DE ROSSI, GIOVANNI BATTISTA

DE ROSSI, GIOVANNI BATTISTA. - Archeologo, fondatore della scienza dell'archeologia cristiana, n. a Roma il 22 febbr. 1822, m. nel palazzo pontificio, a Castelgandolfo il 20 sett. 1894. Ultimati gli studi umanistici e filosofici al collegio Romano, passò alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma, dove, nel 1843, ottenne la laurea «ad honorem in utroque iure»; ma era indicibilmente attratto verso gli studi archeologici tanto da dichiarare egli stesso «la Roma sotterranea del Bosio mi era sempre più gradita che il Decreto di Graziano o il Corpus Iustinianum» (P. M. Baumgarten, 2a ed., Roma 1892, p. 10). Già l'anno precedente, il 20 luglio 1842, il P. G. MARCIA (v.) lo aveva sorpreso intento a trascrivere le iscrizioni cristiane nella cripta di S. Prassede e il card. A. MAGI (v.) nella galleria Lapidaria in Vaticano, mentre trascriveva iscrizioni greche. Per mezzo di questi due dotti si aprirono al giovane romano le porte delle catacombe romane e quelle della biblioteca Vaticana: egli divenne il collaboratore e l'amico devoto del primo, e dal secondo ebbe la nomina a scrittore della biblioteca Vaticana.

Le prime esplorazioni archeologiche da lui diligentemente seguite furono quelle del cimitero a sinistra della via Appia allora detto di S. Sisto, che poi riconobbe per quello di Pretestato, tra il 1847 e il 1850.

Qui ebbe agio di fare le prime felici osservazioni sui nessi cronologici dei reperti: «chiara luce mi balenò quivi alla mente e quivi maturai il disegno della novella Roma sotterranea» (così egli stesso in Le cripte storiche del cimitero di Pretestato, in Bull. d'arch. crist., 2a serie, 3 [1872], pp. 63-64).

Infatti le antichità cristiane fino a quel tempo erano state coltivate in modo eclettico e spesso empirico; base era l'erudizione, non il metodo critico razionale, che solo il D. R. introdusse, cioè quello comparativo tra i documenti e i monumenti, poiché egli riconobbe «esser necessario interpretarsi sulla via segnata dal Bosio, e far quello che egli volle e non poté», cioè esplorare in base ai dati forniti dai documenti storici. La preparazione a questo metodo il D. R. la compì dietro la guida del Bosio e dei documenti storici e topografici riconosciuti dopo di lui. Nell'adunanza del 3 luglio 1852 della Pontificia accademia romana di archeologia egli espose l'identificazione degli antichi cimiteri cristiani di Roma in base alle indicazioni topografiche fornite dagli antichi calendari, dai martirologi, dagli altri libri liturgici e soprattutto dalle sillogi epigrafiche e dagli itinerari dei pellegrini. L'esattezza del suo metodo si dimostrò con la scoperta del sepolcro del papa Cornelio (m. nel 253), fatta in quel'area della via Appia dove egli tre anni prima aveva identificato nel sopratterra un frammento del suo epitaffio.

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(da M. Baumgarten, G. B. D. R., Roma 1892)

DE ROSSI, GIOVANNI BATTISTA. - Ritratto con firma autografa.

Ciò gli permise di riconoscere l'ubicazione esatta del vero e proprio cimitero di Callisto, la cui denominazione veniva fino allora estesa non solo a tutte le gallerie sotterranee dal «Quo vadis?» a S. Sebastiano e alla via Ardentina, ma soprattutto veniva esso riconosciuto nel cimitero in catacumbas, dove attraverso il medioevo si erano riunite tutte le memorie cristiane della via Appia. Seguì nel 1854 la scoperta della cripta dei papi del sec. III, del sepolcro di S. Cecilia; nel 1856 quella di S. Eusebio; nel 1863 in Pretestato; nel 1864 rinvenne l'ipogeo da lui ritratto dei Flavi in Domitilla; nel 1873 la basilica dei SS. Nereo, Achilleo e Petronilla; nel 1882 la cripta di S. Ippolito; nel 1883 quella di S. Felicita; nel 1888 l'ipogeo degli Acilii e nel 1890 la basilica di S. Silvestro in Priscilla.

Dal 1863 iniziò la pubblicazione del suo Bullettino di archeologia cristiana che per trenta anni continuò a redigere da solo fino alla morte (1894), per illustrare le scoperte avvenute non solo nei cimiteri cristiani di Roma, d'Italia e dell'estero, ma anche nelle basiliche cristiane e nel campo epigrafico, agiografico e artistico dei primi secoli del cristianesimo. Del suo Bullettino venne compiuta una traduzione francese prima dal Martigny e quindi dal Duchesne fino al 1883. Nel 1864 uscì il suo primo volume della Roma sotterranea pubblicata per ordine di Pio IX. Ivi egli ritesse la storia delle antichità cristiane dalle origini fino ai suoi tempi seguita dall'analisi degli antichi documenti topografici e dalla descrizione della prima parte del cimitero di Callisto che venne continuata nel secondo volume edito nel 1867 e nel terzo (1877) nel quale egli compì l'illustrazione del cimitero di Callisto e Generosa (v.) e riassunse la storia sull'origine, sviluppo, amministrazione degli antichi cimiteri cristiani di Roma, loro dipendenza dai titoli urbani fino all'epoca delle traslazioni delle reliquie dei martiri nell'interno della città. I tre volumi della Roma sotterranea del D. R. suscitarono

