PIO XII, PAPA

PIO XII, papa. - Eugenio Pacelli, n. a Roma il 2 marzo 1876 dall'avv. Filippo (v. Pacelli, famiglia) e da Virginia Graziosi, a Roma stessa ebbe la sua formazione: dopo gli studi classici nel R. Ginnasio-Liceo Visconti (conclusi con la licenza ad honorem), entrò nel Collegio Capranica e studiò filosofia alla Pont. Università Gregoriana; continuò la sua formazione sacerdotale presso il Pont. Ateneo del Seminario Romano all'Apollinare, dove consegui col massimo dei voti la laurea in teologia ed in utroque iure. Ordinato sacerdote il 2 apr. 1899, entrò subito al servizio della S. Sede nella Segreteria di Stato nella Congregazione degli Affari straordinari, in cui fu nominato da Pio X sottosegretario (1911) e poi segretario (1914). Sviluppava intanto la sua predilezione per il Diritto canonico, insegnando all'Ateneo del Seminario Romano e all'Accademia dei Nobili ecclesiastici, collaborando con il card. Gasparri alla preparazione del Codice e pubblicando tra l'altro lo studio storico-giuridico: La personalità e la territorialità delle leggi, specialmente nel Diritto canonico. Alle occupazioni di ufficio e allo studio univa il ministero sacerdotale, distinguendosi specialmente nella predicazione.

Mons. Pacelli continuava la sua opera nella Segreteria di Stato (preparò il Concordato con la Serbia nel 1914), quando la morte del nunzio in Baviera nel momento più difficile della guerra indusse Benedetto XV a nomi-narlo nunzio apostolico presso quel governo, che solo nella Germania in guerra aveva rapporti diplomatici con la S. Sede. Elevato il 20 apr. 1917 alla sede arcivescovile titolare di Sardi e consacrato dallo stesso Pontefice (13 maggio), raggiunse subito la sua sede di Monaco, per svolgere una delicata azione presso il governo del Reich in favore degli sforzi del Papa per la pace. Durante la guerra visitò i campi dei prigionieri e dopo la disfatta tedesca aiutò le popolazioni e si comportò con esemplare fermezza di fronte alla rivoluzione bolscevica di Monaco (1919). Nominato nel 1920 primo nunzio presso il Reich a Berlino, mantenendo sino al 1925 la sede di Monaco, suo scopo principale fu di stabilire su nuove basi concordatarie le relazioni tra Chiesa e Stato in Germania; non essendo possibile giungere ad un Concordato per il Reich, lavorò per concludere accordi con i singoli Stati tedeschi. Frutto delle sue fatiche furono il Concordato con la Baviera (1925), quello con la Prussia (1929), cui si aggiunse nel 1932 quello con il Baden: essi garantivano alla Chiesa molti diritti positivi. Parallelamente il nunzio mons. Pacelli si dedicava in quegli anni del dopo-guerra tedesco ad elevare il prestigio della S. Sede in Germania ed a favorire il riformare della Chiesa tedesca, partecipando a manifestazioni cattoliche e tenendo discorsi.

Nominato cardinale da Pio XI (16 dic. 1929) e chiamato a succedere al card. Gasparri come segretario di Stato, per 9 anni collaborò fedelmente all'opera del grande Pontefice in quell' altissimo ufficio, più grave durante l'ultimo periodo quando il Papa era molto malato; maggiormente lo occuparono la difesa della Chiesa contro il nazionaloclasismo in Germania dopo il Concordato con il Reich (1933), la conclusione di altri concordati, l'applicazione di quello italiano. Pio XI lo inviò suo legato agli importanti Congressi eucaristici di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938), come pure alle celebrazioni di Lourdes (1935) e di Lisieux (1937), e in tali missioni (si aggiunse il viaggio negli Stati Uniti del 1936) si distinse per la sua oratoria e non comune conoscenza delle lingue, ammirata parimenti in congressi e commemorazioni tenute a Roma.

Morto Pio XI ed aperto il Conclave il 10 marzo 1939, il card. Pacelli fu eletto papa il giorno successivo, prendendo il nome di P. XII. La sua maggiore preoccupazione fu subito il pericolo imminente della seconda guerra mondiale, e sin dalla prima allocuzione al mondo (3 marzo) invitò alla pace i popoli e gli uomini di governo. Questi sforzi si susseguirono incessanti dal marzo al sett. 1939, pubblicamente con appelli e speciali preghiere e per via diplomatica. Al principio di maggio il Papa fece attraverso le proprie rappresentanze diplomatiche un passo presso i capi di Stato delle maggiori potenze europee; il 24 ag., dopo l'Accordo tedesco-russo che determinava la spartizione della Polonia e lo scoppio della guerra, rivolse un supremo appello, ammonendo che «le conquiste e gli imperi non fondati sulla giustizia non sono benedetti da Dio», e che «nulla è perduto con la pace e tutto può esserlo con la guerra». Ancora il 31 ag. una nota diplomatica ai governi di Germania, Polonia, Inghilterra, Francia e Italia scongiurava «in nome di Dio» di fare tutto il possibile per evitare l'inizio delle ostilità.

