SADOLETO, Giacomo. - Cardinale, n. a Modena da Giovanni e Francesca Machiavelli il 12 luglio 1477; attese allo studio del latino e del greco a Ferrara sotto Niccolò Leoncino; nel 1503 era a Roma alla corte del card. Oliviero Carafa che gli ottenne un canoncato a S. Lorenzo in Damaso; per cultura e dolcezza di carattere fu amico del Bembo, del Greco e del Giove e di Filippo Beroaldo il Giovane.
Nel 1513 Leone X lo volle suo segretario insieme con il Bembo ed il 24 apr. 1517 gli diede il vescovato di Carpentras. Non lasciò Roma che durante il pontificato di Adriano VI; ma riprese l'ufficio di segretario con Clemente VII. Nel 1527, poco prima del sacco di Roma, si portò al suo vescovato, donde lo richiamò Paolo III, per occuparlo nella progettata riforma della Chiesa nell'ott. 1536, ed il 22 dic. lo creò cardinale insieme con il Carafa. Rodolfo di Carpi, il Polo, l'Aleandro, ed ebbe parte con loro nella commissione che redasse il celebre solitium di riforma e fu chiamata a preparare il Concilio di Trento. Nel 1538 accompagnò Paolo III nei suoi viaggi e ritornò a Carpentras. Richiamato a Roma nel 1542, fu invitato in Francia come legato per la pace di quel Re con Carlo V; era di nuovo a Roma nel 1545, donde più non si mosse e morì il 18 ott. 1547.
La sua attività letteraria è molteplice: fu ammirato per i suoi poemetti (il più notevole quello sul Laocoonte) e le sue orazioni latine e fu uno dei più convinti ciceroniani dell'età sua come si può vedere dal suo copioso epistolario (Epistolarum libri XVI, 7 voll., Roma 1559-67; oltre le altre lettere pubblicate in seguito). Nel 1533 pubblicò a Venezia l'opera De liberis recte instituendis, che gli dà un posto insigne fra i pedagogisti di quell'età. In un armonico quadro di educazione umanistica famigliare, fa convergere lo studio delle arti tecniche e liberali verso la formazione morale che si attua nelle virtù dell'autodominio e del giusto mezzo e nell'indirizzo di tutte le facoltà intellettuali verso la filosofia, sola guida alla scoperta della dignità dell'uomo e della sua somiglianza con Dio e quindi alla felicità. Con lo stesso intento umanistico è composto il De laudibus philosophiae (Lione 1538). Il S. fu oltre che umanista notevole teologo. Scrisse un'interpretazione del salmo 50 (Roma 1525) ed un'altra del salmo 93 (Lione 1530); quindi a proposito delle controversie del tempo un Commentarius in Pauli epistolam ad Romanos (ivi 1535), dove, seguendo gli indirizzi di Erasmo, nella questione della Grazia, inclina ad una specie di semipelagianismo; per questo fu ripreso dal Badia, maestro del S. Palazzo; scrisse un'apologia e corresse l'opera sua in una nuova edizione del 1536. Una operetta, De peccato originali, fu pubblicata dal Ritter solo nel 1912.

in Pauli epistolam ad Romanos (ivi 1535), dove, seguendo gli indirizzi di Erasmo, nella questione della Grazia, inclina ad una specie di semipelagianismo; per questo fu ripreso dal Badia, maestro del S. Palazzo; scrisse un'apologia e corresse l'opera sua in una nuova edizione del 1536. Una operetta, De peccato originali, fu pubblicata dal Ritter solo nel 1912.