ALESSANDRO III, PAPA. - Rolando Bandinelli, di modestissima origine, n. a Siena sul principio del sec. XII, si rese celebre a Bologna per il suo insegnamento giuridico. Di là passato al servizio della Curia, fu creato cardinale di S. Marco ed assistette Adriano IV nelle controversie a proposito dell'impero. Era cancelliere quando nel 1157 alla dieta di Besançon, quale legato papale, incorse nell'ira di Federico Barbarossa e degli imperialisti per la sua dottrina a proposito dei rapporti della Chiesa con l'Impero. Morto Adriano IV il 1° sett. 1159, scoppiarono di nuovo a Roma le turbolenze dei due partiti opposti che il defunto Papa era riuscito a raffinare. Il 7 sett. i cardinali, a grande maggioranza, raccolsero i loro voti sul Bandinelli che prese il nome di A. III. I cardinali dissidenti che favorivano il partito imperiale, appoggiati da una parte del clero inferiore e del popolo, proclamarono eletto il cardinale di S. Cecilia, Ottaviano di Monticelli, di potente famiglia romana, che prese il nome di Vittore IV. A. con i suoi si trovò costretto a cercar rifugio in una torre presso S. Pietro, e poi in Trastevere; quindi con l'aiuto di Ottone Frangipane lasciò Roma, e si rifugiò a Ninfa (sotto Vellerti) dove fu consacrato; di là passò a Terracina dove il 27 sett. scomunicò il suo avversario. Vittore fu invece consacrato a Farfa il 4 ott. Poiché in quel momento Federico Barbarossa si trovava in Italia, doveva, quale imperatore, prendere posizione, ma ad A. egli era avverso, mentre Vittore era uomo del suo partito; in ogni modo, deferì la soluzione ad un concilio da tedeschi a Pavia, dov'egli stesso si trovava, il 13 genn. 1160 ed invitò i due avversari a presentarsi. Ma già faceva nella lettera conoscere il suo pensiero, dando ad A. il nome di Rolando cancelliere, mentre chiamava Ottaviano Vittore IV. Il primo non comparve e protestò contro l'illegittimo procedere del Barbarossa, invece il secondo si portò a Pavia. Il Concilio si aprì il 5 febbr. con una cinquantina di prelati tedeschi ed italiani e, solo dopo lunghe discussioni, sotto la pressione imperiale, fu riconosciuto pontefice Vittore IV (11 febbr.). Però riconobbero pontefice A. quasi unanimemente l'Inghilterra, la Francia, la Spagna e buona parte dell'Italia. Così lo scisma era aperto. A. da Anagni, il 24 marzo, lanciò la scomunica contro il Barbarossa ed i principali fautori del suo avversario e rinnovò quella già lanciata contro quest'ultimo ed i suoi aderenti. I vittoriani si diedero gran da fare per allargare credito ed aderenti, tennero nuove adunanze a Cremona ed a Lodi e scomunicarono l'arcivescovo di Milano ed altri loro avversari.
A. riuscì a ritornare a Roma il 6 giugno, ma i suoi nemici non gli lasciarono pace, tanto più che la potenza imperiale si affermava nel Patrimonio; perciò sulle navi del re di Sicilia si portò a Genova (genn. 1167); ma poiché il Barbarossa con la presa di Milano s'era fatto assoluto padrone dell'Italia settentrionale, il 25 marzo si portò in Francia, dove nel maggio 1163 presiedette un grande concilio a Tours.
Morto Vittore IV a Lucca il 20 apr. 1164, gli fu dato colla successore il card. Guido di Crema, uno dei più convinti suoi aderenti, col nome di Pasquale

III; il Barbarossa approvò questa elezione ed in un Sinodo a Würzburg (maggio 1165) giurò che non avrebbe mai riconosciuto A. ma sostenuto Pasquale, e come lui giurarono molti principi e vescovi presenti, eccettuati i due arcivescovi di Magonza e Salisburgo ed il patriarca d'Aquileia. Intanto a Roma mutarono le sorti, tanto che A. lasciata la Francia, dopo aver toccata Messina e Salerno, vi entrò il 22 nov. 1165. M. il Barbarossa, profittando della morte di Guglielmo I di Sicilia (7 maggio 1166), inviò i suoi eserciti in Italia, scese poi egli stesso contro Roma (1167) e, vinta la resistenza di A. e dei suoi, aiutato dai Romani, si rese padrone della città, costringendo A. a fuggire travestito a Benevento, e si fece coronare di nuovo da Pasquale III in S. Pietro il 10 ag. 1167. Il trionfo durò poco, perché, penetrata la peste nel suo esercito, il Barbarossa fu costretto a lasciare Roma e riparare in Germania.