nei dotti una tale ammirazione che ben presto ne furono compilati compendi per l'opera di divulgazione. I primi furono J. Spencer Northcote e W. R. Brouwlow, The Roman Catacombs (Londra 1872); P. Allard, Rome souterraine. Résumé des découvertes de M. de Rossi dans les catacombes romaines et en particulier dans le cimetière de Calliste par F. Spencer Northcote et W. Brouwlow (Parigi 1872, 2 ed. ivi 1874); F. X. Kraus, Roma sotterranea, Die römischen Katahamben. Eine Darstellung der älteren und neusten Forschungen mit Zugrundelagung des Werkes von 7. Spencer Northcote und W. R. Brouwlow (Friburgo in Br. 1874).

L'importanza degli studi e delle scoperte del D. R. nel campo della topografia cimiteriale non è inferiore a quella nell'àmbito della topografia romana e dell'epigrafia classica e cristiana.

Nella topografia romana il primo studio del D. R. è dell'anno 1858: Le stazioni delle sette coorti dei Vigili (in Annali dell'Istituto di corrispondenza archeologien, 1858); nello stesso anno additò il luogo dove poi G. Hansen rinvenne tanti avanzi degli «Atti degli Arvali». L'opera sua più notevole in questo campo è quella sulle Piante iconografiche e prospettiche di Roma anteriori al secolo decimo. sesto (Roma 1879). E una storia monumentale della città dalle origini fino all'età di Augusto e d'Aureliano, seguito dallo studio delle piante urbane, da quella dipinta nel portico di Polla in Campo Marzio alla «forma Urbis» Seve riana; dalle schematiche piante medievali alla prospettiva di Mantova del sec. xv. Nel 1882 offre negli Studi e documenti di storia e diritto le Note di topografia romana raccolte dalla bocca di Pomponio Leto e il testo pomponiano della Notitia regionum Urbis Romae; nel 1884 le Note di ruderi e monumenti antichi per la pianta di G. B. Nulli conservata nell'Archivio Vaticano (ibid.). Illustro in seguito la pianta di Roma dipinta da Cimabue in Assisi (Bull. dell'Istituto, 1887), Un disegno del Foro Romano tra le raccolte dell'Escoriale (ibid., 1888), Il panorama circolare di Roma delineato nel 1534 da Martino Hemskeerch, pittore olandese (Bullett. della commiss. archeol. commn. di Roma, 1891); dal 1886 al 1890 pubblicò insieme con G. Gatti nello stesso periodico una Miscellanea di notizie bibliografiche e critiche per la topografia e la storia dei monumenti di Roma.

Teodoro Mommsen nella prefazione al III tomo del Corpus inscriptionum latinarum (Berlino 1873, p. vi) afferma che senza l'aiuto del D. R. «Italiae lumen» la raccolta delle iscrizioni latine avrebbe dovuto trascurare i manoscritti, come era stato costretto egli stesso a limitarsi per le iscrizioni del Regno di Napoli, mentre il D. R. aveva aperto la via alla conoscenza dei manoscritti non solo della biblioteca Vaticana e delle altre biblioteche della città di Roma, ma delle biblioteche d'Italia e di tutte le altre nazioni. Con una lettera in latino del 22 genn. 1854 l'Accademia di Berlino lo aveva invitato ufficialmente a collaborare al Corpus inscriptionum latinarum e dichiarava solennemente di riservare al D. R. stesso il compito della pubblicazione delle iscrizioni cristiane di Roma. Dal 1854 al 1858 infatti nei Monatsberichte der K. Akademie der Wissenschaften zu Berlin si trovano i resoconti periodici delle indagini compiute dal D. R. in tutte le biblioteche, per i manoscritti epigrafici. Nell'epigrafia classica G. B. D. R. aveva esordito con l'« Iscrizione onoraria di Nicomaco Flaviano" (in Annali dell'Istituto di corrip. archeol., 1849, pp. 283-363).

Dall' Académie des Inscriptions et Belles Lettres ebbe insieme con altri l'incarico di curare la pubblicazione delle opere di B. Borghesi (Oeuvres complètes de Bartolomeo Borghesi par les ordres et aux frais de S. M. l'Empereur Napoléon III, poi sous les auspices de M. le Ministre de l'instruction publique, Parigi 1862-97).