Aperto il conflitto il 10 sett. 1939, l'azione di P. XII si volse a tre scopi principali: il pronto ri-stabilimento di una pace giusta e onorevole per tutti, la limitazione del conflitto, l'aiuto alle vittime della guerra. Nella prima encicl., Summi pontificatus (20 ott. 1939), P. XII indicò i modi e i fini di una pacifica convivenza dei popoli, additando le cause ed i rimedi dei mali, e facendo un significativo riferimento alla Polonia invasa; nell'allocuzione natalizia richiamò i principi di diritto naturale che i belligeranti dovevano rispettare, condannando l'aggressione contro i piccoli popoli, le atrocità e l'uso di mezzi illeciti di distruzione, il disprezzo della dignità, libertà e vita umana. Ininterrotti per tutto il periodo della guerra si seguirono gli inviti alla preghiera per la pace, il favore ad ogni iniziativa che potesse portare alla pace (per tale motivo accolse con piacere, al principio del 1940, l'invio presso la S. Sede di un rappresentante personale del Presidente degli Stati Uniti, Myron C. Taylor), l'esposizione dei principi giuridici e morali per un vero e solido ordinamento tra le nazioni in Europa e nel mondo (v. specialmente i messaggi natalizi).

Parimenti P. XII fece tutti gli sforzi perché il conflitto non si estendesse ad altri paesi, in particolare per salvare dalla guerra l'Italia, che il 1° sett. 1939 aveva dichiarata la «non-belligeranza». Sollecitò prima la mediazione del governo italiano tra la Germania e la Polonia, e dopo fece ogni tentativo per impedire la partecipazione italiana alla guerra: parlo della pace dell'Italia nell'encicl. Summi pontificatus, vi insistette in pubblici discorsi, alla fine del dic. 1939 si rivolse direttamente al Sovrano (visita al Quirinale, 28 dic. 1939); continuò i suoi sforzi nei primi mesi del 1940, insistendo attraverso il nunzio d'Italia presso il ministro degli Esteri, ed il 24 apr., quando ormai la guerra era stata decisa, si rivolse con lettera autografa a Mussolini, facendo appello al suo senso di responsabilità perché «una si grande calamità fosse risparmiata al suo paese». Gli interventi ed i pubblici appelli del Papa per la pace si moltiplicarono durante il mese di maggio, ed alle proteste di Mussolini, irritato per le ripercussioni che avevano nel popolo italiano, fece rispondere che «non temeva di andare anche in un campo di concentramento».

Al momento dell'invasione dell'Olanda, Belgio e Lussemburgo (10 maggio), P. XII mandò telegrammi di solidarietà (pubblicati nell'Osservatore Romano) ai Sovrani di quelle nazioni, denunziando l'aggressione tedesca. Invase in parte occupata la Francia, diresse una lettera all'episcopato francese (29 giugno), dando direttive per l'opera da svolgere in quel difficile momento.

Di fronte alla Germania, P. cercò all'inizio del pontificato di migliorare le relazioni con il governo nazional-socialista, ma l'offerta, fatta per suggerimento dell'episcopato tedesco, riuscì vana, e continuarono le illegalità naziste nei vari campi della vita ecclesiastica. Il Papa denunziò le nuove oppressioni con nota diplomatica del 10 luglio 1939, e continuò nelle proteste quando l'inizio della guerra aggravò le vessazioni naziste contro la Chiesa. La visita a Roma del ministro degli Esteri Ribbentrop diede occasione per chiedere di poter inviare un visitatore apostolico nel territorio polacco occupato dai tedeschi, ma la richiesta non venne accolta; la S. Sede continuò a preoccuparsi di quell'infelice paese, protestando a Berlino senza interruzione con note ed appelli per le iniqui persecuzioni che subivano la Chiesa e la popolazione polacca (particolarmente grave la nota del 2 marzo 1943). Contro alcune aberrazioni della ideologia nazista il S. Uffizio condannò in quegli anni il principio della «causa nasi» (2 dic. 1940), applicato in Germania per sopprimere coloro che erano considerati «non valevoli di vita» (Le-bensunterte) e quello della sterilizzazione, specie se coatta, perché gravemente lesivo della integrità e libertà umana (23 febbr. 1941).

