ROMANO, GIUSEPPE. - Filosofo ed erudito gesuita, n. a Termini (Palermo) il 3 gennaio 1810, m. a Costantinopoli il 27 marzo 1878. Fu membro e segretario della R. Accademia di Palermo. Nella rivoluzione del 1848 si fece notare per l'opera e gli scritti patriottici. Nel 1860 dovette lasciare la Sicilia per la Spagna e Costantinopoli. Fu insignito per meriti scientifici della cittadinanza francese e spagnola.
Aderi dapprincipio a un eclettismo che voleva conciliare alla scolastica il Cousin (di cui gode la stima) e i suoi contemporanei. Ammiratore di Gioberti (da cui, insieme con l'amico Taparelli, ebbe elogi nei Prolegomeni al primato), contribuì a far trionfare l'ontologismo giobertiano in Sicilia. Egli non fu tuttavia un ontologista bensì uno scolastico che cerca di utilizzare anche Cartesio e Gioberti.
Oltre a interessanti monografie di numismatica comparse su La Civiltà Cattolica, e parecchi scritti inediti in materia, pubblicò Scienza dell'uomo interiore (2ª ed., Napoli 1874); Elementi di filosofia (Palermo 1853).