INNOCENZO IV, PAPA. - Sinibaldo Fieschi, nella fine del sec. XII dal conte di Lavagna, di famiglia genovese; studiò sotto la guida di uno zio paterno, che era vescovo di Parma, frequentò a Bologna le celebri scuole di diritto canonico e romano ascoltando maestri illustri, come Azone ed Accursio, e divenne egli stesso uno dei più rinomati canonisti del suo tempo (ebbe, fra l'altro, gran parte nella elaborazione della dottrina delle persone giuridiche); nel 1226 si trasferì a Roma ove ebbe incarichi in Curia e compì legazioni; il 23 sett. 1227 Gregorio IX, che lo conosceva da tempo, lo elevò al cardinalato assegnandolo al titolo presbiterale di S. Lorenzo in Lucina. Alla morte di Celestino IV (10 nov. 1241) seguì una vacanza di ben 18 mesi mentre la Chiesa era in condizioni gravissime per l'ostilità dell'imperatore Federico II; finalmente i pochi cardinali superstiti elessero all'unanimità il Fieschi (24 giugno 1243) che assume il nome di I.
Il nuovo Papa mostrò dapprima l'intenzione di svolgere trattative con il Sovrano, ma ben presto ogni intesa di venne impossibile perché entrambe le parti avevano troppe pretese; inoltre I. si sentì poco sicuro in Roma, e si portò a Genova e di qui a Lione, dove convocò un Concilio generale per il giugno 1245. Malgrado la difesa di Taddeo di Sessa, Federico venne solennemente sconosciuto per la seconda volta e deposto dal trono; seguì
GALLIA PVRPVRATA
Cardinalium qui hactenus exire, res praedita
est la continenta:
INNOCENZO V - INNOCENZO VI
Innocenzo V, papa, beato - Sigillo plumbeo d'I. V, trovato nella Valle di Thora sopra Sarre (Aosta), il 1° ag. 1897 - Aosta, Museo dell'Accademia di S. Anselmo.
penitenziere maggiore, accompagnò Gregorio X a Beaucaire (21 apr. 1275) e a Losanna (6 ott.).
Alla morte del Pontefice, avvenuta ad Arezzo il 10 genn. 1276, il card. Pietro, presente al Conclave, fu scelto come suo successore (21 genn.) e assunse il nome di I. V; poi il 22 febbr. a Roma fu intronizzato e incoronato. I pochi mesi del suo pontificato furono intensamente occupati dalla preparazione della Crociata, che difficoltà politiche resero irrealizzabile, dalla pacificazione di Genova con Carlo d'Angiò e la dalla cessazione delle ostilità tra Pisa ghibellina e la Lega guelfa toscana. I mesi di marzo e aprile furono particolarmente dedicati ai problemi orientali della Crociata e dell'Unione, sanzionati dal Concilio del 1274, che trattò con gli inviati di Michele VIII a Paleologo, Giorgio il Metochita, arcidiacono di Costanzi, inipoli, e l'intendente maggiore, Teodoro. Purtroppo nel corso di queste delicate trattative I. subì oltre misura l'influsso di Carlo d'Angiò e di Filippo di Courtenay, imperatore latino di Costantinopoli, come si rileva dal tono delle istruzioni date al generale dei Minori, Girolamo d'Ascoli, capo della missione che doveva concludere con il Paleologo le trattative in corso. La missione fu poi interrotta dalla morte del Pontefice. Le simpatie troppo evidenti di I. per Carlo d'Angiò, misero il Papa in serie difficoltà con l'elettore imperatore romano, Rodolfo di Asburgo. I si interessò anche del processo di canonizzazione di Margherita d'Ungheria. In quanto al suo atteggiamento ostile verso l'Ordine dei Serviti, è apparato che si tratta di una diceria a fondo leggendaria. Il suo culto fu confermato da Leone XIII il 14 marzo 1898. Festa il 22 giugno.
Opere. - Pietro di Tarantasia occupa un posto distinto fra gli scolastici del sec. XIII e i suoi scritti ebbero una notevole diffusione non solo nell'ambiente universitario, ma anche nei principali centri culturali europei, come si rileva dai ca. 280 manoscritti (secc. XIII-XVI; l'elenco è suscettibile di ulteriori arricchimenti), rinvenuti nelle biblioteche del continente, e dalla monumentale edizione del commento alle Sentenze del sec. XVII. Egli appartiene al periodo di transizione della scuola domenicana che dall'agostinismo a tinte neoplatoniche passò all'aristotelismo cristiano con i due grandi maestri, suoi contemporanei ed amici, s. Alberto Magno e s. Tommaso d'Aquino. Le opere di Pietro rappresentano il frutto del suo insegnamento universitario, ma purtroppo la loro analisi riesce ai più laboriosa perché la maggior parte di esse è tuttora manoscritta. Pietro è stato non solo un forbito compendiato, come si rileva principalmente dal commento alle Sentenze, ma un vero pensatore capace di sostenere le sue soluzioni con originalità e fermezza. La sua produzione scientifica comprende, come del resto quella dei grandi scolastici del sec. XIII, commenti alla Scrittura e alle Sentenze e questioni teologiche particolari dove si coglie la peculiarità del suo pensiero.
Appartengono al suo primo insegnamento: 1) In IV libros Sententiarum Commentaria, composto tra il 1257 e il 1259, ma pubblicato tra il 1259 e il 1264 (cf. ed. di T. Turco e Giov. Battista de Marinis, 4 voll. in-fol., Tolosa 1649-52). L'autore ha adoperato i commentari paralleli dei ss. Bonaventura e Tommaso; quest'ultimo ha dovuto analizzare l'opera per incarico di Giovanni di Vercelli cui indirizzò poi l'Explanatio dubiorum già ricordata. 2) La redazione A della postilla Dedi te in lucem gentium alle Epistole di s. Paolo, anteriore al 1264. Di questa postilla esiste una redazione B dovuta ad un anonimo, nel passato spesso attribuita al domenicano Nicola de Gorran e più volte stampata sotto questo nome (Colonia 1478, ecc.). Di particolare interesse teologico sono le «distintiones» e la «dubitationes» che interrompono il commento letterale.
Al secondo insegnamento si devono attribuire: 1) il Quodlibet contenente 37 questioni (cf. ed. P. Glorieux, in Recherches de théol. ancienne et médiévale, 9 [1937], pp. 237-80). La questione 36 sulla salvezza nello stato d'innocenza è stata confutata da s. Tommaso nel Quodlibet V, q. 5, a. 8). 2) Le questioni De lege et praeceptis (oltre 50), rivendicate definitivamente a Pietro. La prima questione sull'esistenza della Legge eterna è stata pubblicata integralmente (cf. ed. O. Lottin, in Ephemerides theologica Locanenses, 14 [1937], pp. 295-97). Le soluzioni date alle questioni di carattere dogmatico e morale vi trattate e nel Quodlibet permettono di cogliere gli aspetti più originali del pensiero del nostro autore. Di Pietro si hanno anche 13 prediche certamente autentiche. Le sue postille al Pentateuco e a S. Luca non sono ancora state ritrovate.