INNOCENZO V, PAPA, BEATO

INNOCENZO V, PAPA, beato. - Religioso domenicano, noto sotto il nome di Fr. Petrus de Tarantasia, n. nella Tarantasia propriamente detta (alta Valle dell'Isère e non già in Valle d'Aosta o nella piccola e sconosciuta Tarantasia lionese) ca. il 1224, m. a Roma il 22 giugno 1276.

Prese l'abito domenicano nel Convento di Lione ca. il 1240; nell'estate 1255 si recò allo Studio di Parigi e vi ottenne il grado di maestro in teologia. Come tale partecipò ai lavori (1 giugno 1259) della commissione extra-capitolare dei cinque maestri, fra i quali s. Alberto Magno e s. Tommaso d'Aquino, incaricati dal Capitolo generale di Valenciennes di preparare la ratio studiorum dell'Ordine. Occupò all'Università parigina la cattedra dei « Francesi » dal 1259 al 1264. Nel 1260 ebbe il titolo di predicatore generale. Subito dopo l'elezione del nuovo generale dell'Ordine, Giovanni di Vercelli (1264), 108 proposizioni estratte dai due primi libri del suo commento alle Sentenze di Pietro Lombardo furono denunciate al Generale, il quale dovette esimerlo dalla cattedra. I confratelli della provincia di Francia lo scelsero allora come loro provinciale (1264-67). Intanto s. Tommaso per incarico di Giovanni di Vercelli si pose ad esaminare l'anonimo libello di denuncia pronunciandosi nettamente a favore dell'accusato (cf. Explanatio dictorum de dictis cuiusdam a Patre Thoma, ed. degli opuscoli, III, Parigi 1927, p. 211 sgg.), ragione per cui il Capitolo generale di Bologna (1267) esonerò Pietro di Tarantasia dalla sua carica di provinciale per affidargli nuovamente la cattedra parigina, che tenne dal sett. 1267 al maggio 1269, quando fu rieletto provinciale della provincia di Francia. Per volere di Clemente IV, Pietro si occupò attivamente della predicazione della Crociata. Le ottime doti di amministratore, di cui il già brillante professore parigino dette prova, indussero Gregorio X, che lo conosceva personalmente, ad eleggerlo arcivescovo di Lione e primate delle Gallie (6 giugno 1272). La sede primaziale delle Gallie, cui erano annessi i diritti comitali, si trovava in un momento particolarmente critico, sia a causa della lunga vacanza (dal 1267 e praticamente dal 1245, perché il predecessore Filippo di Savoia non si era mai fatto consacrare) sia a causa delle mire annessionistiche di Filippo l'Ardito e delle lotte intestine che insanguinavano la città per il conseguimento di alcuni diritti comunali e per l'amministrazione della giustizia. L'eletto, al corrente delle necessità e difficoltà della diocesi lionese, doveva restaurare la disciplina del clero, rivendicare i diritti usurpati e pacificare gli animi. Già prima dell'ott. 1272, Pietro aveva preso possesso della sua sede, provocando le proteste del re Filippo l'Ardito; ma, chiarito il suo atteggiamento, il Re ritirò i suoi agenti da Lione, riconoscendo all'arcivescovo il pieno diritto all'amministrazione della giustizia, primo passo per ottenere la distensione degli animi. Intanto Gregorio X, con fine mossa politica, sceglieva Lione quale sede del Concilio generale che si doveva aprire il 1º maggio 1274 per trattare della Crociata e dell'Unione con la Chiesa greca, e creava l'arcivescovo cardinale vescovo di Ostia (28 maggio 1273). Pietro, consacrato tra il maggio e l'ag. 1273, continuò a tenere l'amministrazione della sede lionese fino alla vigilia del Concilio che egli preparò con cura e al quale prese poi parte molto attiva. Vi tenne infatti i discorsi d'apertura della terza e quarta sessione e l'elogio funebre di s. Bonaventura (7 giugno, 6 e 15 luglio 1274); il 16 luglio amministrò il Battesimo a tre membri della missione dell'Ilkhan di Persia, Abāqā; e si occupò dell'annosa questione degli Ordini mendicanti. Sul finire dell'anno si recò alla corte di Filippo l'Ardito, cui comunicò anche i progetti di Gregorio X per il matrimonio di un figlio del Re con Giovanna di Navarra. Eletto

Article illustration
(per cortesia di mons. A. P. Frutaz) INNOCENZO V, papa, beato - Sigillo plumbeo d'I. V, trovato nella Valle di Thora sopra Sarre (Aosta), il 1º ag. 1897 - Aosta, Museo dell'Accademia di S. Anselmo.
penitenziere maggiore, accompagnò Gregorio X a Beaucaire (21 apr. 1275) e a Losanna (6 ott.).

