SALANDRA, ANTONIO - Statista, n. a Troia (Foggia) il 13 luglio 1853, m. a Roma il 9 dic. 1931. Avvocato e studioso di filosofia del diritto e di economia, nel 1850 ottenne la cattedra di scienza amministrativa nell'Università di Roma, passando più tardi a quella di diritto amministrativo, che occupò fino alla morte.
Scrisse La giustizia amministrativa nei governi liberi, apparso nel 1904, che va riguardato come classico in materia. Il S. si dedicò altresì alla politica militante e dal 1886 fu costantemente deputato di Foggia al Parlamento italiano, sedendo al centro destro. Più volte sottosegretario e poi ministro, volta a volta delle Finanze, del Tesoro e dell'Agricoltura, entrò in dissidio col Giolitti e fu ac-
casato dalle sinistre di essere un «reazionario». Venne presidente del Consiglio nel marzo 1914, e si trovò ad essere, per il precipitare degli avvenimenti internazionali, a capo del governo della neutralità italiana, della denunzia della Triplice, del Patto di Londra e dell’intervento armato ed energicamente sostenne i suoi ministri degli Esteri – prima il S. Giuliano e quindi il Sonnino – nelle difficoltà trattative con gli Imperi centrali e con le potenze dell’Intesa, attuando al contempo la preparazione bellica del paese.
Dimissionario nel 1916, dopo l’offensiva austriaca sugli altopiani, fu più tardi delegato italiano alla Confederazione della pace e presso la Società delle Nazioni. In un primo momento aderì al fascismo, ma quando si accorse che esso rifuggiva sempre più dall’inserirsi nell’ordine costituzionale, decisamente partecipò a quella che fu detta «l’opposizione nell’aula» (in contrapposto alla secessione avventiniana), e finì poi col ritirarsi a vita privata, senza neppure partecipare ai lavori del Senato, dove era stato nominato nel 1928. Gli ultimi anni dedicò alla stesura delle sue memorie, di cui sono apparsi i due volumi riguardanti La neutralità italiana e L’intervento, entrambi ricchissimi di notizie ed assai oggettivi.