Il capostipite è MANFREDI I, uno dei figli del marchese Bonifacio del Vasto (m. nel 1130), stabilitosi con il fratello Guglielmo nei territori dell'antico comitato di Auriate. Manfredi ebbe a lungo comunanza di possessi con il fratello Guglielmo capostipite dei marchesi di Busca. Verso il 1175 MANFREDI II già si diceva marchese di S., dove aveva la sua residenza, ma ancora tra il 1202 ed il 1212 era occupato a comperare dai marchesi di Busca diritti e proprietà che avevano in S. Furono fedeli vassalli degli imperatori svevi, però Manfredi II non esitò a rendere omaggio ad Ottone IV. Durante il sec. XIII, MANFREDI III e TOMMASO I furono assidui ed industri raccoglitori di domini per ampliare il loro staterello che era rinchiuso nelle valli della Varaita, Moira, Grasca; poche altre terre riuscirono a conservare nella valle del Tanaro e del Po. Un grave danno per l'organizzazione del marchesato fu la formazione del nuovo Comune di Cuneo; ostile era pure il Comune di Asti. I marchesi si poggiarono per contra al Comune di Alba. Nel 1213 si hanno i primi legami con i conti di Savoia: Man
fredi II e Tommaso I di Savoia si promettono aiuto reciproco e patuiscono legami matrimoniali. Nel 1215 Adelasia di Monferrato reggente per il nipote Manfredi III accetta di fare omaggio al conte di Savoia per la terra di Borge. Grande importanza ha la figura di TOMMASO I (1244-1266); sfuggendo da una parte agli Angioini, dall'altra al Comune di Asti, seppe organizzare ed ampliare il marchesato. MANFREDI IV al principio del sec. XIV allo spegnersi degli Aleramici di Monferrato tentò raccoglierne l'eredità, ma si opposero gli altri congiunti, i Paleologi di Bisanzio. Il sec. XIV vide gravi lotte interne nella famiglia dei m. di S.: le provocò il dissidio tra Federico I figlio di Manfredi IV ed il pretendente alla successione Manfredi di Condé. Le lotte tra le due famiglie si intrecciano con quelle del marchesato con i Savoia-Acaia di Pinerolo e con i Paleologi di Monferrato. Nel 1343 TOMMASO II, per avere aiuto contro i Condé ostinati nella opposizione, fece omaggio al delfino di Grenoble. Umberto II, lo riconfermava nel 1354 a favore del nuovo delfino Carlo di Francia. In questo modo il marchese cercava sfuggire alla presenza che esercitavano sul suo dominio i visconti di Milano ed i conti di Savoia. Nel 1356 Tommaso II approfittò della lega antiviscosetta per occupare Cuneo e tentare la ripresa della espansione, ma non era più possibile. Contro il nuovo marchese FERRICO II si levò potente il conte di Savoia, Amedeo VI, memore degli antichi legami e sdegnato che Federico avesse fatto omaggio del marchesato anche a Bernabò Visconti (1360). Nel 1363 il conte di Savoia invase il marchesato, assediò S. e costrinse Federico a rendere omaggio. Ma il marchese appena libero si precipitò oltremonti a rendere omaggio al delfino, salvo poi rinnovarlo ad Amedeo VI nel 1364. Questa politica doppia determinò proteste del conte di Savoia a Grenoble ed a Parigi si che la cosa fu avocata dal Parlamento di Parigi. Nel 1375 il marchese affidava però la sua piazzaforte

avanzata di Carmagnola a milizie dell'Innesche. La lotta tra i conti di Savoia ed i marchesi si protrasse per tutto il sec. XV. Il conte Rosso nel 1386 di nuovo attaccò il marchese che trovò appoggio al solito nei Visconti da una parte e nel Consiglio dell'Innesche. Di nuovo Amedeo VIII riprese la lotta contro Tommaso III (1396-1416, mecenate e letterato): assediato in S. nel 1413, il marchese dovette piegarsi e rendere omaggio al vincitore. Ora i marchesi parvero rassegnati a sottostare alla sovranità sabauda: Ludovico I (1416-75) e Ludovico II (1475-1505, letterato) ripetutamente resero l'omaggio. Però in silenzio si assicuravano appoggi nelle potenze italiane nemiche dei Savoia. Dopo la morte di Luigi XI improvvisamente si risvegliò la questione nel Parlamento di Parigi: Ludovico, invitato a prestare omaggio al Re, cercò di mettere avanti delle condizioni, finché nel 1485 da Grenoble fu ordinato il sequestro del marchesto. Protestò il Duca di Savoia ed intimò al marchese di rendergli omaggio; e poiché le trattative non ebbero esito, nel 1487 assalì il marchesto e lo occupò. Il marchese, rifugiatosi in Francia, l'anno seguente riuscì a riconquistare il suo Stato. Allora la questione rimase aperta ed insoluta per la morte del duca di Savoia Carlo I.
Il marchese Ludovico II era ormai tutto dedito alla Francia. Appoggiò Carlo VIII nella sua discesa in Italia e spedizione di Napoli, come poi fece con Luigi XII che accompagnò a Napoli. Morto Ludovico II nel 1504, governò il marchesto per i figli giovanetti la vedova Margherita di Foix. Il nuovo marchese MICHELE ANTONIO, devotissimo alla Francia, seguì nelle loro guerre Luigi XII e Francesco I, sino a che morì ad Aversa nel 1524. Il fratello ed erede Giovanni Ludovico partigiano di Carlo V fu diseredato dal marchese a favore del fratello terzogenito FRANCESCO. Ora le vicende del marchesto si legano strettamente a quelle delle lotte interne della famiglia marchionale. Giovanni Ludovico riuscì a conquistare S., ma ne fu ricacciato da Francesco aiutato dai Francesi: Francesco I confisciò il marchesto e lo diede a Francesco come feudo. Poi Francesco passò alla parte imperiale; il Re di Francia diede il marchesto di nuovo a Giovanni Ludovico che pure passò alla parte imperiale. Il Re di Francia concesse allora il feudo di S. all'ultimo dei fratelli, GABRIELE, che morì, si disse, di veleno, nel 1548. I comuni del marchesto riunitisi in Parlamento invitano il Re di Francia ad annettere il marchesto alla Francia (1° ag. 1548); tale annessione durò fino al Trattato di Lione (17 genn. 1601) che l'assegnò alla casa Savoia.