RUIZ, JUAN (ARCIPRESTE DE HITA). - Scrittore spagnolo, n. ad Alcalá de Henares verso la fine del sec. XIII (1283?), m. alla metà del XIV ca. (1348?).
Arciprete di Hita (Guadalajara), fornito di notevole cultura, sembra godesse la protezione di Gil de Albornoz, arcivescovo di Toledo, che gli affidò l'incarico di reprimere la scandalosa condotta dei chierici di Talavera.

Una specie di autoritratto offre il R. nell'opera El libro de buen Amor, una delle ultime manifestazioni del «mester de clerecia», ma con elementi meglio riferibili al «mester de juglaria». I vari episodi sono collegati dalla figura del narratore, che domina con la sua personalità il mondo trecentesco, presentato in tutta la sua varietà di problemi e di aspetti.
Nel libro satire violente contro i chierici e la società si alternano a momenti di commossa elegia e di patetica religiosità e a compiaciute descrizioni dell'amore sensuale. Le frequenti derivazioni colte appaiono completamente rinnovate dal R., che si impone con la sua violenta sensibilità e con la sua concezione dinamica della vita e di quella del suo secolo in particolare. Sotto questo aspetto il R. è stato spesso avvicinato a Boccaccio e a Chaucer.
L'opera che con la rappresentazione del vizio e delle sue conseguenze dovrebbe spingere all'amor divino, si ripiega spesso in tormentata e angosciosa sete di redenzione, in commosso e trepido abbandono alla Vergine, in esaltazione della potenza di Cristo vincitore della morte.
Los amores de d. Melón y d. Endrina. Notas sobre el arte de J. R., in Arbor, 62 (1951), pp. 210-36. Guido Mancini