Era intanto incominciato, sin dal sett. 1939, l'aiuto del Papa ai popoli colpiti dalla guerra. Attraverso le rappresentanze pontificie, furono dati sussidi ai profughi polacchi rifugiatisi nei vari paesi, e poi a quelli della Bessarabia e Bucovina. Le richieste di notizie sui prigionieri, che subito vennero alla S. Sede da tutto il mondo, e la esperienza di quanto essa aveva fatto nella prima guerra mondiale, indussero P. XII ad organizzare presso la Segreteria di Stato un Ufficio informazioni, che ebbe enorme sviluppo durante la guerra. Appena iniziate le ostilità, il Papa fece chiedere al governo tedesco le liste dei prigionieri polacchi, ma ne ebbe risposta negativa ed egualmente infruttuose furono le richieste che insistentemente si rinnovarono. Cercò allora di raccogliere notizie, con l'aiuto dei vescovi, sulle persone e famiglie disperse, incontrando anche in tale opera difficoltà. Con il giugno 1940 le ricerche si allargarono ai profughi belgi, olandesi, francesi, agli Italiani internati, e, sempre in maggior misura man mano che il conflitto continuava e si estendeva, ai prigionieri di guerra. Dal giugno 1940 al sett. 1941 giunsero ca. 400.000 richieste; l'Ufficio centrale fu posto nel Palazzo di S. Carlo in Vaticano e raggiunse il numero di 885 impiegati, mentre altri uffici ausiliari erano in Roma. Il lavoro si svolgeva in sezioni delle varie lingue e nazioni o parti del mondo, una speciale fu quella per gli Ebrei perseguitati dai Tedeschi, per i quali furono ricevute 100.000 domande. Per ottenere le desiderate notizie, dovettero condursi difficili trattative con i governi: quello della G

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Pio XII, papa - Rirratto.

della Germania ed i comandi militari tedeschi non accolsero le domande della S. Sede, anche la Grecia non acconsenti a dare informazioni. Insistenze vivissime e tentativi innumerevoli furono fatti dal Papa (specialmente attraverso il presidente Roosevelt) per riuscire ad
ermania ed i comandi militari tedeschi non accolsero le domande della S. Sede, anche la Grecia non acconsentì a dare informazioni. Insistenze vivissime e tentativi innumerevoli furono fatti dal Papa (specialmente attraversato il presidente Roosevelt) per riuscire ad avere dalla Russia notizie sui suoi prigionieri tedeschi, italiani e di altre nazioni, ma ogni sforzo riuscì inutile; il Papa tentò anche, nel 1940, di giungere ad uno scambio di prigionieri tra i belligeranti, ma i tentativi furono infruttuosi. Con l'ag. 1940 cominciarono le trasmissioni per mezzo della Radio vaticana, ben presto moltiplicato ed estese a tutto il mondo. Le comunicazioni delle notizie, fatte per radio, telegrafo, corrieri e servizio postale, si svolgevano attraverso le nunziature o le delegazioni apostoliche, che istituirono appositi uffici; i rappresentanti della S. Sede nei vari paesi assistettero anche, per quanto fu loro concesso, i prigionieri, gli internati, le loro famiglie, portando i generosi aiuti che il Papa poteva far giungere, specialmente in occasione delle festività del Natale e della Pasqua. Nel 1942 i servizi di informazione si estesero all'America del Sud, dove erano molti internati civili; nel 1943 la Radio vaticana poste stabilire collegamenti con il Giappone; dopo lo sbarco alleato nel Nord-Africa fu istituito ad Algeri un particolare Ufficio informazioni, affidato ai Padri Bianchi; occupata la Sicilia e l'Italia meridionale, le richieste di notizie si moltiplicarono e dopo laboriose trattative la S. Sede poté organizzare centri di raccolta e distribuzione di messaggi vaticani presso le Curie diocesane, coadiuvate dai parroci e dall'Azione Cattolica. Infruttuose furono invece le ricerche di notizie sui militari italiani internati in Germania, e il Papa riuscì solo a far giungere loro qualche aiuto attraverso la missione cattolica svizzera e la nunziatura di Berna. L'Ufficio informazioni continuò, anche terminata la guerra, ad assistere i prigionieri tedeschi e di altre nazioni, per aiutare gli internati politici dei caduti regimi e per favorire il rimpatrio dei prigionieri e degli internati, soprattutto dalla Germania. Alla fine della sua attività (1946) l'Ufficio informazioni della S. Sede aveva ricevuto quasi 10 milioni di richieste e trasmesso un numero ancora maggiore di messaggi.

