«IN PARTIBUS INFIDELIUM». — Fino al 1882 furono chiamati «episcopi i. p. i.» o semplicemente «in partibus» quei vescovi, debitamente nominati e consacrati, ai quali però il papa non dava a reggere un definito gruppo di fedeli, viventi in un determinato territorio (diocesi), ma assegnava, quale titolo episcopale, una di quelle antiche sedi vescovili del vicino Oriente, distrutte per l'invasione ottomana, in cui essi non potevano risiedere. Vescovi perciò con potere d'ordine e non di giurisdizione.
L'origine di una tale denominazione risale alla fine del sec. XIII o al principio del sec. XIV è può considerarsi come definitivamente ammessa nel secolo successivo. Fu, infatti, in seguito alle Crociate ed alla costituzione di un impero latino a Costantinopoli (1204 d. C.), che si serero, accanto a Chiese di rito orientale, molte sedi ve

INSBRUCK - Interno della Hofkirche (1553-63). Al centro il grandioso cenotafio di Massimiliano I e ai lati le statue dei suoi avi leggendari e reali.
scovili latine, per la cura spirituale dei cattolici latini nelle terre d'Oriente, occupate da principi occidentali o sottoposte alla loro influenza: Asia Minore, Egitto, Palestina, Isole dell'Egeo e Penisola balcanica. Qualche secolo dopo i musulmani, essendo riusciti a riconquistare i territori perduti, abolirono e distrussero l'ordinamento civile ed ecclesiastico instaurato dai Crociati e i vescovi cessarono di fatto di esistere. I vescovi latini profughi s'adattarono a prestare servizio e ad aiutare i confratelli delle regioni immuni dal dominio turco, che li avevano ospitati. Bisogna tuttavia notare che la soppressione forzata di molte diocesi latine del Levante non ne interruppe la continuità della successione gerarchica (non tutte furono travolte simultaneamente: quelle nei domini veneti durarono più a lungo). Al venir meno dei pastori che le avevano governate si nominarono, e non sempre nelle forme regolari, altri che, ereditandone il mero titolo, ricevevano la pienezza del sacerdozio. La S. Sede intervenne presto a riservarsi le provviste di queste sedi nominali, la cui apposizione generica, durante parecchi secoli, fu «i. p. i.».
Più tardi, per il declino dell'Impero turco, il territorio di molte di queste sedi ritornò ad essere abitato in maggioranza da popolazioni cristiane di rito orientale, staccate dalla Chiesa cattolica, ma non infedeli nel senso che si dà alla parola. L'appellativo quindi di sedi «i. p. i.» non era in parecchi casi più appropriato.
Perciò Leone XIII, a mezzo di un decreto della S. Congregazione di Propaganda Fide, in data marzo 1852 (Collectanea Sacrae Congregationis de Propaganda Fide, II, Roma 1907, n. 1565, p. 157), aboliva la formula «episcopi i. p. i.» e stabiliva che fosse sostituita con quella di «vescovi titolari», per
distinguerli dai vescovi residenziali. I vescovi titolari godono, salvo poche eccezioni, dei privilegi e degli onori dei vescovi residenziali (can. 439 § 1).