ALESSANDRO I, PAPA

ALESSANDRO I, papa, santo - Pittura abruzzese (fine sec. XIV) - Pentima.

con l'aiuto dei Normanni e di Beatrice di Toscana; ma Cadalo si affrettò ad inviare a Roma Benzone, vescovo di Alba, fanatico partigiano della corte germanica ed ostile perciò al movimento riformatore. Con il denaro riuscì ad installarsi sul Campidoglio e a trarre a sé parte dei Romani, aprendo la via a Cadalo che nel marzo 1062 riuscì ad impadronirsi con la forza della Basilica vaticana e della città leonina. A. però riuscì a mantenersi in Roma e la situazione nella città si fece assai critica. S'intromise Goffredo di Lorena, marito di Beatrice, e persuase i due avversari a ritornare nei loro vescovati, finché un concilio non avesse deciso sui loro diritti ed il re avesse manifestata la sua decisione. Anche in Germania gli animi erano divisi; ma s. Pier Damiani con un opuscolo prese le difese di quanto s'era deciso sotto Niccolò II e di quanto era avvenuto nell'elezione di A. Questi, nell'apr. 1063, ritornato a Roma, scomunicò in un concilio Cadalo e confermò i decreti di riforma promulgati nei concili precedenti. Cadalo a sua volta da Parma scomunicò A. accusandolo di non essere l'eletto dei Romani, ma dei Normanni, poi con un esercito scese contro Roma e s'istallò a Castel S. Angelo, rimanendovi tutto quell'anno. Questa volta fu s. Pier

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ALESSANDRO I, papa, santo - Dipinto di fra Diamante (fine sec. XV) - Cappella Sistina.
Damiani, d'accordo con Annone, arcivescovo di Colonia e reggente del regno, a proporre un concilio che fu tenuto a Mantova nella Pentecoste del 1064. A. intervenne e protestò che, nella sua elezione, non c'era stata simonia né imposizione dei Normanni, come pretendevano i seguaci di Cadalo. A. fu riconosciuto legittimo papa e Cadalo deposto. A nulla valse un assalto di questo a mano armata, respinto dalle truppe di Beatrice di Toscana signora della città. I più ardenti sostenitori di Cadalo e particolarmente Guiberto, divenuto arcivescovo di Ravenna, si piegarono e, per amore di pace, furono confermati nei loro uffici. Ritornato a Roma in quell'anno, A. dovette difendersi contro i Normanni, e mancandogli efficace difesa contro di loro, dovette scendere nel 1067 a trattative di pace e riprendere amichevole relazione con loro. Queste lotte non impedirono ad A. di condurre innanzi l'opera della riforma, sorretto in questo dall'energia di Ildebrando che Niccolò II aveva creato arcidiacono della Chiesa romana. Un'attività di legati attraverso tutta la cristianità latina rese presente anche nei paesi più lontani l'autorità pontificia. Nell'Italia settentrionale essa si fece sentire particolarmente a Milano, dove rifiutò di riconoscere il nuovo arcivescovo Goffredo; in Germania intervenne per regolare le discordie che scoppiavano in ogni parte fra gli alti prelati; favorì l'impresa di Guglielmo duca di Normandia nel conquistare l'Inghilterra (1066). La necessità di far osservare gli antichi canoni per instaurare la disciplina ecclesiastica favorì lo sviluppo delle collezioni canoniche e l'intervento epistolare del Pontefice. Alla sua morte, avvenuta a Roma il 21 apr.

1073, A. lasciava il pontificato romano ben preparato alle nuove lotte che lo aspettavano per la libertà ecclesiastica.

BIRL: I. M. Watterich, Pontificum Romanorum Vitae, I, Lipsia 1862, p. 235 seg.; Hefele-Leclercq, IV, p. 1216 seg.; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat Pontifical, 3ᵉ ed., Parigi 1911, p. 403; G. Gay, I papi del sec. XI e la cristianità, trad. ital., Firenze 1928; P. Brezzi, Roma e l'Impero medioevale, Bologna 1947, p. 241 seg. Pio Paschini

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“ALESSANDRO I, PAPA.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 484. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/alessandro-i-papa.