Fin da giovane il D. R. iniziò la sua opera di raccolta delle antiche iscrizioni cristiane. Un primo saggio venne da lui offerto nella Pontificia accademia romana di archeologia il 3 apr. 1851 con la sua dissertazione della raccolta delle iscrizioni cristiane di Roma dei primi sei secoli, pubblicata postuma a cura di G. Gatti (v.) nell'ultimo fascicolo del Bull. d'arch. crist. (1894, pp. 151-73). Egli insisteva in modo speciale sull'utilità dal metodo
geografico. Nel 1855 nello Spicilegium Solesmense (III, Parigi 1855, pp. 544-77), trattò « de christianis monumentis lybúx exhibentibus» e nel IV vol. dello stesso Spicilegium scrisse "de christianis titulis Carthaginiensibus" (Parigi 1858, pp. 505-58). Nel 1861 apparve il primo volume delle sue Inscriptiones chrétienne urbis Romine septimo speculo antiquiures: l'opera si apre con la storia degli studi epigrafici dal medioevo ai suoi giorni. Segue un trattato sulle note cronologiche, le leggi e le formule delle date consolari, i fasti dei consoli, i diversi cicli solari e lunari.

Del sccondo volume delle sue Inscriptiones Christianae il D. R. pubblicò nel 1888 la prima parte; nel proemio è tracciata per la prima volta la storia dell'epigrafia cristiana metrica e ritmica e comprende l'edizione delle antiche sillogi epigrafiche fino alle antologie caroline. Al p. Marchi e al D. R. il papa Pio IX affidò il compito di ordinare il Pontificio Museo Lateranense; il primo vi riunì i più cospicui sarcofagi cristiani sparsi in vari luoghi della città e il D. R. classificò in modo mirabile le antiche iscrizioni cristiane, dividendole in due classi principali, le sacre e le sepolcrali. Il D. R. espose nel Triglice omaggio a Pio IX e in una speciale articola del suo Bull. d'arch. crist. (1877), il criterio da lui seguito nella classificazione.

Dell'opera compiuta dal D. R. quale scrittore della Biblioteca Vaticana testimoniano i cinque volumi di descrizione e classificazione di codici, l'ordinamento delle schede di Gaetano Marini e del card. Angelo Mai. Al primo volume dal catalogo dei codici Palatini (1886) è premesso il suo trattato: De origine, historio, indicibus scrinil et bibliothecae Sedis Apostolicae.

Nell'omaggio giubitare della Biblioteca Vaticana a S. S. Leone XIII (1888) egli illustrò La Bibbia offerta da Ceolfrido Abbate al sepolcro di S. Pietro, codice antichissimo tra i superstiti dalle biblioteche della Sede Apostolica. A questo genere di studi appartengono anche i suoi scritti sulla Biblia pauperum e le sue origini antichissime (Bull. arch. crist. 1887, pp. 56-59) e sulla Biblia pauperum del Liceo di Castanzo (ibid.). Il D. R. si occupò anche del medioevo con studi su Stefano Porcari, sugli statuti di Anticoli, sulla raccolta di iscrizioni romane relative ad artisti ed alle loro opere nel medioevo compilato alla fine del sec. xVI (Bull. di arch crist., 5° serie, I [1890], pp. 79-100). Un'altra opera del D. R. è quella sui Musaici cristiani e saggi di pavimenti delle chiese di Roma anteriori al sec. XV (Roma 1872-96, ultimata da E. Stevenson), con doplice testo italiano e francese. In collaborazione con L. Duchesne pubblicò il Martyrologium Hierosymianum ad fidem codicum, adiectis prolegomenis negli Acta SS. Novembris, II, 1, Bruxelles 1894). G. B. D. R. collaborò anche nei più accreditati periodici italiani e stranieri. Un elenco di tutti i suoi scritti fu compilato da G. Gatti nell' Album a lui offerto nel 1892 e aggiornato nell'ultimo fascicolo del Bull. d'arch. crist. del 1894. Il suo cospicuo schedario occupa 31 volumi (codd. Pat. Int. 10512-43, descritti da M. Vattasso e E. Carusi, Roma 1920). G. B. D. R. fu dal 1884 presidente della Società dei cultori di archeologia cristiana; presidente della Pontificia accademia romana di archeologia, segretario della Pontificia commissione di archeologia sacra, "magister» del «Collegium cultorum martyrum», prefetto del Museo Sacro della Biblioteca Vaticana.

Uomo di vita integerrima, di profonda paria, alieno dalla politica, fu carissimo ai pontefici Pio IX e Leone XIII che lo definì «Urbis decor». Dotti e istituti scientifici di ogni nazione lo anorarono specie nelle ricorrenze del 60° e dal 70° suo anno di vita. Il papa Pio XI ne commemorb solennemente il centenario della nascita. Il sommo dei suoi desideri: «Io vagheggio un orbe cristiano illustrato con i monumenti dei primi sei o sette secoli» (Roma sot. terranea, I, p. 82), fu confidato dal papa Pio XI quale meta ideale del suo Pontificio istituto di archeologia cristiana.

Bull., P. M. Baumgarten, G. B. D. R., versione delle lingue tedesce per G. Bonaventa, Roma 1882, 2° ed. ivi 1892; O. Matuechi, G. B. D. R., Cenni biografici, ivi 1903; G. Ferresto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Città del Vaticano 1942, pp. 318-42. Enrico Josi