La sollecitudine del Papa durante la guerra si preoccupò in modo particolare di salvare Roma, centro della cristianità e sua sede episcopale. Il giorno stesso dell'ente, tratto in guerra dell'Italia, la S. Sede chiese ai governi

francese e inglese che la città non venisse bombardata da incursioni aeree. Mentre la risposta francese fu subito favorevole, il governo di Londra assunse un'attitudine riservata, e pose condizioni senza prendere alcun impegno concreto. La S. Sede continuò a chiedere l'immunità di Roma, non lasciando passare occasione per esporre le ragioni in favore, interponendo governi e personalità. Dopo l'entrata in guerra dell'America, insistette anche presso il governo degli Stati Uniti. Avvicinandosi il pericolo (1942) furono maggiormente interessati i rappresentanti della S. Sede e attraverso loro i vescovi e i cattolici, incoraggiando preghiere e pubblicazioni, e si adoperò presso il governo italiano (dic. 1942) perché dichiarasse e rendesse Roma «città aperta», allontanandone i comandi militari. I tentativi, intensificati nella primavera del 1943, non riuscirono, ed il 19 luglio di quell'anno si ebbe il primo bombardamento alleato sulla città: P. subito accorse tra le rovine e le vittime, portando conforto ed aiuto, e deplorò altamente il bombardamento con una pubblica lettera al cardinal vicario. Nonostante la protesta e nuovi interventi, Roma fu bombardata una seconda volta il 13 ag., e di nuovo il Papa andò immediatamente tra la popolazione colpita e fece inviare una nota di deplorazione ai governi inglese e americano. Quando la guerra si avvicinò a Roma, si moltiplicarono gli sforzi di P. per impedire che la città divenisse campo di battaglia tra i due eserciti, favorendo le iniziative di neutrali (l'Irlanda presso gli Stati Uniti e la Spagna presso la Germania). Alla proposta dell'ambasciatore tedesco di ritirarsi dalla città in pericolo, protetto dai Tedeschi, fece rispondere che rifiutava di lasciare Roma, qualunque cosa avvenisse (5 febbr. 1944).

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governi inglese e americano. Quando la guerra si avvicinò a Roma, si moltiplicarono gli sforzi di P. per impedire che la città divenisse campo di battaglia tra i due eserciti, favorendo le iniziative di neutrali (l'Irlanda presso gli Stati Uniti e la Spagna presso la Germania). Alla proposta dell'ambasciatore tedesco di ritirarsi dalla città in pericolo, protetto dai Tedeschi, fece rispondere che rifiutava di lasciare Roma, qualunque cosa avvenisse (5 febbr. 1944).

Roma e i suoi dintorni si erano riempiti di profughi e rifugiati, sospinti dalle vicende della guerra, e ad essi venne in aiuto la carità del Papa, che costui nella primavera del 1944 la Commissione assistenza, fece organizzare refettori, cucine popolari, trasporti di viveri; nei momenti più difficili, quando le comunicazioni con Roma erano parzializzate dai bombardamenti, i mezzi del Vaticano provvidero ad approvvigionare la città, in particolare gli ospedali. La protezione di P. andò pariamenti ai perseguitati politici di qualsiasi ideologia ed agli Ebrei, accolti e protetti in istituti religiosi, ed ai tesori di arte, archivi e biblioteche, che specialmente dal Lazio furono trasportati nella Città del Vaticano; si calcolò che più di un terzo del patrimonio mobile dell'arte italiana vi sia stato ospitato.

L'opera di P. XII per Roma si fece più intensa negli ultimi mesi dell'occupazione tedesca, mediante pubbliche manifestazioni (discorso ai profughi in Piazza S. Pietro, 12 marzo) e moltiplicati interventi sia presso i Tedeschi che gli alleati per scongiurare il pericolo che incombeva: alla proposta del comando germanico di evacuare la popolazione della città, egli si oppose fermamente. Roma fu salvata ed il giorno dopo la liberazione (5 giugno 1944) un'immensa folla in Piazza S. Pietro acclamava il Papa defensor civitatis.

