DEXTERARUM IUNCTIO

DEXTERARUM IUNCTIO. - L'atto solenne della celebrazione del matrimonio culminava per i Romani nella stretta della mano destra dei coniugi, i quali esprimevano così simbolicamente la volontà d'essere marito e moglie e di voler condurre vita in comune. Questo gesto, denominato con l'espressione d. i. o coniunctio manuum, trovasi rappresentato nell'arte paleocristiana varie volte sui sarcofagi, più raramente sui fondi di vetri dorati e su altri piccoli oggetti: manca nelle pitture e nei musaici, qualora si prescinda dalla scena biblica di uno dei riquadri musivi della basilica romana di S. Maria Maggiore rappresentante le nozze di Mosè con Sefora.

Questa scena fu dagli artisti cristiani completamente ripresa dall'arte classica, tanto che nelle prime rappresentazioni cristiane, come, p. es., si vede su due sarcofagi d'età tardo-tetrarchica, uno della chiesa di S. Salvatore a Vescovo ed uno rinvenuto non lungi da porta Salaria (ora nel museo del Camposanto Teutonico), ornati ambedue con la figura del Buon Pastore agli angoli, appare in mezzo ai due sposi l'immagine di Iuno Pronuba, la dea cui era affidata la tutela delle nozze. La stessa figurazione trovasi in un piccolo frammento di sarcofago dell'inizio del sec. IV, murato nella facciata di villa Doria-Pamphil, a Roma, il quale è particolarmente prezioso perché il personaggio rappresentato a fianco di alcune scene tratte dal Nuovo Testamento si qualifica come un console per mezzo dello scettro nella sinistra, rappresentazione quindi, sotto questo aspetto, unica nella scultura funeraria paleocristiana.

Nell'atto della d. i. gli sposi appaiono sempre in tutta la persona e in piedi; l'unica eccezione è quella del sarcofago di Catervio e Severina della cattedrale di Tolentino, dove i coniugi, fra le cui teste la mano divina tende una corona, sono raffigurati a metà busto e dentro un clipeo. Qui, come in molti altri casi, lo sposo stringe nella sinistra un volumen arrotolato. Trattandosi di scene nuziali è più che probabile che questo volumen stia a rappresentare le tabulae nuptiales ed il libellus su cui veniva steso il contratto matrimoniale e su cui si faceva menzione dell'entità della dote portata dalla sposa e che era generalmente destinata ad onera matrimonii sustinendo.

Secondo quanto ritiene il Wilpert, è forse rappresentato un notarius in una scena di d. i. scolpita nel fianco di un grande sarcofago della cattedrale di Mantova: vi si vede infatti un personaggio vestito di tunica e penula che tiene nelle mani un dittico ed uno stilo.

La scena della d. i. appare alla fine del sec. IV su due fondi di vetri dorati, uno già facente parte della collezione cristiana del museo Kircheriano ed un altro ora nel museo Sacro della biblioteca Vaticana; alla metà del sec. V si incontra sul rovescio d'una moneta d'oro emessa dalla zecca di Costantinopoli (ora nel museo di Glasgow), rappresentante le nozze dell'imperatore Marciano con Pulcheria.

BIBL.: O. Pelka, Altchristliche Ehedenkmäler, Strasburgo 1901, passim; M. Borda, Lares. La vita familiare romana nei documenti archeologici e letterari, Città del Vaticano 1947, p. 67 sgg.; H. Leclercq, Mariage, in DACL, X, s. col. 1895 sgg. e per la d. i. sul musaico di S. Maria Maggiore: Wilpert, Mosaiken, tav. 17; sul sarcofago di Vescovo, del Camposanto Teutonico, del frammento di villa Doria Pamphil, di Tolentino, di Mantova, cf. id., Sarcofagi, tavv. 70, 2; 70, 3; 86, 1; 94, 1; 74, 5. Per i vetri dorati: R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro trovati nei cimiteri cristiani di Roma, Roma 1864, tav. 26, 11 (museo Kircheriano); tav. 26, 12 (museo Sacro della biblioteca Vaticana). Per la moneta di Marciano cf. K. Kaufmann, Handbuch der christlichen Archäologie, 3ª ed., Paderborn 1922, fig. 326, n. 20. Giuseppe Bovini
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“DEXTERARUM IUNCTIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 881. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dexterarum-iunctio.