Sino dal 1164 alcune città venete, d'accordo con Venezia, s'erano unite in lega per difesa contro il potere imperiale; un'altra lega con lo stesso scopo costituirono nel dic. 1167 tredici città lombarde; tutte naturalmente stettero per A., anzi il 10 luglio 1168 lo riconobbero per loro capo; più che gli interessi materiali del momento favorivano tale unione l'interesse comune di liberarsi dal prepotere imperiale. Simbolo di questa concordia fu la nuova città che i collegati eressero per fronteggiare i feudatari piemontesi e che in onore del Papa fu chiamata Alessandria. A. non tornò a Roma; il Barbarossa, sceso in Italia nel 1174, tentò di espugnare Alessandria senza riuscirvi; il 21 maggio 1176 egli fu poi sconfitto a Legnano dai collegati, e sebbene avesse riconosciuto il nuovo antipapa Callisto III successore di Pasquale III nel 1168, risolse finalmente ad entrare in trattative con A. Sorpassate le prime mutue diffidenze, queste si svolsero a Venezia, dove giunse A. sulle navi siciliane e dove si portò il Barbarossa (1177); vi convennero vescovi, principi ed inviati delle città collegate. Il Barbarossa riconobbe finalmente A. come legittimo Papa e restituì alla Chiesa quanto aveva tolto; i vescovi spossessati riebbero le loro sedi; con i collegati fu negoziata una tregua di sei anni in preparazione alla pace che poi fu conclusa a Costanza. Il Barbarossa dopo questo solenne convegno ritornò in Germania; A. mosse verso Roma dove nel marzo 1179 tenne il Concilio ecumenico lateranense III al quale convennero più che 300 vescovi e molti rappresentanti, vi furono emanati 27 canoni disciplinari, fra i quali primo fu quello che impose la maggioranza dei due terzi dei votanti per la legittima elezione del Papa. Questi canoni furono quasi un solenne complemento della mirabile attività dimostrata da A. nel risolvere complicate questioni giuridiche che venivano portate al suo giudizio e furono poi incluse nelle Decretali. Particolare risonanza ebbe in quel tempo la parte presa da A. nelle controversie che Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, ebbe col suo re Enrico II per difendere la libertà ecclesiastica. Quand'egli cadde ucciso nel 1170, A. ne difese la memoria, costringendo il re a sconfessare l'operato degli uccisori, a giurare obbedienza alla Sede apostolica e ad abolire le leggi emanate contro la libertà ecclesiastica.
A. morì a Civita Castellana il 30 ag. 1181. Uno dei suoi tardi discendenti nel sec. XVII gli fece erigere un monumento commemorativo nella basilica Lateranense.
Pio Paschin
Scritti canonici e teologici. - Lo Stronza e le Sententiae sono le opere a cui si raccomanda la fama di A. come cultore delle scienze ecclesiastiche.
Lo Stronza, scoperto dal Maassen e pubblicato da F. Thaler sotto il titolo Die Summa magistri Roland, nachmals Papstes Alexander III (Innsbruck 1784), fu scritto molto probabilmente prima del 1148. Esso riassume e commenta il Decreto di Graziano, specialmente nella parte che riguarda il diritto matrimoniale, ed è, in questa materia, il primo libro metodico-didattico che si conosca. Grande è la sua importanza nella storia del diritto canonico, anche perché talune delle teorie che vi si trovano accolte furono dallo stesso autore, dopo la sua elevazione al soglio pontificio, autorevolmente emendate.
Le Sententiae, edite da P. Gietl (Die Sentenzen Roland, nachmals Papstes Alexander III, Friburgo in Br. 1891), vennero composte dopo il 1142 e costituiscono un notevole documento dell'influenza esercitata nel sec. XII dalla scuola di Abelardo (v.). È da osservare tuttavia che in alcune questioni di non secondario interesse - come quelle, ad es., sulla necessità della fede e del battesimo per la salvezza e sulla natura del peccato originale - l'autore si trova in aperto contrasto con le opinioni del suo maestro.