Anche per molte altre città italiane e straniere P. XII chiese che fossero preservate dai bombardamenti e dalle rovine della guerra, o perché città ospitaliere o per la loro importanza religiosa e artistica (Chieti, Siena, Assisi, Firenze, Pisa, Bologna, Venezia, L'Aquila, Farfa, Pavia, Verona, Chioggia, Macerata, Fermo, Milano, Padova, Ferrara, Vercelli, Ascoli-Piceno, Orvieto, Ravenna, Loretto, Ferentino, Sonnino, abbazia di Valvisciolo, monastero di S. Domenico a Sora, eremo camaldolese a Frascati, abbazia di Chiaravalle; Repubblica di S. Marino, Vienna, Spalato). Durante le trattative per Roma si interpose presso il governo italiano perché non fossero bombardate Atene e il Cairo. Un'intensa azione diplomatica fu condotta al fine di impedire il bombardamento della abbazia di Montecassino, purtroppo distrutta il 15 febbr. 1944. Un appello lanciò pure P. XII nel sett. di quell'anno per salvare dalla distruzione la città di Varsavia.

All'inizio dell'ufficiale e incerto dopoguerra, P. XII volle dare una manifestazione del carattere supernazionale e universale della Chiesa con la creazione cardinalizia del 18 febbr. 1946, nominando 32 nuovi cardinali di tutte le parti del mondo (anche la Cina), nella grande maggioranza vescovi in cura d'anime (per il significato e la portata dell'avvenimento, V. le allucuzioni di P. XII in quell'occasione). Nello stesso periodo prendeva sviluppo la carità del Papa, che inviò scorci nel 1945 alle popolazioni della Cina e, finita la guerra, aiutò in modo particolare la Germania, inviando grandi quantità di viveri e sussidi specialmente per la ricostruzione delle chiese. In Italia operò principalmente attraverso la Pontificia Commissione Assistenza, che si è occupata dei profughi, dei reduci, dei rimpatriati, ha allargata la sua azione ad altre opere di assistenza caritativa e sociale (specialmente le colonie estive) ed è intervenuta con larghi e pronti aiuti in gravi calamità internazionali (così per le alluvioni del 1951 nell'Italia meridionale e nel Polesine).

Mentre la carità del Papa cercava di alleviare i mali del dopo-guerra, più viva si faceva la sua preoccupazione per la nefasta influenza del comunismo ateo in Europa e nel mondo. Durante la guerra, con nobile imparzialità, nulla aveva fatto che significasse approvazione o incoraggiamento della guerra intrapresa nel 1941 contro il popolo russo (v. discorso del 25 febbr. 1946), però aveva apertamente condannato il contenuto ideologico del comunismo (v. radiomessaggio natalizio 1942), e fu chiaro e cauto di fronte alle suggestioni del presidente Roosevelt, che si mostrava benevolo e ottimista, ammonendo contro i pericoli del comunismo sovietico (v. Roosevelt e P. XII). Le previsioni del Papa si dimostrarono giuste, e l'espansione russa dopo la guerra portò il predominio del comunismo nelle nazioni centro-orientali dell'Europa e in Cina, mentre negli altri paesi, in particolare Italia e Francia, si organizzavano o sviluppavano forti partiti comunisti. Per scongiurare un sì grave pericolo per la religione, P. XII ha spiegato tutte le sue energie, stimolando la comprensione delle nazioni più prospere in favore di quelle più esposte all'insidia del comunismo a causa delle loro condizioni sociali, e soprattutto illustrando e propugnando la dottrina sociale cattolica, denunciando gli errori dell'ideologia marxista, dando norme pratiche circa la condotta del clero e del popolo cristiano (v. COMUNISMO; decreto del S. Ufficio, 1 luglio 1949).

Connessa con tali provvedimenti è la successiva ammendazione del S. Uffizio del 28 luglio 1950 contro le associazioni comuniste di fanciulli e fanciulle. Grande importanza hanno pure le direttive date ai vescovi dalla Congregazione Consistoriale nel 1945 circa il dovere del voto e la necessità di darlo soltanto a candidati sicuri sotto l'aspetto religioso, argomento su cui è entrato lo stesso Pontefice con precisi e forti insegnamenti (v. Roma, 10 marzo 1948).

