
INNOCENZO VII – INNOCENZO VIII
aveva esercitato le funzioni di index maior nel siniscalcato di Tolosa, prima di salire alle sedi vescovili di Noyon, di Clermont e di Ostia, e prima di ottenere la carica di gran penitenziere.
I. si deve annoverare tra i papi riformatori; si affrettò (6 luglio 1353) a dichiarare nulla la capitolazione sottoscritta, durante il Conclave, dai membri del S. Collegio, come attentataria alla pienezza del potere che Cristo aveva conferito a Pietro (cost. Sollecitudo pastoralis, in Bullarium Romanum, ed. Ch. Coquelin, III, II, Roma 1741, pp. 316-18). Inoltre attese a che il clero osservasse la residenza, neppure gli abusi che si erano introdotti in alcuni Ordini religiosi e impose a questi ultimi nuove Regole. Con energia, anche se invano, difese i diritti del matrimonio che Pietro il Crudele, re di Castiglia, aveva violato. Se non protestò contro la pubblicazione della «bolla d'oro» (14 gen. 1356) che istituiva un regime nuovo per la elezione del re dei Romani (passando sotto silenzio le pretese della S. Sede ad approvare e a confermare tale elezione e a sostituire l'autorità imperiale in Italia durante la vacanza dell'Impero) fu senza dubbio perché il famoso editore staccava la penisola da questo stesso Impero e di conseguenza favoriva la sua politica personale olt'Alpi.
I. si proponeva infatti di riconquistare gli Stati della Chiesa. Ebbe il merito di scoprire un uomo di genio nel card. Egidio Albornoz, che seppe ridurre all'obbedienza il prefetto di Roma, Giovanni di Vico, i baroni del Patri-monio di S. Pietro, della Marca d'Ancona e della Romagna, e riuscì a strappare Bologna alle mani di Bernabò Visconti.
Le preoccupazioni creatigli dalla guerra dei Cento anni e gli scacchi diplomatici che dovette subire, minarono la sua malferma salute. M. il 12 sett. 1362; fu sepolto nella chiesa della certosa di Villeneuve-les-Avignon, da lui fondata.