Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Letterature

ROMANO IL MELÒDE

English Cita

Noto anche come: greco: Romanos Melodos, Romanos ho Melodos; inglese: Romanos the Melodist

ROMANO il MELÒDE. - N. in Siria da famiglia israelita, nell'ultimo quarto del sec. V: recatosi a Costantinopoli negli ultimi anni del regno di Anastasio I (491-518), dopo essersi convertito al cristianesimo, fu diacono nella chiesa della Vergine, dove ebbe poi sepoltura. La sua morte deve essere posta non molto oltre la metà del sec. VI.

Secondo le fonti biografiche, R. avrebbe composto ca. un migliaio di canti, che è numero certamente iperbolico: nei manoscritti rimangono di lui ca. 85 canti (tra cui una ventina apocrifi), dei quali ancora manca una complessiva edizione critica.

A base delle fonti letterarie di R. stanno, ovviamente, il Vecchio e il Nuovo Testamento: ma egli attinse altresì al suo conterraneo s. Efrem, agli oratori cristiani greci e alle Vite dei Martiri.

R. è ritenuto quasi concordemente il maggior poeta cristiano bizantino. Egli riuscì, senza dubbio, a trarre dalla sua profonda religiosità una sincera ispirazione poetica, che si manifesta spesso in forma intimamente drammatica e non si lascia opprimere dalla macchinosa struttura del kontakion, ma si effonde ampia e potente in efficaci descrizioni, avvalendosi di una lingua nuova ed agile e viva, mirabilmente aderente al pensiero sempre chiaro. Egli, insomma, creò veramente una poesia nuova, nuova nella forma e negli spiriti, che interpretava i bisogni del suo tempo e, nel quadro della fastosa e appassionata liturgia bizantina, dava voce all'anelito delle folle adoranti; che, infine, ha avuto importanza decisiva nella evoluzione della poesia religiosa, non soltanto bizantina.

Ma, accanto a questi pregi, non si possono dimenticare il tono oratorio che appesantisce talvolta la poesia con disquisizioni e polemiche teologiche; una certa tendenza a cogliere e raffigurare, della stessa ispirazione religiosa, piuttosto gli aspetti esteriori, che non la religiosità intima; il barocchismo prezioso e pesante di molte immagini: e soprattutto, nel complesso della sua opera, una sensazione di monotonia, generata non dalla necessariamente monocorde ispirazione, ma piuttosto, si direbbe, dalla difficoltà di variare intimamente la sostanza del canto.

Bibliografia6 opere
BIBL.: Krumbacher, pp. 663-71; id., Studien zu Romanos, Monaco 1898; P. Maas, Die Chronologie der Hymnes des Romanos, in Byz. Zeit., 15 (1906), pp. 1-44; G. Cammelli, R. il M., Firenze 1930; E. Mioni, R. il M., saggio critico e dieci anni inediti, Torino 1937; R. Cantarella, Poeti bizantini, II, Milano 1948, p. 106 sgg.

Raffaele Cantarella

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Di Raffaele Cantarella

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 1310–1311.

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Pagina 781
vol. 10, coll. 1309–1310
Pagina 782
vol. 10, coll. 1311–1312

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Cantarella, Raffaele. “Romano Il Melòde.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 1310–1311. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/romano-il-melode.

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Cantarella, Raffaele. “Romano Il Melòde.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1310–1311. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/romano-il-melode.

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