). Di fronte al pericolo d'una guerra dovuto al crescente spirito aggressivo del nazionalsocialismo e alla diffusione delle sue ideologie neopagane, indisse una crociata mariana con l'encic. Ingravescentibus malis sulla pia pratica del Rosario (29 sett. 1937; cf. discorso del 1° ott. seguente alla Sacra Rota) e inviò al mondo il radiomessaggio del 29 sett. 1938, in cui offrì a Dio il dono della sua vita. Il ministro N. Chamberlain rese ai Comuni pubblica testimonianza del lavoro di P. XI per la pace (cf. Oss. Romano, 2 febbr. 1939).

VI. IL GOVERNO DELLA CHIESA

P. XI, oltre ad assicurare e accrescere il prestigio della Chiesa di fronte alle nazioni, provvide con sagge riforme e continui incitamenti al suo progresso.

4. Le missioni

P. XI, conscio che l'apostolato è la sostanza più vera e più preziosa del Pontificato romano (discorso al Consiglio Super. della Propagazione della Fede, 20 marzo 1923), diede un largo impulso alla diffusione della Chiesa in terra di missione: trasportò a Roma l'opera della Propagazione della Fede (3 maggio 1923), iniziando così una nuova MISSIONARIO (v.); celebrò con solennità il III Centenario di Propaganda Fide (giugno 1923); volle l'Esposizione missionaria (1925) che rese permanente con l'istituzione del Museo missionario etnologico del Laterano e dotò il Collegio e l'Ateneo Urbano di Propaganda Fide d'una grandiosa sede sul Gianicolo (1931). Di molta importanza per le missioni furono l'encic. Rerum Ecclesiae (28 febbr. 1926), dove trattò principalmente del clero indigeno, la lettera del 15 giugno dello stesso anno sulle missioni in Cina e le tre raccomandazioni ai procuratori delle missioni del 6 dic. 1929. In conformità ai principi stabiliti in questi documenti, diede l'avvio alla costituzione dell'esposito indigeno con la consacrazione in S. Pietro di 6 vescovi cinesi (28 ott. 1926), seguito da poi altre consacrazioni il 28 ott. 1928 e il 5 giugno 1933. Promosse l'Azione Cattolica nei paesi di missione (cf. messaggio ai vescovi cinesi, 1° ag. 1928; altri documenti in A. Cavagna, La parola del Papa [V. BIBLICA.], pp. 280-84).

5. Le Chiese orientali

Fattiva fu pure la sollecitudine che ebbe per le Chiese orientali unite e separate, problemi delle quali conosceva profondamente e direttamente. Trattò delle questioni che le riguardavano, sia per l'unione come per i riti, in vari documenti, come nelle encic. Ecclesiam Dei (12 nov. 1923, per il III centenario del martirio di s. Giosafat), Mortalium animos (6 genn. 1928, riprovazione del pancristianesimo), Rerum orientali (8 sett. 1928, istituto e studi orientali) e il motu proprio del 25 marzo 1938 relativo alla giurisdizione della S. Congregazione Orientale. Promosse la stampa di vari libri liturgici (cf. I. Cecchetti [V. BIBLICA.], pp. 67-73); accolse nella Chiesa l'arciv. Mar Ivanios, giacobita, con un folto gruppo di fedeli (sett. 1930); dichiarò autonoma la Commissione per la Russia (6 apr. 1930) ed eresse il 'Russicum' (15 ag. 1929); istituì la Commissione per la codificazione del diritto orientale (2 dic. 1929), che divenne pontificia il 17 luglio 1937 con il compito di procedere alla redazione del Codice di Diritto canonico orientale (v. COMMISSIONI PONTIFICE).

Fedele al principio stabilito di «conoscersi ed amarsi» (discorso alla FUCI del 16 genn. 1927), provvide perché in tutti i seminari venisse trattata la storia, la liturgia e la teologia orientale (cf. lettere circolari della S. Congr. degli Studi e Università del 28 ag. 1929 e 27 genn. 1935).

