Fu uno dei triumviri della Repubblica romana del 1849, insieme con il Mazzini e l'Armellini; si occupò prevalentemente dell'amministrazione e della legislazione, continuando l'attività esplicata in qualità di ministro dell'Interno prima di assurgere al supremo magistrato, attività volta in modo particolare, sebbene senza troppo successo, al mantenimento dell'ordine pubblico.
Esule per molti anni in Svizzera e in Inghilterra, fu uno dei più attivi collaboratori del Mazzini nel diffondere l'idea repubblicana e destare agitazioni politiche in Italia e specialmente nello Stato Pontificio; nel tempo stesso professò letteratura italiana all'Università di Oxford e collaborò alle maggiori riviste britanniche di parte liberale.
Rimpatriato nel 1860, raggiunse Garibaldi in Sicilia, opponendosi all'anno di morte del generale di Francia, per un'offerta di armi e di materie prime. Nel 1861, si dimise dopo Aspromonte e tornò per un quadriennio a Londra. Nel 1867, stabilì la definizione di Roma, si occupò di amministrazione locale, di politica sociale e di studi storici e giuridici, che gli valsero la cattedra di diritto pubblico nell'Ateneo bolognese. Arrestato a causa dei torbidi del 1874, patì breve prigionia, la quale destò qualche commozione nell'opinione pubblica.