La necessità di questi interventi appare più manifesta se si considera la lotta sferrata dal comunismo contro la Chiesa nei paesi in cui è giunto al potere. Il primo gravissimo fatto del dopo-guerra fu la violenta distruzione della Chiesa cattolica nella Ruthenia aggregata alla Russia (v. encicl. Orientales omnes, 23 dic. 1945). Nelsett, e ott. successivo si svolgeva in Jugoslavia il processo contro mons. Stepinac, arcivescovo di Zagabria, che veniva ad aggiungersi a stragi, deportazioni di sacerdoti ed altre gravissime violenze (v. Rota, 6 ott. 1946). Seguiva (1948) in Ungheria il tristissimo processo contro il card. Mindszenty (v. lettera all'episcopato ungherese del 2 gen. 1949, le allucazioni nel Concistoro segreto, al corpo diplomatico e al popolo romano del febbr. successivo). Sviluppandosi sempre più la lotta contro la religione cattolica nei paesi caduti sotto l'influenza sovietica, gli interventi di P. XII si ripeterono, sia colpendo con le pene ecclesiastiche i responsabili della lotta (v. Cominform), sia provvedendo alla nomina di vescovi al posto di quelli tolti violentemente dal governo delle chiese, sia aiutando, quando era possibile, e soprattutto incoraggiando la gerarchia, il clero ed il popolo nella difesa della propria fede: si debbono qui ricordare le lettere rivolte all'episcopato polacco (sett. 1949 e sett. 1951), quella alla gerarchia ed al popolo cecoslovacco (28 ott. 1951), ai cattolici cinesi (18 gen. 1952), all'episcopato di Romania (27 marzo 1952).

L'insegnamento dogmatico di P. XII ha toccato i problemi più vivi della teologia moderna, dando talora soluzioni definitive, più volte orientando per vie sicure le ricerche della teologia cattolica. Le indagini bibliche, che sono alla base del dogma, hanno avuto norme rispondenti alle nuove esigenze e ai progressi scientifici con l'encicl. Divino afflante Spiritu (v.); il preciso significato della Rivelazione e del Magistero è determinato nell'encicl. Humani generis (v.), che addita nelle attuali deviazioni teologiche e filosofiche di alcuni ambienti culturali i pericolosi effetti di una scienza emancipata dall'autorità della Chiesa; l'encicl. Mystici corporis (v.) fa un'ampia esposizione della dottrina rivelata sulla Chiesa, quella Mediator Dei contiene una trattazione sistematica della teologia liturgica e del particolare interesse della sacerdotessa. Nella cost. apost. ORDINARIO (v.) P. XII ha risolto la secolare questione sull'essenza del Sacramento dell'Ordine, mentre in altre encicliche o documenti si è pronunciato su controversie oggi vive, così nell'encicl. Munificentissimus Deus (v.), che definisce ex cathedra il dogma dell'Assunzione di Maria, delinea il progressivo affermarsi della verità implicita, mentre contenuta nella Rivelazione, e nell'encicl. Sempiternus Rex, in occasione del XV centenario del Concilio di Calcedonia, kenosi (v.) e recenti interpretazioni del mistero dell'Incarnazione.

Nel campo delle scienze e della cultura P. XII ha dato impulso all'attività della Pont. Accademia delle Scienze (v. discorsi); ha promosso la traduzione del Salterio dai testi originali, fatta dal Pont. Istituto Biblico, proponendo per la recita del Breviario con la lettera In quotidianis precibus (24 marzo 1945); ha fatto eseguire gli scavi sotto la confessione di S. Pietro che hanno portato al ritrovamento del sepolcro dell'Apostolo.

Nel campo morale e giuridico, cura particolare ha dimostrato P. XII per la tutela del Sacramento del Matrimonio e la santità del focolare domestico: nella forma catechistica la materia è illustrata principalmente nei discorsi agli sposi, che sviluppano un piano organico di insegnamento sul Matrimonio, i doveri coniugali, l'educazione dei figli; nella forma giuridica molti problemi sono esposti nei discorsi annuali alla Rota. La questione del fine primario del Matrimonio, oltre che essere trattata in alcuni discorsi, fu oggetto di un decreto del S. Uffizio (9 marzo 1944); alcuni aspetti della morale coniugale sono stati precisati nel discorso alle ostetriche del 29 ott. 1951; altri, che riguardano la donna nei suoi problemi morali, religiosi e di apostolato, sono toccati in numerosi discorsi a gruppi o organizzazioni femminili, con originali riflessioni sulle esigenze dei tempi moderni. Bisogna infine ricordare i numerosissimi discorsi rivolti a determinate categorie, che prendono occasione da udienze o congressi per esporre i compiti specifici di ogni professione o servizio; di particolare rilievo i radiomessaggi ai malati.

Sotto P. XII si ebbe la prima modifica al CIC con l'abolizione al 2° comma del § 4 del can. 1099, circa il fine del Matrimonio, che aveva sollevato tanti problemi di minuta casistica (motu proprio del 1° ag. 1948), e sono state pubblicate tre parti del Codice per la Chiesa orientale, De Matrimonio (motu proprio del 22 febbr. 1949), De iudicibus (6 gen. 1950), e De bonis, De religiosis, De verborum significatione (9 febbr. 1952).