6. Formazione del clero

La santificazione del clero e la sua adeguata formazione intellettuale furono pure al centro delle sollecitudini di P. XI. A tale scopo emanò norme per gli studi e per la formazione spirituale dei chierici nei seminari (cf. 'Enchiridion clericorum, Città del Vaticano 1938, pp. 602-841) e provvide all'erezione, specie in Italia, di seminari regionali (cf. 'Elenchus Seminariorum, ivi 1934). Diede un forte impulso agli studi ecclesiastici superiori e favorì l'erezione di nuove unità e istituì i scientifici, nei quali regolò l'ordinamento degli studi con la cost. Deus scientiarum Dominus (24 maggio 1931). Per essere più utile al bene delle anime, come dichiarò il 1° marzo 1938 ai parroci e quaresimalisti di Roma, alla morte del card. Bisleti, prefetto della S. Congr. degli Studi e Università, volle riservarsi la perfettura di detta Congregazione (cf. lettera al card. Pacelli, 3 sett. 1937). I documenti di maggior rilievo in

cui espose i suoi principi direttivi sul clero sono: la lettera al card. Bisleti del 10 ag. 1922; l'encic. Studiorum ducem (29 giugno 1923, per il IV centenario della canonizzazione di s. Tommaso d'Aquino); la lettera ai superiori d'Ordini del 19 marzo 1924; i discorsi tenuti in occasione del pellegrinaggio internazionale dei seminaristi (21-25 luglio 1929). Ma il documento che P. XI, quasi alla vigilia della sua morte (cf. lettera all'episcopato delle Filippine, 18 genn. 1939, pubblicata nell'Osservatore Romano il giorno della sua morte), stimava più importante sull'argomento è l'encic. Ad Catholici sacerdoti (20 dic. 1935); essa costituisce, insieme con l'encic. Mens nostra (20 dic. 1929) sugli esercizi spirituali, il ricordo che P. XI volle dare al clero del suo giubileo sacerdote. I documenti emanati da P. XI per i religiosi sono raccolti nell'Enchiridion de statibus perfectionis, I, Roma 1949, pp. 384-530.

4. L'Azione Cattolica e problemi ad essa connessi. Dalla lettera collettiva dell'episcopato lombardo (1921)

Article illustration
(let. Enc. Catt.)
Pto XI papa - Abbozzo eunografo dell'encicl. del 29 giugno 1931 in cui si legge la definizione dell'Az. Catt. (cf. AAS, 23 [1931], p. 294) - Roma, raccolta privata.

zione del lavoro elevandolo socialmente, e la stampa cattolica, l'arma veritatis. Egli si preoccupò di illustrare ognuno di questi grandi problemi secondo la dottrina della Chiesa. Infatti al primo provvidenza con due encicli. Rappresentanti in terra sull'educazione della gioventù (31 dic. 1929) e la Vigilanti cura sulla moralizzazione del cinematografo (29 giugno 1936) e con innumeri accenni nei suoi discorsi. Al secondo con l'encic. Casti connubii sulla dignità e santità del matrimonio (31 dic. 1930) e con il ricevere ed intrattenere, con paterna bontà quotidiane, dalla conclusione del Concordato con l'Italia, gli sposi novelli di passaggio a Roma (ne ricevette ca. 200.000 coppie: Fontenelle, op. cit. in bibl., p. 488). Al terzo con la Quadragesimo anno (15 maggio 1931) in occasione del XL anniversario della Rerum novarum. Al quarto con l'encic. Rerum omnium (26 genn. 1923 per il III centenario della morte di s. Francesco di Sales che proclamò patrono degli scrittori cattolici) e con vari accenni nei suoi discorsi, tra cui quello per l'inaugurazione della Mostra internazionale della stampa cattolica (12 maggio 1936).

7. Canonizzazione, feste liturgiche, congressi

P. XI fece 40 beatificazioni con 494 beati (v. BEATIFICAZIONE). 16 canonizzazioni con 32 santi (v. CANONIZZAZIONE). In occasione della lettura dei decreti «coram sanctissimo» (di cui 100 per l'eroicità delle virtù) per le cause di beatificazione e canonizzazione pronunciò 101 discorsi dal 2 apr. 1922 al 3 maggio 1936 (in parte raccolti da C. Testore, Invito all'eroismo, 3 voll., Roma 1941-42); solo 15 letture furono di poi senza discorsi a causa dello stato precario di salute del Pontefice. Introdusse le feste di Cristo Re (1925), della Maternità divina di Maria S.ma in occasione del centenario del Concilio di Efeso (encic. Lux veritatis, 25 dic. 1931) e di diversi UNIVERSALISTI (v.). Proclamò 4 dottori della Chiesa (v.) e diede una nuova ufficiatura alla festa del Sacro Cuore (1929), verso il quale inculcò il dovere della riparazione con l'encic. Miserentissimus Redemptor (12 marzo 1928). Per il decoro liturgico curò particolarmente la musica sacra, come si rivela dalla cost. Divini cultus sanctitatem del 20 dic. 1928 e da vari discorsi; prese interesse al XIII (1923) e al XIV (1928) Congresso nazionale dell'Associazione italiana di S. Cecilia.