Alla morte del Pontefice, avvenuta ad Arezzo il 10 genn. 1276, il card. Pietro, presente al Conclave, fu scelto come suo successore (21 genn.) e assunse il nome di I. V; poi il 22 febbr. a Roma fu intronizzato e incoronato. I pochi mesi del suo pontificato furono intensamente occupati dalla preparazione della Crociata, che difficoltà politiche resero irrealizzabile, dalla pacificazione di Genova con Carlo d'Angiò e dalla cessazione delle ostilità tra Pisa ghibellina e la Lega guelfa toscana. I mesi di marzo e aprile furono particolarmente dedicati ai problemi orientali della Crociata e dell'Unione, sanzionati dal Concilio del 1274, che trattò con gli inviati di Michele VIII il Paleologo, Giorgio il Metochita, arcidiacono di Costantinopoli, e l'intendente maggiore, Teodoro. Purtroppo nel corso di queste delicate trattative I. subì oltre misura l'influsso di Carlo d'Angiò e di Filippo di Courtenay, imperatore latino di Costantinopoli, come si rileva dal tono delle istruzioni date al generale dei Minori, Girolamo d'Ascoli, capo della missione che doveva concludere con il Paleologo le trattative in corso. La missione fu poi interrotta dalla morte del Pontefice. Le simpatie troppo evidenti di I. per Carlo d'Angiò, misero il Papa in serie difficoltà con l'eletto imperatore romano, Rodolfo di Asburgo. I. si interessò anche del processo di canonizzazione di Margherita d'Ungheria. In quanto al suo atteggiamento ostile verso l'Ordine dei Serviti, è appurato che si tratta di una diceria a fondo leggendario. Il suo culto fu confermato da Leone XIII il 14 marzo 1898. Festa il 22 giugno.

OPERE. - Pietro di Tarantasia occupa un posto distinto fra gli scolastici del sec. XIII e i suoi scritti ebbero una notevole diffusione non solo nell'ambiente universitario, ma anche nei principali centri culturali europei, come si rileva dai ca. 280 manoscritti (secc. XIII-XVI; l'elenco è suscettibile di ulteriori arricchimenti), rinvenuti nelle biblioteche del continente, e dalla monumentale edizione del commento alle Sentenze del sec. XVII. Egli appartiene al periodo di transizione della scuola domenicana che dall'agostinismo a tinte neoplatoniche passò all'aristotelismo cristiano con i due grandi maestri, suoi contemporanei ed amici, s. Alberto Magno e s. Tommaso d'Aquino. Le opere di Pietro rappresentano il frutto del suo insegnamento universitario, ma purtroppo la loro analisi riesce ai più laboriosa perché la maggior parte di esse è tuttora manoscritta. Pietro è stato non solo un forbito compendiatore, come si rileva principalmente dal commento alle Sentenze, ma un vero pensatore capace di sostenere le sue soluzioni con originalità e fermezza. La sua produzione scientifica comprende, come del resto quella dei grandi scolastici del sec. XIII, commenti alla Scrittura e alle Sentenze e questioni teologiche particolari dove si coglie la peculiarità del suo pensiero.

Appartengono al suo primo insegnamento: 1) In IV

libros Sententiarum Commentaria, composto tra il 1257 e il 1259, ma pubblicato tra il 1259 e il 1264 (cf. ed. di T. Turco e Giov. Battista de Marinis, 4 voll. in-fol., Tolosa 1649-52). L'autore ha adoperato i commentari paralleli dei ss. Bonaventura e Tommaso: quest'ultimo ha dovuto analizzare l'opera per incarico di Giovanni di Vercelli cui indirizzò poi l'Explanatio dubiorum già ricordata. 2) La redazione A della postilla Dedi te in lucem gentium alle Epistole di s. Paolo, anteriore al 1264. Di questa postilla esiste una redazione B dovuta ad un anonimo, nel passato spesso attribuita al domenicano Nicola de Gorran e più volte stampata sotto questo nome (Colonia 1478, ecc.). Di particolare interesse teologico sono le «distinctiones» e la «dubitationes» che interrompono il commento letterale.

Al secondo insegnamento si devono attribuire: 1) il Quodlibet contenente 37 questioni (cf. ed. P. Glorieux, in Recherches de théol. ancienne et médiévale, 9 [1937], pp. 237-80). La questione 36 sulla salvezza nello stato d'innocenza è stata confutata da s. Tommaso nel Quodlibet V, q. 5, a. 8). 2) Le questioni De lege et praeceptis (oltre 50), rivendicate definitivamente a Pietro. La prima questione sull'esistenza della Legge eterna è stata pubblicata integralmente (cf. ed. O. Lottin, in Ephemerides theologicae Lovanienses, 14 [1937], pp. 295-97). Le soluzioni date alle questioni di carattere dogmatico e morale ivi trattate e nel Quodlibet permettono di cogliere gli aspetti più originali del pensiero del nostro autore. Di Pietro si hanno anche 13 prediche certamente autentiche. Le sue postille al Pentateuco e a s. Luca non sono ancora state ritrovate.

BIBL.: Su I. si hanno ora due opere fondamentali che sostituiscono tutto ciò che è stato scritto su di lui in passato: Beatus Innocentius PP. V (Petrus de Tarantasia O. P.). Studia et documenta, Roma 1943 (la polemica sulla patria è studiata da A. P. Frutaz; gli scritti da H.-D. Simonin, lavoro fondamentale, e da I.-M. Vostè); M.-H. Laurent, Le bienheureux Innocent V (Pierre de Tarentaise) et son temps (Studi e Testi, 129). Città del Vaticano 1947 (biografia definitiva, ricca di erudizione, con il regesto degli atti di I.; in appendice L.-B. Gillon vi studia nuovamente gli scritti e C. Giannelli vi pubblica la relazione del Metochita). Si veda inoltre: K. Renner, Die Christologie des Petrus von Tarantasia, Roma 1941; M. Grabmann, Handschriftliche Mitteilungen über Abbreviationen des Sentenzenkommentares des s. Papstes Innocenz V., in Divus Thomas Friberg., 24 (1946), pp. 109-12; I. Tomko, De inhabitatione Spiritus Sanctis in anima iust sec. b. Petrum de Tarantasia, 1950 (tesi inedita dell'Ateneo Lateranense). A. Pietro Frutaz
Cite this article

“INNOCENZO V, PAPA, BEATO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 33. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/innocenzo-v-papa-beato.