SACHS, HANS. - Poeta tedesco, il più famoso dei « maestri cantori », n. a Norimberga il 5 nov. 1494, ivi m. il 19 genn. 1576, autore, tra canti di maestri, drammi, racconti, scherzi e rappresentazioni carnevalesche, di ca. 6000 composizioni, e iniziatore dell'arte drammatica in Germania.
Di professione calzolaio, ma di buona e varia cultura che gli diede modo di trovare gli argomenti nelle fonti più varie (antichità biblica e classica, leggenda medievale, novellistica romanza, specie il Decamerone), « poetò su tutto e non inventò nulla » (J. Grimm). Entusiasta della riforma di Lutero, H. S. sparsa la propria opera di scherzi e motteggi contro la Chiesa cattolica, i suoi ministri e i suoi ritiri e di invettive per i presunti scandali della corte papale, con assai meno tolleranza che non gli riconoscono i suoi ammiratori protestanti, ma, in verità, senza mai raggiungere la violenza e la volgarità di altri scrittori del tempo. A differenza di questi egli si mantenne in una rigorosa linea morale, flagellando con energica sincerità il mal costume.
Portato alle stelle dai contemporanei, dimenticato e disprezzato in seguito, rimesso in onore alla fine del sec. XVIII ed esaltato anche dal Goethe, H. S. fu uno spirito dotato di singolari attitudini di rimatore e di narratore, le quali tuttavia non bastano a fare di lui un genio della poesia.