Partecipò per mezzo INTERNAZIONALISMO (v.) e a quelli della Regalità di Cristo di cui il primo (nazionale) fu tenuto a Milano (20-23 maggio 1926); il congresso più grandioso (internazionale) di questo genere fu quello tenuto a Poznan (25-29 giugno 1937).

VII. MECENATE DELLE ARTI E DEGLI STUDI

P. XI, come già si è detto, era un umanista nel senso vero della parola, quindi amante dell'arte, degli studi e di quanti vi si dedicavano con serietà d'intenti. La sistemazione edilizia dello Stato della Città del Vaticano è al riguardo una testimonianza irrefragabile, anche se artisti e tecnici non riuscirono sempre ad interpretare il pensiero del Pontefice. P. XI teneva moltissimo per il decoro della Chiesa che il suo piccolo Stato fosse all'avanguardia per la perfezione tecnica dei suoi impianti, come, p. es., la stazione radio, che costruì con il concorso personale di G. Marconi (v.) e inaugurò con un solenne messaggio al mondo (12 febb. 1931). Furono oggetto delle sue particolari cure: la Pinacoteca (nuova sede con il concorso di L. Beltrami inaugurata il 28 ott. 1932); i Musei (genuine condotta elicoidale ideata da P. XI e realizzata dall'arch. Momo, 7 dic. 1932); la Biblioteca e l'Archivio, dotati la prima di ca. 20 e l'altro di 13 km. lineari di scaffalature metalliche. Tra i restauri più notevoli vanno Castelgandolfo (v.), l'arco trionfale di S. Maria Maggiore e la volta della Sistina.

P. XI diede un forte impulso agli studi superiori e alle ricerche scientifiche specializzate. Istituì la Pont. Commissione centrale per l'Arte sacra in Italia (1° sett. 1924: V. ARTE, XI; ARTE SACRA, Pontificia commissione centrale per l'1° ed espresse il suo pensiero sull'arte sacra nel

discorso di inaugurazione della Pinacoteca; l'Istituto di Archeologia cristiana (motu proprio dell'11 dic. 1925); la Facoltà di storia ecclesiastica (1929) e la cattedra di missionologia (1933) nella Pontificia Univ. Gregoriana, dotata di una nuova grandiosa sede (1930); la sezione storica della S. Congregazione dei Riti (v. RITO) con il concorso di dom H. Quentin (motu proprio del 6 febbr. 1930); l'Istituto missionario scientifico presso il Pont. Ateneo Urbano e de Propaganda Fide (10 sett. 1933) e la Biblioteca missionaria presso la S. Congr. «de Propaganda Fide» (1926); l'abbazia di S. Girolamo per la revisione ed emendazione della Volgata (cost. Inter praecipuas del 15 giugno 1933); la Pont. Accademia delle Scienze (motu proprio del 29 ott. 1936; il 18 dic. 1938 vi tenne uno degli ultimi e più elevati discorsi) e infine riordinò e dotò di nuova sede l'Ateneo Lateranense (1937) e potenziò con una attrezzatura modernissima la Specola, trasportandola a Castelgandolfo (29 sett. 1935). Da ricordare inoltre le sue speciali cure per l'Università del S. Cuore di Milano; per il grandioso Seminario milanese di Venegono; per la costituzione dei musei diocesani (1924); nonché la creazione di un centro di studi e ricerche nei campi della etnologia, storia delle religioni e missionologia affiancato al Museo missionario etnologico del Laterano (1926), con relativa biblioteca specializzata e la ormai ben nota rivista scientifica: Annali Lateranensi (1937 sgg.), biblioteconomia (v.) presso la Biblioteca Vaticana (1934). Elargi cospicui aiuti finanziari per la pubblicazione di opere storiche, scientifiche ed artistiche: basti ricordare gli aiuti a P. F. Kehr (v.) per la preparazione e pubblicazione dei Regesta Romanorum Pontificum, la cui continuazione è ora assicurata dalla Piusstiftung; ai pp. G. Schmidt, Schebesta, Schumacher, Vanoverbergh e ai coniugi Lebzelter per spedizioni scientifiche tra i popoli più arcaici della terra; e varie borse di studio per sacerdoti desiderosi di specializzarsi in determinate discipline.

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VII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

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IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

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IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 25) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentanze diplomatiche accertarono presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi archivi, e vescovili, 24 abbazie e prelature nullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

VIII. LA MORTE

Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all'episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorio pooftificato che solo i futuri storici potranno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.

IX. ALCUNE STATISTICHE

Creò 76