Di nobile famiglia, fu ben presto, con il padre, al seguito di Francesco I, e passò la sua adolescenza a corte come paggio dei principi reali. Colpito dalla sordità, nel 1540, dovette rinunciare alla carriera militare che gli si apriva; e si volse allo studio delle lettere, già coltivato durante i suoi anni a corte, scrivendo versi in francese e in latino. Nel 1543 ricevette la tonnatura e ottenne alcuni benefici ecclesiastici. Legatosi di amicizia con alcuni compagni di studio come Jean-Antoine de Baïf, Jodelle, Pontus de Thyard, e, ultimo, Joachim du Bellay, insieme al loro comune maestro Jean Daurat, nel 1549 costituì il nucleo della Pléiade, la scuola poetica che dominò il Rinascimento francese, e di cui egli fu il principale esponente. Con la sua collaborazione, infatti, nello stesso 1549 Joachim du Bellay pubblicò la Défense et illustration de la langue française, programma della nuova scuola che tentava di riabilitare nel campo letterario la lingua nazionale, anche nelle forme dialettali, contro gli italianismi e i latinismi allora in voga. Tale scuola, che ottenne grande successo al suo formarsi, decadde rapidamente nel secolo successivo di fronte alle nuove idee di Malherbe (v.).
Nel 1550 R. pubblicò Les Quatres premiers livres des Odes (il V nel '52); poi, nel 1552, il primo libro degli Amours, serie di sonetti petrarcheschi in onore di «Cassandre», a cui seguirono nel 1560 il Second livre des Amours per Marie du Pin, e, più tardi, nel 1578 i Sonnets pour Hélène. In quegli stessi anni pubblicava vari Bocages, Mélanges, Hymnes, una serie di Discours, Elégies e Les quatre premiers livres de la Franciade.
Negli Inni R. esprime un profondo amore del suo paese e del suo Re; sentiva anche profondamente lo strazio delle lotte religiose che dilaniavano la Francia e accusò più volte i protestanti di fomentare la discordia nel paese. Dal canto loro i calvinisti gli rimproveravano di essere prete, ateo e di menar vita licenziosa; ci fu
addirittura contro di lui una sommossa letteraria protestante. Ma R. nelle sue poesie (Poèmes, lib. II) rispose ai suoi nemici religiosi provando come non avesse mai preso gli Ordini, ma usufruisse solo delle rendite di alcune abbazie. R. godé fama di essere il più grande poeta del suo tempo; i secoli successivi lo ignorarono completamente: almeno in Francia, se invece Scipione Maffei lo lodava e Goethe lo ammirava. Solo il romanticismo lo trasse dall'oscurità insieme alla sua scuola: Balzac, Michelet e soprattutto Sainte-Beuve lo hanno riabilitato, collocandolo tra i grandi poeti francesi.