Se ci si volge infine all'insegnamento sociale di P. XII, si trova riproposto nelle sue grandi linee la dottrina dei suoi predecessori. Però motivo fondamentale che caratterizza P. XII è l'accento che egli pone sull'uomo e sulla valorizzazione della sua persona, e ciò si spiega per il fatto che in questi ultimi decenni l'incidenza dello Stato in ogni ordine di rapporti umani è divenuta sempre più vasta e profonda, minacciando di essere assorbente anche nei paesi a regime democratico. P. XII afferma che il mondo economico non è di sua natura un'istituzione statale, ma creazione vivente della libera iniziativa dei singoli e dei loro gruppi liberamente costituiti (discorso alla UNIAPAC, 7 maggio 1949); il dovere e il diritto al lavoro non provengono dalla società, ma scaturiscono dalla natura umana, e il lavoro è sempre nobile, anche quando sembrano umili le forme in cui si esplica, e perciò esige l'instaurazione e il consolidamento di un ordine sociale che renda possibile ai lavoratori di evadere dallo stato di mutamento, far partecipi i propri figli ai beni della cultura, inserirsi essi stessi nelle varie comunità umane per esserne membri attivi e responsabili (radiomessaggio analizie 1942); lavoratori e imprenditori devono tendere ad umanizzare i loro vicendevoli rapporti, fino a trasformare l'azienda in una comunità di lavoro (discorso del 31 gen. 1952), senza che si giunga ad affermare un diritto naturale dei lavoratori alla gestione (discorso del 3 giugno 1950). D'altra parte P. XII afferma che la proprietà privata deve considerarsi pietra angolare di un ordine economico sociale ben congegnato e rettamente operante (radiomessaggio 1° sett. 1944), intimamente connessa con la dignità e lo sviluppo della persona umana, e che la stessa natura domanda che gli uomini siano proprietari e quando non lo siano lo divengano (radiomessaggio analizie 1942). Perciò il Papa ha condannato il presente assetto economico-sociale capitalista, non conforme a giustizia, ammaestrando che deve essere ricomposto secondo un criterio di equità, tramiti all'occorrenza adeguati interventi statali (radiomessaggio 1° sett. 1944); però l'uma-nizzazione del mondo economico va realizzata non con la rivoluzione, ma con una graduale e ben condotta evoluzione (discorso del 13 giugno 1943).

I problemi che riguardano la vita interna della Chiesa come quelli della vita religiosa dei fedeli si trovano trattati o accennati tutti negli atti, allocuzioni e discorsi di P. XII. Gli stessi discorsi in cui si toccano i problemi politici, nel più alto senso della parola (i grandi problemi odierni della convivenza umana, della pace mondiale, della giustizia sociale), si richiamano sempre ai principi superiori del Vangelo e della Rivelazione cristiana (v. in particolare i radiomessaggi natalizi).

Seguendo la linea tracciata dal b. Pio X e da Pio XI, P. XII è stato sollecito della retta formazione e del buono spirito del clero; il documento più importante in materia è l'esortazione Menti Nostrae (23 sett. 1950), notevole anche perché per la prima volta in un documento ponti-

1551 PIO XII - PIOMBATORE DELLA CANCELLERIA APOSTOLICA

ficio sono toccati aspetti attuali della pedagogia sacerdotale. Sollecitudini particolari non mancano in documenti o esortazioni all’episcopato di varie nazioni dove il problema delle vocazioni sacerdotali è più acuto, come in molte dell’America latina (v. specialmente la lettera all’episcopato brasiliano del 23 apr. 1947, cui si aggiunse il 7 marzo 1950 una lettera della Congregazione dei Seminari).

Non minore è stato l’interessamento per la formazione dei religiosi e delle religiose. Sono da ricordare i cost. apost. Provida Mater (2 febbr. 1947), in favore degli istituti secolari, e la Spousa Christi (21 nov. 1950) sulla disciplina dei monasteri femminili. Importanti sono pure alcuni discorsi tenuti in occasione di Capitoli generali per talune preziose raccomandazioni (alla Compagnia di Gesù ed ai Domenicani il 17 e 29 sett. 1946; ai Frati Minori ed ai Carmelitani Scalzi il 23 maggio e 23 sett. 1951).

Direttive e sviluppi ha dato P. XII all’Azione Cattolica (v.), favorendo il costituirsi di organizzazioni internazionali (intellettuali, uomini, gioventù maschile e femminile, Comitato permanente dei Congressi internazionali per l’Apostolato dei laici), e dando impulso ai diversi rami con discorsi che toccavano gli specifici problemi di ognuno (memorabile, per le circostanze in cui si svolse, quello degli operai, della Pentecoste 1943). I bisogni particolari di problemi religiosi e morali dei singoli popoli sono stati richiamati da P. XII in occasione dei numerosi radiomessaggi per congressi internazionali e eucaristici o mariani analoghe manifestazioni religiose, rivolti a tutte le nazioni cattoliche; la parola di Pastore universale di P. XII è stata facilitata e resa più efficace dal sicuro possesso che egli ha delle principali lingue.

