STEFANO VI (VII), PAPA

**STEFANO VI** (VII), PAPA. - Romano, vescovo di Anagni. Eletto papa (maggio 896) contrariamente alle regole della disciplina ecclesiastica allora vigente,

O N E, incepe l'agonia St. Pauli, 3:
a ramo quorum ex uno duce praemuniri
definiti et defendentur, atque lumini,
per omnium, qui non perinde eos confirmat
ut fieri, sub igni, praeterea, et,
deinde, adiunxit, putabatur, quia, si fuma
lacum, deinde, ut, in eius, incendi, fuit,
in eius, in eius,

riamente s'assoggetto ai comandamenti della religione, alle leggi ed agli insegnamenti della Chiesa. Nell'organizzazione del Regno si orientò sugli esempi occidentali, specialmente quello del Regno carolingio, ma non l'imitò servilmente: le istituzioni trapiantate dall'Occidente in Ungheria ebbero un carattere proprio. I due fondamentali aspetti dello Stato di S.: il sistema di governo centralizzato nella mano del re e il fondamento patrimoniale dello Stato, corrispondono alla tradizione ungherese. S. fu anche uno dei più grandi e forti rinnovatori della storia ungherese. Trasformò il suo popolo sia dal punto di vista politico che sociale e religioso. Seppe tuttavia conservare tutto ciò che era prezioso e conciliabile con la religione cristiana. Ciascun popolo vive secondo le proprie leggi, dice S. nell'introduzione della raccolta delle sue leggi, e ammonì anche il figlio nelle Admonitiones che ogni popolo deve avere la libertà di poter vivere secondo le proprie leggi.

S. organizzò non solo lo Stato ma anche la Chiesa in Ungheria per la cui suprema direzione fondò due arcivescovi (Esztergom e Kalocsa) e 8 vescovi (Veszprém, Pécs, Csanád, Vác, Győr, Eger, Nagyvárad, Gyulafehérvár). La sua nomina a legato pontificio è però una leggenda, creata nel sec. XII, quando, dopo le riforme gregoriane, i poteri esercitati da S. nell'organizzare la Chiesa e nominare i vescovi non si potevano più concepire che in base ad una autorizzazione speciale del Papa. All'epoca di S. lo Stato e la Chiesa non erano ancora separati e ambedue dipendevano unicamente dal re. Da ciò però non derivò la sottomissione degli interessi della Chiesa a quelli politici. Lo Stato terreno di S. non sopprimeva, ma aiutava e difendeva la Chiesa e aveva l'alta missione di educare e preparare i sudditi ad ottenere la felicità eterna.

Nessun altro influì tanto come lui e così favorevolmente sulla storia dell'Ungheria. Il popolo ungherese durante i secoli lo riguardò non solo come il fondatore dello Stato, ma anche come una guida dalla quale trarre sempre insegnamenti ed esempi, forza e aiuto per resistere nei tempi tristi. L'importanza del Regno di S. però oltrepassò la frontiera ungherese. Il bacino danubiano che prima era l'ultima tappa dei popoli nomadi, donde meglio si poteva attaccare l'Occidente, grazie alla sua opera divenne una barriera per la difesa dell'Occidente. S., tanto conscio dell'individualità di ciascun popolo, era consapevole anche dell'unità dell'Europa e del mondo cristiano. Egli edificò chiese non solo in Ungheria, ma anche a Roma e a Bisanzio. Volle che l'Ungheria fosse intermediaria tra l'Occidente e l'Oriente. Favorì molto i pellegrini occidentali nel loro viaggio alla Terra Santa, onde meritò non solo il riconoscimento degli stessi pellegrini, ma anche quello del grande abate di Cluny, Odilone. Nel 1030 vinse l'esercito dell'imperatore Corrado II che invadeva l'Ungheria. S. morì nel 1038 e fu canonizzato nel 1083 insieme con il figlio Emmerico ed il suo maggior collaboratore Gherardo. Nel Martiriolo- gio romano è commemorato il 15 ag., però la festa ricorre il 2 sett.

BIBL.: P. Váczy, Die erste Epoche des ungur. Königtuums, Pécs 1935; Emlékhóny Szent István király haldának 900 évfordulójára (Miscell. nel 900 anniversario della morte di S. S.), 3 voll., Budapest 1938; G. Bónis, Szent István törvényének önal- lósága (L'indipendenza della legge di S. S.), in Századok, 72 (1938), pp. 433-87; G. Schreiber, Stephan I., der hl. König von Ungarn, Paderborn 1938; A. F. Gombós, St-Etienne dans l'historien. européenne du moyen âge (Ostmitteleur. Bibl., 12), Budapest 1938; B. Hóman, Gesch. des Ungar. Mittellat., I, Berlin 1940; id., König Stephan I., der Heilige, Breslavia 1941; J. Décr, L'évolution. dell'idea dello Stato ungherese, Roma 1941; id., Die Entstehung des ungur. Königtuums (Ostmitteleur. Bibl., 38), Budapest 1942; J. Balogh, Ratio et Mos. in Arch. Philolog., 67 (1943), pp. 273-336; Martyr. Romanum, pp. 340-41. Lajos Pásztor