ROOSEVELT, FRANKLIN DELANO

ROOSEVELT, FRANKLIN DELANO. - Presidente degli Stati Uniti d'America, n. il 30 genn. 1882 a Hyde Park (Nuova York), m. il 12 apr. 1945 a Warm Springs (Georgia). Iniziò la sua carriera politica nel 1910, quale candidato democratico al Senato dello Stato di Nuova York, sebbene ciò si considerasse a quel tempo un suicidio politico, perché da ben 32 anni i repubblicani detenevano il collegio che R. voleva conquistare. Grazie alla sua promessa di sostenere una legislazione che difendesse gli agricoltori di fronte ai commercianti all'ingrosso, riuscì eletto l'8 nov. 1910, con 15.708 voti contro i 14.568 del repubblicano Schlosser.

Nel 1912 appoggiò la nomina di W. Wilson a candidato presidenziale democratico e questi, diventato presidente, gli affidò il sottosegretario alla Marina, che R. co

Article illustration
Article illustration
(1ut. Unis)
Rossevelt, Franklin Delano - Ritratto.

Article illustration
(1ut. Unis)

nservò fino al 1920. In quest'anno il partito democratico acclamò R. candidato alla vice-presidenza, ma la strepitosa vittoria dei repubblicani lo allontanò da ogni attività politica. Nell'ag. 1921 R. fu colpito da poliomielite e non ne guarì mai completamente. Governatore dello Stato di Nuova York nel 1928, fu eletto presidente nel 1932 e si insediò nella suprema carica nel marzo seguente con una strepitosa vittoria della maggioranza in 42 Stati su 48.

Dopo la crisi del sistema economico americano durante l'amministrazione Hoover, R. si propose attuare una nuova politica, il New Deal, con fini altamente sociali. All'individualismo egli oppose il principio della cooperazione e realmente mirò, durante i dodici anni in cui tenne il potere (riuscì infatti vittorioso anche nelle elezioni del 1936, del 1940 e del 1944), a raggiungere un equilibrio economico, che garantisse a tutti i cittadini degli Stati Uniti un tenore di vita sufficiente e il modo di godere dei fondamentali diritti assicurati dalla Costituzione. Il New Deal, mentre costituì una decisa presa di posizione contro i profittatori del lavoro umano, contro i monopolisti e contro tutti coloro che in qualsiasi modo sfruttavano le fatiche altrui, contribuì ad eliminare la disoccupazione in notevole misura, ad aumentare il tenore di vita delle classi operaie, ad assicurare un'assi progredita legislazione sociale, a promuovere la regolata valorizzazione delle risorse naturali. Il mercato finanziario fu disciplinato e fu dato l'avvio a grandiosi opere pubbliche (massima la bonifica e l'irrigazione del bacino del fiume Tennessee, con la costituzione della « Tennessee Valley Authority»), l'agricoltura venne protetta contro le varie forme di speculazione, l'ordinamento tributario fu perfezionato con particolare riguardo all'imposizione diretta, la politica protezionista fu abbandonata per dare luogo ad un più intenso flusso degli scambi commerciali con il resto del mondo.

La politica estera di R., di « buon vicinato » e di intensificazione di amichevoli relazioni con tutti gli Stati pronti a rispettare gli altri componenti della comunità internazionale ed a tenere fede alle obbligazioni contratte, assunse, in seguito alle aggressioni hitleriane, una linea di condotta decisamente avversa ai regimi totalitari e

favorvole alle potenze democratiche, che, fino all'entrata in guerra degli Stati Uniti (dic. 1941), fruirono dell'aiuto americano (Legge affitti e prestiti, marzo 1941) e, in seguito, del diretto apporto del potenziale economico e militare degli U.S.A. Avverso per principio alla guerra (fin dal 1920, nel giro quale candidato alla vicepresidenza, egli sostenne la necessità della ratifica da parte del Senato del Trattato di Versailles e del Patto della Società delle Nazioni), che costituiva un ostacolo al perfezionamento costante del suo New Deal, R. si indirizzò il 23 dic. 1939 ai capi delle varie confessioni religiose per proporre che le forze politiche e religiose si adoperassero per il trionfo della pace e per un'assidua opera di conforto, spirituale e materiale, alle vittime della guerra. Ciò iniziò un carteggio tra R. e Pio XII, che si protrasse fino alla morte del Presidente, e l'invio di un suo rappresentante personale presso la S. Sede e per concordare e sviluppare le comuni iniziative per il ritorno della pace e il sollievo delle sofferenze. Il mito della pace universale, vivo nella mente di R., gli impedì di intravedere, al di là delle costruzioni ideologiche, la realtà dei fatti, come lo comprovò il testo della Carta Atlantica e le decisioni della Conferenza di Yalta.

Il 26-8-15, R. D. M. di Monte porre, del 1938-39, e Pio XII, nuovo York 1938-50; The R. letters being the personal correspondence of F. D. R. 1887-1945, 3 voll., Lorda 1949-51; La corrispondenza fra il presidente R. e papa Pio XII durante la guerra, introd. e note di My. C. Taylor, Milano 1948. Dal punto di vista biografico, in mancanza di un'opera scauriente ed obiettiva, cf. R. E. Sherwood, R. and Hopkins, Nuova York 1948, trad. II. Milano 1949 e J. Gunther, R. in retrospect, Londra 1950 (a carattere aneddotico). Sulle candidature e l'esito delle elezioni cfr.: S. Lorant, The presidency. A pictorial history of presidential elections from Washington to Truman, Nuova York 1951, in particolare pp. 577-673. Sul New Deal v.: E. Fossati, New Deal. Il nuovo ordine economico di F. D. R., Padova 1937; M. Pierro, L'esperimento R. e il movimento sociale negli Stati Uniti d'America, Milano 1937. Sulla politica estera: T. A. Bailey, A diplomatic history of the American people, 4a ed., Nuova York 1949, p. 732 seg. (con bibl.); S. F. Bemis, A diplomatic history of the United States, 3a ed., ivi 1950, pp. 830-99. Sulla Conferenza di Yalta: E. R. Stettinius jun., R. and the Russians, Londra 1950. Silvio Furlani