Due momenti di intensa attività pastorale sono stati l’anno del giubileo episcopale del Papa (13 maggio 1942-1943) e soprattutto l’Anno Santo del 1950, che ha visto convenire a Roma da ogni parte del mondo milioni di pellegrini, tutti accolti dalla parola instancabile del Papa. L’atto più solenne dell’Anno Santo (e del pontificato di P. XII) fu la proclamazione del dogma dell’Assunzione corporea di Maria, in Piazza S. Pietro il 1° nov. 1950, alla presenza di ca. 600 vescovi e di un’immensa folla di fedeli.

Numerose sono state, specie durante l’Anno Santo, le canonizzazioni e le beatificazioni decretate da P. XII; particolare rilievo ha avuto la beatificazione di Pio X il 3 giugno 1951; si aggiunge la canonizzazione equipollente di s. Margherita d’Ungheria ed il titolo di Dottore a. Antonio di Padova. Sotto l’aspetto liturgico si ricordano le direttive date nell’enciclic. Mediator Dei (v.), di mirabile equilibrio tra le esigenze spirituali odierne ed il fermo freno ad ogni abuso, e la restaurazione «ad experimentum» della Vigilia pasquale. Il culto mariano è stato assai sviluppato da P. XII, che il 31 ott. 1942 ha consacrato il genere umano al Cuore Immacolato di Maria, istituendo poi questa festa (22 ag.), ogni anno ha invitato alla preghiera durante il mese di maggio, ha inviato messaggi a vari Congressi mariani (più volte a Fatima) e infine ha definito il dogma dell’Assunzione. Il culto dei Santi è stato favorito con documenti per solennità giubilari (s. Benedetto, s. Rosa da Viterbo, s. Leonardo da Porto Maurizio), proclamando nuovi patroni di città e di nazioni; particolare importanza ebbe la proclamazione (1939) di s. Francesco di Assisi e s. Caterina da Siena a patroni primari d’Italia.

Grande sviluppo ha avuto la gerarchia sotto il pontificato di P. XII: sino al 31 dic. 1951 erano state erette 85 nuove sedi arcivescovili o vescovili (24 sedi vescovili sono divenute arcivescovili), 123 vicariati o prefetture apostoliche sono divenute sedi vescovili, create 17 abbazie o prelature nullius, nei paesi di missione istituiti 37 nuovi vicariati apostolici e 53 prefetture apostoliche. P. XII, seguendo l’indirizzo dato da Pio XI, ha promosso il graduale passaggio di circoscrizioni missionarie a diocesi, ed ha favorito il crescere del clero indigeno. Norme molteplici per la vita e lo sviluppo delle missioni ha dato nell’enciclic. Evangelii praecones (2 giugno 1951), tra le quali non manca il richiamo ai problemi sociali di quelle regioni. I rapporti diplomatici della S. Sede, purtroppo interrotti dai paesi comunisti (in Jugoslavia è rimasto un incaricato d’affari), sotto il pontificato di P. XII si sono estesi ad altre nazioni, e sono state istituite le internazionate di Egitto, India, Libano, Filippine, Giappone, Pakistan, e le delegazioni apostoliche di Dakar, Corea. - Vedi tav. CV.

Bibl.: per gli atti ufficiali, V. AAS; utile la consultazione dei voll. annuali: L’attività della S. Sede, Città del Vaticano, dal 1942; ottima è la Guida to the documents of Pius XII (1939-49) di sister M. Claudia, Westminster, Maryland 1951. I Discorsi e radiomessaggi comprendono 13 vol., seguendo gli anni del pontificato, «Vita e Pensiero», Milano sino al 1946, e quindi Tip. poliglotta Vaticana; presso la prima editrice anche E. Pacelli, Discorsi e panegirici (1931-1951); L. Kaas, ha scelto e raccolto i discorsi del nunzio E. Pacelli, 2ª ed., Berlino, 1937, vers. it., 2ª ed., Milano 1939; il carteggio con Roosevelt è stato pubblicato, con note da M. C. Taylor, Nuova York 1947 (trad. II. e spagnola). Innumerevoli sono le pubblicazioni e gli studi sull’azione di P. XII e sul suo insegnamento; non mancano le biografie, italiane e straniere. Michele Maccartone